Iattualità · Ambiente · di Nicola Ferrone ·
Marsala, la scuola colpita e il conto che paghiamo sempre dopo
Venerdì 9 ottobre 2026, in mattinata, una doppia tromba marina si sarebbe formata nella zona del porto di Marsala e si sarebbe spostata verso l'interno, colpendo la zona sud della città e il territorio di Petrosino, nel Trapanese. Sul suo percorso c'era una scuola primaria, con le aule piene. Il plesso Alcide De Gasperi di contrada Terrenove sarebbe stato investito in pieno mentre all'interno si trovavano circa 270 bambini: 273 alunni secondo Sky TG24, 274 presenti secondo quanto riferito dalla sindaca Andreana Patti a LaPresse. I bambini feriti sarebbero cinque secondo la sindaca, sei secondo altre testate. In ogni caso, si tratterebbe di ferite lievi. L'edificio sarebbe ora completamente inagibile. È andata bene, si dirà. Ed è vero. Ma è proprio questo il punto che merita attenzione: oggi, in Italia, che una scuola piena di bambini venga colpita da un vortice e non ci siano conseguenze gravi viene raccontato come fortuna. Non come il risultato di una strategia.
Cosa è successo tra Marsala e Petrosino
Secondo LaPresse, il bilancio complessivo sarebbe di quindici feriti. Due persone, che viaggiavano lungo la strada statale 115, sarebbero state sbalzate con la loro auto in un avvallamento e trasferite a Palermo in codice rosso. Altre otto persone avrebbero riportato ferite lievi.
Diverse abitazioni della zona sud sarebbero state scoperchiate o danneggiate, e circa cinque risulterebbero distrutte o inagibili. Alcune famiglie sarebbero state sfollate, ospitate da parenti o in appartamenti messi a disposizione dal Comune. I soccorsi sarebbero stati rallentati dalla caduta di pali della rete elettrica sulla statale 115.
La sindaca Patti, dopo aver visto le immagini fornite dall'Aeronautica militare, avrebbe parlato di "una scena di guerra", come riportato da LiveSicilia. A LaPresse avrebbe spiegato che molti bambini sarebbero rimasti traumatizzati, e che per loro è stato "come un terremoto". Il Comune avrebbe annunciato la richiesta dello stato di calamità, mentre la Regione avrebbe disposto l'invio del Genio civile. Per sabato 10 ottobre, secondo LiveSicilia, le scuole di Marsala e Mazara del Vallo resterebbero chiuse.
Non è un caso isolato
Sarebbe comodo trattare Marsala come un evento eccezionale. I fatti dicono altro. Nelle stesse ore, secondo la ricostruzione di Sky TG24, il maltempo avrebbe colpito duramente diverse zone del Paese. A Viareggio una tromba d'aria avrebbe scoperchiato una decina di case e una scuola dell'infanzia. A Giugliano, nel Napoletano, un pulmino che riportava a casa alcuni studenti sarebbe rimasto bloccato nell'acqua. A Forio d'Ischia un fulmine avrebbe colpito la cupola di una chiesa del Seicento, costringendo alla chiusura dell'edificio.
Tre scuole o mezzi scolastici coinvolti in due giorni, in tre regioni diverse. Non è una coincidenza, è una tendenza.
I numeri lo confermano. Secondo l'Osservatorio Città Clima di Legambiente, realizzato con il Gruppo Unipol, gli eventi meteo estremi registrati in Italia sarebbero passati da 60 nel 2015 a 376 nel 2025: oltre sei volte tanto in dieci anni. Il 2025 sarebbe stato il secondo anno più critico dell'ultimo decennio, dopo il 2023. La Sicilia, con 45 eventi, sarebbe la seconda regione più colpita dopo la Lombardia. Tra le categorie in crescita più rapida ci sarebbero i danni da vento forte, aumentati del 28,3% in un solo anno.
Il dettaglio che nessuno guarda
Il racconto di queste ore si concentra, giustamente, sui feriti, sulle case distrutte, sulle immagini. Ma c'è una domanda che resta fuori dall'inquadratura: chi decide dove si trovano i bambini quando arriva il vortice?
Una tromba d'aria non si prevede al metro. Nessun bollettino può dire con anticipo in quale strada toccherà terra. Ma il rischio di fenomeni violenti su un'area, quello sì, si può stimare. E soprattutto si può decidere come costruire, mantenere e proteggere gli edifici in cui ogni mattina entrano migliaia di bambini.
La vera differenza tra un evento che si conclude con qualche ferito lieve e una tragedia non la fa il meteo. La fanno la qualità dei tetti, la tenuta degli infissi, la manutenzione, i piani di emergenza, le procedure per tenere gli alunni lontani dalle finestre. Sono scelte. E sono scelte che si prendono anni prima, non la mattina in cui il cielo cambia colore.
