Iattualità · Ambiente · di Nicola Ferrone ·
Cosa fare in caso di incendio boschivo: chi chiamare e come proteggersi
Ogni estate, con l'aumento delle temperature e il calo dell'umidità nei terreni, il rischio di incendi boschivi torna a essere una delle principali emergenze stagionali italiane. Sono situazioni in cui il margine di reazione si misura in minuti e in cui i comportamenti individuali, prima ancora dell'arrivo dei soccorsi, possono fare la differenza. Le indicazioni operative diffuse dal Dipartimento della Protezione Civile, dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e dalla campagna nazionale "Io non rischio" sono poche e semplici, ma molto poco note a chi non le ha mai dovute applicare.
Perché un incendio boschivo non è un incendio come gli altri
La prima cosa da capire è la natura stessa del fenomeno. Un incendio boschivo non si comporta come un incendio domestico: è un fronte che si muove all'aperto, alimentato dalla vegetazione secca e spinto dal vento, e può avanzare più rapidamente di quanto una persona riesca a camminare. È una differenza che ha conseguenze pratiche immediate, perché rende inutile e pericoloso qualunque tentativo di affrontarlo con mezzi propri e rende invece decisiva la scelta della direzione in cui allontanarsi. A questo si aggiunge un secondo elemento, spesso sottovalutato: la variabilità del vento. Un fronte che appare distante e sotto controllo può cambiare direzione in pochi secondi, e con esso cambia completamente il quadro di rischio per chi si trova nelle vicinanze. È la ragione per cui le indicazioni ufficiali insistono sulla via di fuga più che sulla distanza percepita dalle fiamme.
Chi chiamare, e che cosa dire
Se si avvistano fiamme, o anche soltanto una colonna di fumo in un'area boschiva, la prima azione è segnalare. I riferimenti indicati dalla Protezione Civile sono il 115 del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e il 112, numero unico di emergenza europeo, che smista la chiamata alla centrale operativa competente. Resta inoltre disponibile il 1515, numero gratuito di pronto intervento dedicato alla segnalazione di incendi boschivi e di altre emergenze ambientali, che in alcune regioni continua a essere il canale più utilizzato. Un punto che le stesse linee guida sottolineano in modo esplicito riguarda un errore di ragionamento molto comune: non bisogna dare per scontato che qualcun altro abbia già chiamato. In molti episodi documentati la segnalazione arriva in ritardo proprio perché ciascun testimone presume che sia già stata fatta da altri. Altrettanto importante è che cosa si dice all'operatore. Occorre indicare con precisione la località interessata, specificando Comune e Provincia, e fornire ogni dettaglio utile alla localizzazione, come strade, riferimenti visibili o accessi. Va comunicato anche se sul posto siano già presenti squadre impegnate nello spegnimento. Infine, la chiamata non va chiusa finché non è l'operatore stesso a indicarlo: le informazioni raccolte nella parte finale della conversazione sono spesso quelle che orientano l'intervento.
Cercare una via di fuga
Una volta effettuata la segnalazione, l'indicazione principale è cercare una via di fuga sicura. Le linee guida suggeriscono di puntare verso una strada o un corso d'acqua, cioè verso elementi che interrompono la continuità della vegetazione e che quindi il fuoco non può attraversare facilmente. La regola più importante, però, è quella che riguarda il vento. Non ci si ferma mai sottovento, cioè nella direzione verso cui il vento sta spingendo le fiamme, perché è la traiettoria lungo la quale il fronte avanzerà e perché si rischia di restare imprigionati senza più alcuna via di uscita. È un errore che appare controintuitivo solo a chi non si è mai trovato nella situazione, dato che l'istinto tende a portare ad allontanarsi in linea retta anziché a valutare la direzione del vento.
Quando spostarsi non è possibile
Può accadere che la fuga non sia praticabile, per la conformazione del terreno o perché il fumo ha già ridotto la visibilità. In questo caso l'indicazione della Protezione Civile è di sdraiarsi a terra in un punto privo di vegetazione incendiabile. La ragione è fisica: il fumo caldo tende a salire, e restando il più possibile vicini al terreno si riduce sensibilmente l'inalazione dei gas della combustione, che nella maggior parte degli incidenti rappresentano il pericolo più immediato, prima ancora delle fiamme. Attraversare le fiamme: solo come ultima opzione Le indicazioni ufficiali prevedono anche la possibilità di attraversare il fronte, ma la inquadrano in modo molto netto come ultima risorsa e mai come prima scelta. Solo se non esistono alternative, e solo se il fronte risulta poco intenso e poco profondo, si può tentare di oltrepassarlo nel punto più debole per raggiungere la zona già bruciata, dove non è rimasta vegetazione in grado di alimentare il fuoco. È una manovra che presuppone una valutazione rapida e realistica delle proprie condizioni fisiche, e che le stesse fonti descrivono come estrema.
Se ci si trova in auto o in casa
Per chi è in auto, le indicazioni regionali convergono nel suggerire di non attraversare zone invase dal fumo, di tornare indietro quando possibile e di tenere chiusi finestrini e prese d'aria. Per chi si trova in un'abitazione minacciata dal fronte, le linee guida della protezione civile regionale, ad esempio quella della Sardegna, indicano di sigillare porte e finestre con panni bagnati, di predisporre recipienti pieni d'acqua e panni umidi, di rifugiarsi negli ambienti più interni dell'edificio e di respirare attraverso un tessuto bagnato. Viene raccomandato inoltre di non intralciare in alcun modo le operazioni di spegnimento e di soccorso.
Perché fermarsi a filmare è un problema
Un aspetto su cui le fonti ufficiali sono particolarmente insistenti riguarda un comportamento diventato molto frequente. Un incendio non è uno spettacolo: sostare lungo le strade per osservare le fiamme o per riprenderle con il telefono significa occupare con la propria auto le vie di accesso che i mezzi di soccorso devono percorrere. In un contesto in cui i tempi di intervento si misurano in minuti, un solo veicolo fermo in un punto stretto può rallentare in modo significativo l'arrivo di una squadra.
La parte che si può evitare
Va infine ricordato che la maggior parte degli incendi boschivi in Italia sarebbe riconducibile a comportamenti umani, sia volontari sia involontari. Le raccomandazioni preventive sono elementari: non gettare mozziconi o fiammiferi ancora accesi, non accendere fuochi al di fuori delle aree attrezzate, non abbandonare mai un fuoco senza essersi accertati che sia completamente spento, verificare che la marmitta dell'auto in sosta non sia a contatto con erba secca, non abbandonare rifiuti nei boschi e non bruciare stoppie o residui agricoli senza le necessarie misure di sicurezza. In presenza di vento, l'indicazione è di non accendere fuochi in nessun caso. Va aggiunto che l'incendio boschivo costituisce un reato e può essere denunciato alle forze dell'ordine, contattando Carabinieri, Polizia di Stato o Guardia di Finanza.
Prepararsi prima
L'ultima raccomandazione è la meno immediata ma probabilmente la più utile: informarsi in anticipo sul Piano di protezione civile del proprio Comune, per sapere che cosa preveda in materia di incendi boschivi, e consultare i bollettini regionali sul pericolo incendi prima di attività all'aperto come escursioni o lavori agricoli. Sono strumenti pubblici e gratuiti, che quasi nessuno consulta finché non serve. Ed è esattamente il momento in cui è troppo tardi per farlo.