Iattualità · Ambiente · di Nicola Ferrone ·
Istanbul, non è la pioggia ma il cemento: due morti e una città cresciuta quasi tre volte dal 1985
Mercoledì 14 ottobre a Istanbul ha piovuto come, secondo le autorità, non pioveva da decenni. Due persone sono morte, tre sono ricoverate, le scuole sono chiuse fino a lunedì, in dodici distretti l'acqua potabile è stata sospesa e per le strade sono scesi ottomila operatori con duemila mezzi. La spiegazione ufficiale arriva subito: un evento eccezionale. I dati dicono che la pioggia è stata davvero eccezionale. Dicono anche che la città su cui è caduta non è più quella del 1985, e che il problema, prima ancora che dal cielo, viene da terra.
Cosa è successo
La pioggia è iniziata nella mattinata di mercoledì e si è intensificata per tutto il giorno, concentrandosi sui distretti settentrionali del lato europeo e lungo il Bosforo. Le stazioni meteo hanno misurato 242 millimetri a Beykoz, 190 a Eyüpsultan, 188 a Sarıyer: in un solo giorno, in alcune zone, è caduta l'acqua di tre mesi. Le chiamate di soccorso hanno superato le duemilacinquecento già nelle prime ore, e a sera i servizi municipali contavano quasi settemila segnalazioni di allagamenti, frane e persone bloccate. A Sarıyer le auto parcheggiate sono state trascinate via dalla corrente, un autobus è rimasto fermo in mezzo all'acqua e circa duecento lavoratori del turno di notte sono stati evacuati con camion e minibus. Quarantatré voli diretti all'aeroporto di Istanbul sono stati dirottati. Dalle nove di sera è scattato il divieto di circolazione per moto e due ruote, fino a nuovo ordine.
Le due vittime raccontano due modi diversi di morire in una città allagata. Nel distretto di Fatih un ragazzo di quattordici anni sarebbe stato folgorato dopo aver messo il piede in una pozzanghera, in un parco; sull'episodio è stata aperta un'indagine. A Sarıyer una persona di trentaquattro anni sarebbe scivolata su una strada allagata, avrebbe battuto la testa contro il marciapiede ed è morta in ospedale. Nessuno dei due è stato travolto da un fiume in piena. Entrambi sono morti in strada, in mezzo alla città.
La spiegazione ufficiale
Il governatore di Istanbul, Davut Gül, ha invitato i cittadini a restare in casa e chi vive nei seminterrati a dormire ai piani alti, e ha parlato della precipitazione più alta mai registrata in città dall'inizio delle rilevazioni, nel 1942. Il Comune metropolitano, con il suo centro di coordinamento AKOM, è stato più prudente e ha definito i valori tra i più alti dal 1985. Le due istituzioni, che in Turchia rispondono a maggioranze politiche opposte, concordano sul punto che conta per questo articolo: un episodio così, in alcune zone, non si vedeva da quarant'anni.
È una spiegazione vera. Ed è anche una spiegazione comoda, perché sposta tutto il peso sulla pioggia e nessuno sulla città che l'ha ricevuta.
Una città che non assorbe più
Nel 1985 la provincia di Istanbul contava poco meno di sei milioni di abitanti, secondo il censimento dell'istituto di statistica turco. Oggi ne conta quasi sedici. In quarant'anni la città è cresciuta di quasi tre volte, e quella crescita non è avvenuta verso l'alto, ma verso l'esterno: nuovi quartieri, nuove strade, nuovi centri commerciali costruiti sui bacini dei torrenti che un tempo portavano la pioggia al mare. Molti di quei torrenti oggi scorrono sotto l'asfalto, dentro tubi dimensionati per la pioggia di allora. Quando arriva la pioggia di oggi, l'acqua non ha più un terreno in cui entrare e cerca la strada più comoda. La strada più comoda, in una città coperta di cemento, è la strada.
Non è un ragionamento nuovo, ed è questo il punto. Nel settembre del 2009 un'alluvione molto simile colpì Istanbul e la vicina Tekirdağ: trentuno morti, decine di dispersi, il distretto industriale di Ikitelli sommerso, camion trascinati per chilometri. Allora il WWF Turchia disse che l'acqua non riusciva più ad arrivare al mare per via dello sviluppo urbano non pianificato, e indicò proprio i letti dei torrenti occupati dalle costruzioni. Sono passati diciassette anni. Le stazioni meteo sono più precise, i bollettini arrivano sul telefono, i soccorsi sono più rapidi. Ma la pioggia di mercoledì ha trovato la stessa città, solo più grande.
Il precedente del 2009
Vale la pena ricordare cosa succede dopo un'alluvione, perché il copione si ripete ovunque. Il giorno dopo si contano i morti e si parla di evento eccezionale. La settimana dopo si annunciano fondi per le famiglie colpite e si promettono controlli sulle costruzioni abusive. Il mese dopo l'attenzione cala. Il 2009 ha prodotto esattamente questo: un'inchiesta, qualche demolizione, e poi un decennio in cui Istanbul ha continuato a crescere sugli stessi terreni, con un terzo aeroporto, un nuovo ponte sul Bosforo e progetti di canale artificiale che gli urbanisti indipendenti hanno contestato proprio per l'impatto sul drenaggio naturale della città. Non serve stabilire se quelle opere abbiano causato l'alluvione di mercoledì: non lo dice nessuna fonte e non lo diciamo noi. Serve capire che ogni ettaro coperto è un ettaro che non assorbe, e che la somma di quegli ettari, in quarant'anni, è diventata una città.
Prima di guardare la Turchia dall'alto
Sarebbe facile leggere questa storia come una storia turca. Non lo è. Ischia nel 2022, con dodici morti sotto una frana in un'area dove si costruiva da decenni in zone a rischio. L'Emilia-Romagna nel 2023, con diciassette vittime e un territorio in cui i fiumi erano stati stretti tra argini e capannoni. La Sicilia orientale, allagata più volte negli ultimi anni nelle stesse strade costruite dove scorrevano i torrenti. Ogni volta la prima spiegazione è stata la stessa: non pioveva così da anni. Ogni volta era vera. E ogni volta, qualche settimana dopo, è arrivato il dato che l'Italia ha imparato a conoscere: nel solo 2024 sono stati coperti di cemento altri ottantaquattro chilometri quadrati di suolo, circa duecentotrentamila metri quadrati al giorno, secondo il rapporto ISPRA 2025. Non è la pioggia di Istanbul che dovrebbe preoccupare chi legge da Napoli, da Bologna o da Catania. È la città su cui cade.
La pioggia è un dato meteorologico e non si può governare. Il suolo è una scelta amministrativa e si governa ogni giorno, in ogni piano regolatore, in ogni concessione edilizia, in ogni condono. Istanbul ha scelto per quarant'anni di crescere. Mercoledì ha pagato il conto, e lo hanno pagato un ragazzo di quattordici anni e una persona di trentaquattro che camminavano per strada. Il cielo, questa volta, ha fatto solo la sua parte.