Iattualità · Sport · di Andrè Renzuto Iodice ·
Calcio in tv, fino a novecentottantaquattro euro per una stagione: perché guardare Serie A e Champions non è mai stato così complicato
Quasi mille euro per seguire la propria squadra dal divano. È la cifra che, secondo un'analisi di Facile.it sui prezzi della pay tv per la stagione 2026/2027, dovrebbe mettere in conto un tifoso italiano che scelga le formule mensili per guardare sia la Serie A sia la Champions League: fino a 984 euro complessivi. Chi opta per gli abbonamenti annuali riuscirebbe a contenere la spesa a 669 euro, con un risparmio potenziale di oltre 300 euro. La rilevazione, effettuata sui listini del 22 luglio, fotografa un mercato che si muove in due direzioni opposte: le tariffe mensili risultano in aumento del 9,5 per cento rispetto alla stagione precedente, mentre le formule annuali sarebbero diventate più convenienti, con un calo del 6 per cento.
La fotografia dell'analisi
Il calcolo di Facile.it parte da un'ipotesi semplice: un tifoso che voglia essere certo di vedere tutte le partite della propria squadra, in campionato e nelle coppe europee. Per chi segue Inter, Napoli, Roma e Como, le quattro italiane impegnate in Champions League, la spesa massima con le formule mensili arriverebbe appunto a 984 euro, contro i 669 delle formule annuali. Chi tifa Milan o Juventus, che disputeranno l'Europa League, o Atalanta, iscritta alla Conference League, se la caverebbe con qualcosa in meno: fino a 924 euro con gli abbonamenti mensili, mentre con le offerte annuali la spesa potrebbe scendere a 619 euro. La differenza tra le due competizioni si spiega con il perimetro dei diritti: i tornei minori europei richiedono una combinazione di piattaforme leggermente diversa rispetto alla Champions.
Perché servono tre abbonamenti
Il punto critico, più ancora del prezzo, è la frammentazione dell'offerta. Per la stagione 2026/2027 i diritti televisivi del calcio che interessa ai tifosi italiani risultano suddivisi tra tre operatori: DAZN trasmette il campionato di Serie A, Sky (con la piattaforma streaming NOW) copre la quasi totalità della Champions League, mentre Prime Video di Amazon detiene l'esclusiva sulla migliore partita del mercoledì con squadre italiane. Il risultato è che nessun singolo abbonamento consente di seguire tutto: chi vuole la certezza di non perdere nemmeno una partita della propria squadra dovrebbe sottoscriverli tutti e tre. È questa architettura, più che i singoli listini, a spingere verso l'alto il conto finale. Ed è anche la ragione per cui il confronto con altri mercati europei assume un significato particolare.
Il confronto con gli altri Paesi
Secondo la stessa analisi, il tifoso italiano non sarebbe comunque il più penalizzato d'Europa, almeno in valore assoluto. In Spagna la spesa complessiva per seguire campionato e coppe sfiorerebbe i 1.400 euro, la cifra più alta tra i mercati considerati. Anche i tifosi inglesi spenderebbero più degli italiani: per Premier League e competizioni europee servirebbero poco più di 900 euro con un abbonamento annuale. Il dato spagnolo, tuttavia, va letto con una precisazione che ne cambia il senso: in quel mercato l'offerta risulta più concentrata, e il tifoso paga molto ma gestisce un numero inferiore di sottoscrizioni. In Italia la cifra più bassa si accompagna invece a una complessità maggiore: tre piattaforme, tre scadenze, tre rinnovi da monitorare. Un costo che non si misura solo in euro, ma in attenzione richiesta al consumatore.
