Iattualità · Ambiente · di Andrè Renzuto Iodice ·
Depurazione, la multa che l'Italia paga ogni giorno: oltre 210 milioni già versati all'Europa
Quattro procedure di infrazione aperte, cinque condanne della Corte di giustizia Ue. Le sanzioni già pagate sulle acque reflue avrebbero coperto per intero il costo del depuratore di Napoli Est. Dal 2023 un commissario unico prova a sbloccare i cantieri fermi da anni.
C'è una voce di spesa che l'Italia paga da anni e che non compare in nessuna manovra: la sanzione europea per la mancata depurazione delle acque reflue. Non è una multa per qualcosa che è stato fatto male, ma per qualcosa che non è stato fatto affatto. In decine di agglomerati urbani, soprattutto al Sud ma non solo, gli scarichi arrivano ancora in mare senza un trattamento a norma delle direttive europee. Il quadro giudiziario è ormai stratificato: quattro procedure di infrazione aperte e cinque sentenze di condanna della Corte di giustizia dell'Unione europea. La prima con sanzione economica è del 31 maggio 2018 (causa C-251/17): una penalità di 30 milioni di euro a semestre, l'equivalente di circa 165mila euro al giorno. La cifra è destinata a ridursi man mano che gli agglomerati si mettono in regola, ma il conto resta nell'ordine delle decine di milioni l'anno. L'ultima condanna è arrivata il 27 marzo 2025 (causa C-515/23): 10 milioni di euro una tantum, più una penalità di quasi 14 milioni per ogni semestre di ulteriore ritardo. Il totale dà la misura del paradosso. Solo sul fronte delle acque reflue, secondo la relazione della Corte dei conti di gennaio 2026, lo Stato ha già versato oltre 210 milioni di euro. Per un confronto concreto: il depuratore di Napoli Est, pianificato nel 1973 dopo l'epidemia di colera, ha un costo di 152 milioni. Le sanzioni già pagate avrebbero coperto per intero quel cantiere, e una parte degli altri impianti che ancora mancano.
Perché allora non si costruisce?
Il nodo è la frammentazione delle competenze: la multa si paga a livello nazionale, ma gli impianti si progettano e si realizzano a livello locale, in un intreccio di Regioni, Comuni e gestori del servizio idrico che negli anni ha prodotto ritardi, progetti incompleti e opere mai avviate. Per questo dal 2023 esiste una struttura commissariale dedicata: il commissario unico per la depurazione, Fabio Fatuzzo, ha il compito di sbloccare i cantieri negli agglomerati in infrazione. Un caso rende l'idea della situazione ereditata: a Palagonia, nel Catanese, un intervento risultava fermo dal 2012, al punto che non si ricordava più chi lo avesse progettato. Nel frattempo ogni semestre di ritardo genera nuove penalità, e il costo non è solo contabile: dove la depurazione manca, a pagare sono la qualità del mare, la balneabilità e l'economia costiera che su quel mare vive. Resta la domanda di fondo, che i numeri rendono difficile eludere: cosa dice di un Paese la scelta, protratta per decenni, di preferire la sanzione alla soluzione?
FONTI:
- Corte di giustizia dell'Unione europea, sentenze C-251/17 (31 maggio 2018) e C-515/23 (27 marzo 2025);
- Corte dei conti, relazione di gennaio 2026;
- Struttura commissariale per la Depurazione e il Riuso delle acque reflue.