Iattualità · Salute · di Nicola Ferrone ·
Medici radiati in pandemia: cosa prevede davvero l'emendamento sul reintegro, e perché fa così discutere
Il 14 luglio la commissione Affari sociali della Camera ha approvato un emendamento al disegno di legge delega sulle professioni sanitarie che facilita il ritorno all'albo dei professionisti radiati durante la pandemia di Covid-19. Prima firmataria è Alice Buonguerrieri, deputata di Fratelli d'Italia, insieme alle colleghe di partito Vietri e Morgante. Una curiosità che dice molto: nel testo la parola vaccino non compare mai. Un po' come certe canzoni d'amore che non dicono mai ti amo, ma il destinatario si capisce benissimo: l'emendamento è stato presentato, difeso e attaccato come una norma pensata soprattutto per i medici radiati per le loro posizioni antivacciniste. Nel giro di poche ore si è aperto uno scontro durissimo che coinvolge maggioranza, opposizioni, Ordine dei medici e mondo scientifico. Proviamo a mettere in fila i fatti, che come spesso accade sono più interessanti degli slogan.
Cosa prevede il testo
L'emendamento riguarda i sanitari radiati per fatti non dolosi connessi alla pandemia, cioè commessi senza l'intenzione di provocare un danno e legati, tra le altre cose, alla limitatezza delle conoscenze disponibili all'epoca sulle terapie appropriate. È una formulazione volutamente ampia, che secondo diversi osservatori potrebbe essere invocata anche da chi fu radiato per aver diffuso disinformazione o promosso cure senza basi scientifiche, sostenendo oggi che quei comportamenti fossero figli dell'incertezza dei primi mesi. Il reintegro non è automatico: chi è stato radiato potrà presentare istanza entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, e a decidere sarà la Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, l'organo del ministero della Salute che esamina i ricorsi contro i provvedimenti degli ordini. Secondo le ricostruzioni di Sky TG24, la finestra varrebbe solo per chi ha un ricorso ancora pendente davanti a quella commissione, mentre chi è stato radiato in seguito a una condanna penale potrà fare domanda solo dopo la riabilitazione. Un ultimo dettaglio, non secondario: il testo esclude qualsiasi risarcimento per il periodo della radiazione.
Il punto che il dibattito tende a confondere
Per capire di cosa stiamo parlando serve una distinzione che negli slogan si perde sempre: sospensione e radiazione non sono la stessa cosa. Chi ha semplicemente scelto di non vaccinarsi, durante il periodo dell'obbligo per il personale sanitario introdotto nel 2021, è stato sospeso, una sanzione temporanea che è decaduta quando il governo Meloni, tra i suoi primi atti a fine 2022, ha anticipato la fine dell'obbligo. La radiazione è un'altra cosa: è la sanzione disciplinare massima, quella che gli ordini definiscono extrema ratio, e non è mai stata comminata per una semplice opinione. È scattata per comportamenti ritenuti incompatibili con la professione: diffusione sistematica di informazioni false, prescrizione di terapie prive di basi scientifiche al posto di quelle raccomandate, esenzioni vaccinali ingiustificate, in alcuni casi certificati irregolari. L'emendamento, per come è scritto, apre una corsia anche per questi casi. Ed è esattamente qui che nasce lo scontro.
Quanti sono e chi sono
Sui numeri regna una certa nebbia. Il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli, ha stimato poche decine di radiati; secondo fonti interne alla commissione ministeriale citate dal Post sarebbero invece circa 200, una trentina dei quali con ricorso pendente. Alcuni casi sono diventati noti. Riccardo Szumski, medico di base veneto ed ex sindaco di Santa Lucia di Piave, fu radiato nel 2021: secondo quanto ricostruito, rilasciò un certificato di esenzione a una donna che non era sua paziente e promosse terapie domiciliari sconsigliate dalle autorità sanitarie; a novembre 2025 è stato eletto consigliere regionale in Veneto con una lista di protesta. Silvana De Mari, radiata nel 2023, sostenne per tutta la pandemia che il Covid si potesse curare con vitamina C e olio di fegato di merluzzo, un rimedio che occupa un posto d'onore nei ricordi d'infanzia dei nostri nonni, ma nessuno nelle linee guida internazionali; dopo la radiazione disse di esserne fiera. Barbara Balanzoni fu radiata nel 2022 dopo una lunga campagna contro i vaccini condotta con toni giudicati aggressivi anche verso i colleghi, e continuò a esercitare mentre era sospesa. E ci fu chi, come Pietro Gasparoni, nel 2022 diffuse su carta intestata del proprio centro medico una lettera che invitava in maiuscolo a non vaccinarsi: il centro lo licenziò.