Un piano senza soldi
L'Italia uno strumento ce l'avrebbe. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, il Pnacc, è stato approvato alla fine del 2023 e prevede 361 misure. Il Ministero dell'Ambiente ha poi istituito, con decreto del 16 dicembre 2025, l'Osservatorio nazionale per l'adattamento, che dovrebbe monitorarne l'attuazione, individuare i canali di finanziamento e verificare la coerenza dei progetti di Regioni ed enti locali.
Sulla carta, il quadro esisterebbe. Nei fatti, secondo Legambiente, il piano resterebbe privo delle risorse necessarie per attuare le sue misure. Un'analisi pubblicata da L'Espresso arriva a sostenere che il Pnacc non sarebbe mai stato davvero attuato, e che questo avrebbe rallentato anche la redazione dei piani locali di adattamento.
È qui che il conto diventa evidente. Secondo uno studio dell'Università di Mannheim citato da Legambiente, i danni degli eventi estremi in Italia nel solo 2025 sarebbero stimati in 11,9 miliardi di euro. La proiezione al 2029 supererebbe i 34 miliardi.
Pagare prima o pagare dopo
Il punto, allora, non è se spendere. È quando. Ogni anno lo Stato, le Regioni e i Comuni pagano comunque: in stati di calamità, ricostruzioni, ristori, scuole da ricollocare, famiglie da sistemare. Lo fanno sempre a valle, sempre in emergenza, sempre a prezzi più alti.
Marsala, da domani, dovrà trovare un'altra sede per quasi trecento bambini, rimettere in piedi un edificio, assistere famiglie rimaste senza casa. Tutto questo avrà un costo. E quel costo, probabilmente, sarà superiore a quanto sarebbe servito per rendere più sicuro quel plesso prima.
È la logica che regge da anni la gestione del territorio in Italia: si investe poco nella prevenzione perché non si vede e non porta consenso immediato, si spende molto nell'emergenza perché è inevitabile. Ma con eventi estremi sei volte più frequenti di dieci anni fa, questa logica non regge più nemmeno dal punto di vista contabile.
Fortuna o metodo?
Venerdì a Marsala è andata bene. I bambini, secondo le prime informazioni, avrebbero riportato solo ferite lievi. Ma un Paese non può affidare la sicurezza delle sue scuole alla potenza variabile di un vortice o all'ora in cui tocca terra.
La domanda, per chi governa a ogni livello, è semplice: la prossima volta che una tromba d'aria colpirà una scuola piena, ci troveremo ancora a parlare di fortuna, o finalmente di prevenzione?
Fonti:
- LaPresse, Tromba marina a Marsala, 6 bambini feriti in una scuola devastata. La sindaca: "Come un terremoto", 9 ottobre 2026 – https://www.lapresse.it/cronaca/2026/10/09/tromba-marina-a-marsala-sei-bambini-feriti-in-una-scuola-devastata-la-sindaca-come-un-terremoto/
- LiveSicilia, Marsala devastata dalle trombe marine, la sindaca: "Una scena di guerra", 9 ottobre 2026 – https://livesicilia.it/tromba-marina-marsala-sindaca-scene-guerra/
- LiveSicilia, Scuole chiuse a Marsala e Mazara del Vallo sabato 10 ottobre – https://livesicilia.it/scuole-chiuse-marsala-mazara-del-vallo-sicilia-10-ottobre-2026/
- Sky TG24, Maltempo sull'Italia, danni da Nord a Sud: doppia tromba d'aria a Marsala, 9 ottobre 2026 – https://tg24.sky.it/cronaca/2026/10/09/maltempo-italia-danni-foto
- MeteoWeb, Clima: in Italia 376 eventi meteo estremi nel 2025, 30 dicembre 2025 – https://www.meteoweb.eu/2025/12/clima-in-italia-376-eventi-meteo-estremi-nel-2025-sfiorato-record-negativo/1001876070/
- LaPresse, Clima impazzito in Italia, i danni dell'emergenza maltempo saliranno a 34 miliardi in tre anni, 27 gennaio 2026 – https://www.lapresse.it/green/2026/01/27/clima-impazzito-in-italia-i-danni-dellemergenza-maltempo-saliranno-a-34-miliardi-in-tre-anni/
- L'Espresso, 26 febbraio 2026 – https://lespresso.it/c/opinioni/2026/2/26/inerzia-clima-disegno-politico-consumo-suolo/60025
- ANCE, Adattamento climatico, al via l'Osservatorio nazionale presso il MASE, gennaio 2026 – https://ance.it/2026/01/adattamento-climatico-al-via-losservatorio-nazionale-presso-il-mase/