Iattualità · Sport · di Nicola Ferrone ·
Il caso Pirlo: come uno sponsor russo ha fatto saltare la panchina azzurra
Andrea Pirlo era a un passo dalla panchina della Nazionale italiana. In poche ore la sua candidatura è naufragata, travolta dalle polemiche su una sponsorizzazione con una società di scommesse russa. Un caso che va oltre il singolo nome e mette a nudo la fragilità del nuovo corso federale.
Un nuovo corso nato in emergenza
Per capire il caso Pirlo bisogna partire da come è nato il nuovo corso azzurro. Dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2026 — la terza esclusione consecutiva, maturata con la sconfitta contro la Bosnia lo scorso 31 marzo — Gabriele Gravina si è dimesso dalla presidenza della FIGC. A fine giugno è stato eletto Giovanni Malagò, ex numero uno del CONI, con il mandato di ricostruire.Il primo passo è stato l'assetto tecnico: Paolo Maldini nominato direttore tecnico e presidente del Club Italia, affiancato da Leonardo nel ruolo di advisor. Alla coppia, definita da Malagò "due facce della stessa medaglia", il compito più delicato: scegliere il nuovo commissario tecnico e guidare l'Italia in un progetto di sei anni, con l'orizzonte dell'Europeo che il Paese ospiterà nel 2032.
La scelta Pirlo e lo scoglio Fonbet
Il nome individuato per la panchina era quello di Andrea Pirlo, campione del mondo 2006 e oggi allenatore di un club negli Emirati. Una candidatura sostenuta proprio da Maldini e Leonardo.A far saltare tutto non è stata una ragione tecnica, ma un contratto: il ruolo di ambassador di Pirlo per Fonbet, tra le principali società di scommesse russe. Una scelta commerciale che, sommata al contesto internazionale, ha aperto due fronti nello stesso momento.
Il nodo normativo e l'esposto del Codacons
Il primo fronte è legale. In Italia, dal Decreto Dignità del 2018, la
pubblicità e la sponsorizzazione di scommesse e giochi in denaro sono vietate.
Su questa base il Codacons ha annunciato un esposto all'AGCOM, chiedendo di
aprire un'indagine sulla sponsorizzazione. Secondo l'associazione, se
l'Autorità accogliesse l'esposto, il testimonial rischierebbe una sanzione pari
al venti per cento del valore del contratto, applicata in solido a committente,
agenzia, mezzi di diffusione e volto pubblicitario. Il Codacons ha inoltre
prospettato un ricorso al TAR del Lazio per bloccare l'eventuale nomina.
Va precisato che si tratta di un'iniziativa di parte: alla data di
pubblicazione nessun procedimento è stato aperto o deciso, e vale la
presunzione di correttezza fino a un'eventuale pronuncia dell'Autorità
competente.
La dimensione geopolitica
Il secondo fronte è di opportunità. Il legame con una società russa, in una
fase di forte tensione internazionale, ha pesato sul piano dell'immagine
istituzionale. Tra le voci critiche si è aggiunta anche quella di Andriy
Shevchenko, che ha espresso pubblicamente la propria condanna per i rapporti
con la Russia.Le conseguenze: un caso che rischia di allargarsi
Il 27 luglio Pirlo ha comunicato di aver appreso di non essere più in corsa per la panchina azzurra. Malagò ha interrotto la trattativa, motivandola con ragioni di opportunità e non di natura tecnica.Ma il caso rischia di avere ricadute più ampie. Maldini e Leonardo, che avevano indicato Pirlo, si sarebbero sentiti scavalcati nella gestione della vicenda e — secondo quanto trapelato — valuterebbero le dimissioni. Uno scenario che, a poche settimane dall'avvio del nuovo corso, aprirebbe una crisi ai vertici stessi dell'area tecnica azzurra.
Cosa succede ora
Le prossime ore sono decisive. Il Consiglio federale è convocato per il 28 luglio, e sul tavolo non c'è soltanto il nome del prossimo commissario tecnico, ma anche la tenuta del tandem Maldini–Leonardo. La ricerca del CT, di fatto, riparte quasi da zero.La lezione: le scelte dei professionisti hanno conseguenze
Al di là del tifo, il caso Pirlo racconta qualcosa che vale ben oltre il calcio: le decisioni prese da un professionista — anche quelle apparentemente lontane dal campo, come una sponsorizzazione — possono presentare il conto nel momento meno opportuno. Un contratto firmato in un altro contesto può diventare, anni dopo, l'ostacolo che pesa più di un'intera carriera.C'è però anche l'altra faccia della medaglia, ed è giusto lasciarla al lettore: fino a che punto un accordo commerciale dovrebbe cancellare i meriti sportivi di un professionista? E quanto, in questa storia, ha pesato davvero la scelta di Pirlo rispetto a una gestione federale apparsa disordinata? Su questo il giudizio resta aperto.
Fonti:
- Euronews
- Corriere dello Sport
- Leggo
- QuiBrescia
- Calcioweb
- Il Fatto Quotidiano