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Palermo, morta a quattro anni per sospetta difterite: i genitori indagati per omicidio colposo

Una bambina di quattro anni è morta nella notte tra il 19 e il 20 agosto all'ospedale dei Bambini Di Cristina di Palermo. La causa, in attesa della conferma definitiva dell'Istituto superiore di sanità, sarebbe la difterite: una malattia che in Italia, secondo la ricostruzione del Post, non uccideva dal 1996 e per la quale la vaccinazione è obbligatoria dal 1939. La bambina non era vaccinata. La procura di Palermo ha iscritto i genitori nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio colposo per omissione: secondo gli inquirenti, avrebbero scelto di non vaccinare la figlia perché convinti che il vaccino potesse provocare l'autismo, una tesi screditata dalla comunità scientifica da decenni.

Palermo, morta a quattro anni per sospetta difterite: i genitori indagati per omicidio colposo

 La vicenda

La ricostruzione emersa dalle cronache di questi giorni indica che i primi sintomi sarebbero comparsi giovedì 13 agosto. Dopo un accesso al pronto soccorso dell'ospedale Cervello, dove inizialmente si sarebbe pensato a una tonsillite, la bambina era stata dimessa. Due giorni dopo la febbre restava alta nonostante i farmaci, e sarebbe stata la pediatra di base, insospettita dai sintomi, a sollecitare con forza il ricovero. Al secondo accesso in ospedale le condizioni erano già molto gravi: la piccola è stata intubata per insufficienza respiratoria e trasferita in ambulanza nella terapia intensiva pediatrica del Di Cristina. Nei giorni successivi i medici hanno tentato ogni strada: il trasferimento in cardiochirurgia, il collegamento all'Ecmo, la macchina per la circolazione extracorporea utilizzata quando cuore e polmoni non riescono più a garantire da soli le funzioni vitali, e l'emodialisi, nel tentativo di eliminare dal sangue la tossina prodotta dal batterio. Non è bastato: la morte è sopraggiunta per insufficienza multiorgano. "Abbiamo fatto di tutto per salvarla dal momento in cui l'abbiamo presa in carico", ha detto all'ANSA il direttore sanitario dell'ospedale Civico, Domenico Cipolla. I test di prima linea avrebbero confermato la difterite, e tutti i medici, gli infermieri e gli operatori entrati in contatto con la bambina sono stati sottoposti a profilassi antibiotica.


 Il cuginetto vaccinato

C'è un secondo bambino in questa storia, ed è forse il dato che più di ogni altro fotografa la posta in gioco. Un cuginetto della piccola, anche lui di quattro anni, è ricoverato con gli stessi sintomi ma non è in condizioni gravi: secondo quanto riferito dalle cronache, aveva completato il primo ciclo vaccinale. Due bambini della stessa età, esposti allo stesso batterio, con lo stesso quadro sintomatologico iniziale. Uno vaccinato, uno no. La differenza tra i due decorsi clinici, se confermata dagli accertamenti in corso, direbbe della vaccinazione antidifterica più di qualunque statistica.


Che cos'è la difterite

La difterite è una malattia infettiva causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae, che produce una tossina capace di danneggiare organi e tessuti. Nella forma respiratoria classica, il batterio provoca la formazione di membrane che possono ostruire le vie aeree fino al soffocamento, mentre la tossina in circolo può colpire il cuore, i reni e il sistema nervoso. Prima dell'introduzione della vaccinazione di massa era una delle principali cause di morte infantile in Europa. In Italia il vaccino è obbligatorio dal 1939, e l'obbligo è stato ribadito e rafforzato nel 2017 dal cosiddetto decreto Lorenzin, che ha incluso l'antidifterica tra le dieci vaccinazioni obbligatorie da zero a sedici anni, requisito per l'accesso a nidi e scuole dell'infanzia. È grazie a coperture vaccinali elevate e prolungate nel tempo che la malattia è di fatto scomparsa dal Paese, al punto che la gran parte dei medici italiani in attività non ne aveva mai visto un caso. È anche il motivo per cui un singolo decesso, oggi, ha il peso di un evento storico: riporta indietro l'orologio di trent'anni.


L'inchiesta e le garanzie

Sul piano giudiziario, l'iscrizione dei genitori nel registro degli indagati è un passaggio che va letto correttamente. Non equivale a un giudizio di colpevolezza e ha anche una funzione di garanzia: consente ai genitori di nominare un consulente di parte che assista all'autopsia, disposta dalla procura presso l'Istituto di medicina legale del Policlinico e attesa nei prossimi giorni. I carabinieri, su delega dei magistrati, hanno acquisito le cartelle cliniche per ricostruire l'intera catena degli eventi, incluse le dimissioni dopo il primo accesso al pronto soccorso. Fino all'esito degli accertamenti vale, per tutti, la presunzione di innocenza. Parallelamente all'indagine penale, la procura presso il tribunale per i minorenni di Palermo ha aperto un fascicolo civile per valutare il rispetto della responsabilità genitoriale da parte della coppia. Due procedimenti distinti, con finalità diverse: il primo accerta eventuali responsabilità per la morte, il secondo riguarda la tutela di eventuali altri minori.


 La tesi che non muore

Resta la domanda di fondo: perché, nel 2026, due genitori italiani avrebbero rifiutato un vaccino gratuito e obbligatorio da quasi novant'anni. Secondo quanto i genitori stessi avrebbero riferito ai medici, la convinzione nasceva da un caso di autismo in famiglia, attribuito a una vaccinazione. È la tesi che circola dal 1998, quando uno studio pubblicato sulla rivista Lancet ipotizzò un legame tra il vaccino trivalente e l'autismo: quello studio è stato smentito da decine di ricerche successive su milioni di bambini, ritirato ufficialmente dalla rivista nel 2010 e il suo autore radiato dall'ordine dei medici britannico per frode scientifica. Nessun nesso tra vaccini e autismo è mai stato dimostrato. Eppure la tesi continua a circolare, si trasmette di famiglia in famiglia, trova nuova vita sui social. La pediatra della bambina, secondo le cronache locali, ha rivolto in queste ore un appello alle famiglie del quartiere: vaccinare i propri figli, con urgenza. È l'appello di chi ha visto da vicino cosa succede quando la protezione collettiva costruita in decenni si apre anche solo di uno spiraglio. Questa storia non riguarda una famiglia sola: riguarda la soglia invisibile sotto la quale le malattie che credevamo consegnate ai libri di storia tornano a bussare.



Fonti:

  •  Il Post
  • ANSA
  •  AGI
  •  Il Fatto Quotidiano,
  •  PalermoToday
  •  Quotidiano Nazionale
  •  Sky TG

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