Mensile o annuale: cosa conviene davvero
La forbice tra le due formule è il dato più utile in chiave di scelta. Il divario di oltre 300 euro tra abbonamenti mensili e annuali per il pacchetto completo suggerirebbe una convenienza netta delle formule annuali, e il movimento dei prezzi va nella stessa direzione: i listini mensili aumentano, quelli annuali scendono. Gli operatori sembrano cioè voler premiare chi si vincola per l'intera stagione e scoraggiare chi entra ed esce dall'abbonamento seguendo il calendario della propria squadra. La formula annuale, però, comporta un vincolo che va valutato: chi la sottoscrive resta legato anche se la propria squadra dovesse uscire presto dalle coppe, o se l'interesse per il campionato dovesse calare a stagione in corso. La formula mensile, più cara sul totale, conserva il vantaggio della flessibilità: si può disdire nei mesi in cui il calendario offre poco. La scelta razionale dipenderebbe quindi dal profilo di consumo: chi guarda praticamente tutto avrebbe convenienza a bloccare il prezzo annuale, chi segue solo la propria squadra nelle fasi decisive potrebbe trovare più efficiente pagare mese per mese, accettando il sovrapprezzo in cambio della libertà di uscita.
Un aumento che pesa su un bilancio già sotto pressione
L'incremento del 9,5 per cento delle tariffe mensili si inserisce in un contesto in cui la spesa delle famiglie per i servizi in abbonamento è già cresciuta sensibilmente negli ultimi anni, tra streaming video, musica e servizi digitali. Il calcio, storicamente, è la voce più rigida di questo paniere: il tifoso tende a considerarlo irrinunciabile, e gli operatori lo sanno. Non a caso la struttura dei prezzi sembra costruita per intercettare proprio questa rigidità, alzando il costo della flessibilità e abbassando quello della fedeltà. Resta da capire se la strategia reggerà nel tempo: un prezzo d'ingresso vicino ai mille euro annui per il pacchetto completo potrebbe spingere una parte del pubblico verso un consumo più selettivo, verso la rinuncia ad alcune competizioni o, nei casi peggiori per l'industria, verso la pirateria, fenomeno contro cui il settore è impegnato da anni.
Cosa guardare nelle prossime settimane
Tre elementi meriterebbero attenzione da qui all'autunno. Il primo è l'andamento delle promozioni: i listini rilevati a luglio rappresentano i prezzi pieni, ma gli operatori intervengono spesso con offerte temporanee nelle settimane di avvio della stagione, e la spesa effettiva potrebbe risultare inferiore per chi sottoscrive nei momenti giusti. Il secondo è il comportamento degli abbonati: gli operatori non diffondono sistematicamente i dati sulle disdette, ma eventuali segnali di flessione degli abbonamenti mensili direbbero molto sull'elasticità reale della domanda. Il terzo è il fronte regolatorio e di mercato: la frammentazione dei diritti è il risultato delle aste e degli accordi commerciali in vigore, e ogni nuovo ciclo di assegnazioni potrebbe ridisegnare la mappa di chi trasmette cosa, con effetti diretti sul portafoglio dei tifosi.
Il quadro in sintesi
Per la stagione 2026/2027 seguire Serie A e Champions League costerebbe fino a 984 euro con le formule mensili e 669 euro con quelle annuali, secondo l'analisi di Facile.it sui listini di luglio. I prezzi mensili risultano in aumento del 9,5 per cento, quelli annuali in calo del 6 per cento. La spesa italiana resta inferiore a quella spagnola, vicina ai 1.400 euro, e a quella inglese, sopra i 900 euro annuali, ma si distribuisce su tre piattaforme diverse, con una complessità di gestione che altri mercati non presentano. La scelta tra formula mensile e annuale dipende dal profilo di consumo: il vincolo annuale conviene a chi guarda tutto, la flessibilità mensile a chi seleziona. I numeri, come sempre, li aggiorneremo se dovessero arrivare rilevazioni nuove o promozioni significative.
Fonti:
- Facile.it, analisi sui prezzi della pay tv per la stagione 2026/2027, rilevazione del 22 luglio 2026 (via Adnkronos)
- Il Sole 24 Ore, Calcio in tv, per Serie A e Champions si spendono fino a 984 euro l'anno, 20 agosto 2026
- Adnkronos, Serie A e Champions in tv, quanto costa seguire il calcio nella stagione 2026/27, 20 agosto 2026