Le ragioni della maggioranza
Buonguerrieri ha difeso l'emendamento sostenendo che serva a chiudere quella che considera una persecuzione e a restituire ai sanitari la libertà di operare in scienza e coscienza, parlando di una «caccia alle streghe fuori tempo massimo». La logica dei proponenti è che i primi mesi della pandemia furono segnati da un'incertezza scientifica reale, e che sanzionare per sempre chi sbagliò in quel contesto, senza dolo, sia sproporzionato. La norma si inserisce, peraltro, in una linea coerente del governo: la fine anticipata dell'obbligo vaccinale per i sanitari fu, come detto, uno dei suoi primi provvedimenti nel 2022. Secondo Il Post, però, è la prima volta che una decisione della maggioranza legittima in modo così esplicito approcci antiscientifici adottati durante la pandemia.
Le critiche
Il fronte contrario è ampio e trasversale. Anelli ha definito la norma un'ingerenza ingiustificata nell'autonomia degli ordini e, secondo quanto riportato dall'Espresso, «un affronto a chi ha sacrificato la vita per continuare a curare». Il suo argomento di fondo è che qui non sia in gioco la libertà di avere opinioni diverse, ma il rispetto delle regole basilari della professione, a tutela del diritto alla salute dei pazienti. I gruppi di opposizione, da Pd e M5S fino ad Azione, Italia Viva, Avs e +Europa, hanno diffuso una nota congiunta parlando di un «precedente pericolosissimo» che riscriverebbe la memoria di una fase drammatica del paese. La deputata dem Ilenia Malavasi ha risposto direttamente a Buonguerrieri: «chiamarla persecuzione è un insulto alla scienza». Contro l'emendamento si sono espressi anche virologi ed epidemiologi molto noti come Roberto Burioni, Matteo Bassetti e Pier Luigi Lopalco, e perfino singoli ordini territoriali: quello di Padova ha scritto a governo e parlamentari del territorio sostenendo che «non è una norma tecnica. È una scelta di campo».
Il nodo vero, al di là del tifo
Se si toglie il rumore, restano due domande distinte che il dibattito tende a sovrapporre. La prima: quelle radiazioni furono tutte giuste e proporzionate? È una questione legittima, ma esiste già una sede per porla, ed è la stessa commissione ministeriale che esamina i ricorsi, alcuni dei quali sono tuttora pendenti. La seconda, più profonda: può la politica creare una corsia preferenziale per riesaminare sanzioni disciplinari decise dagli ordini professionali? È qui che si gioca la partita istituzionale, perché la risposta ridisegna il confine tra la sovranità del Parlamento e l'autonomia che lo Stato ha delegato agli ordini proprio per custodire le regole della professione. Il testo passerà ora all'aula della Camera, forse già prima della pausa estiva. Qualunque idea si abbia sui vaccini, la domanda che questo emendamento lascia sul tavolo è più grande del Covid: chi decide chi può fare il medico in Italia? Per ora, la risposta è ufficialmente in discussione.
Fonti:
- Il Post (17/07/2026)
- ANSA (14/07/2026)
- Sky TG24 (15/07/2026)
- Il Fatto Quotidiano (15/07/2026)
- L'Espresso (15/07/2026)
- Adnkronos (15/07/2026)
- Il Sole 24 Ore (15/07/2026)
- PadovaOggi (17/07/2026)
- Camera dei Deputati, proposte emendative al ddl 2700 (seduta del 14/07/2026)