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"Un grado in cinquant'anni, venti volte più veloce del passato": il clima spiegato dal fisico Antonello Pasini

Il secondo episodio di Anatomia dei Fatti ospita il fisico del clima del CNR. Dai carotaggi in Antartide al legame tra Sahel e migrazioni, dieci risposte che smontano gli slogan, a partire dal più ripetuto: "il clima è sempre cambiato".

"Un grado in cinquant'anni, venti volte più veloce del passato": il clima spiegato dal fisico Antonello Pasini

"Il clima è sempre cambiato" è l'obiezione che arriva più spesso nei commenti ai contenuti climatici, ed è da lì che parte il secondo episodio di Anatomia dei Fatti, la rubrica di approfondimento di IAttualità che porta le domande del pubblico a chi studia i fenomeni per mestiere. L'ospite è Antonello Pasini, fisico del clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, autore di numerose pubblicazioni scientifiche sul riscaldamento globale e sul rapporto tra clima e società.


La risposta all'obiezione iniziale è il cuore dell'intervista. 

Il clima è davvero sempre cambiato, conferma Pasini, e i carotaggi in Antartide documentano gli ultimi ottocentomila anni di alternanza tra ere glaciali e periodi caldi. Ma il confronto tra i ritmi è quello che cambia la prospettiva: nel passaggio da un'era glaciale a un periodo caldo la temperatura saliva di circa un grado ogni mille anni, mentre nell'ultimo mezzo secolo è salita di un grado in cinquant'anni. Venti volte più veloce. C'è poi la questione dell'estensione: i riscaldamenti storici citati come controesempi, dalla Groenlandia "terra verde" ad Annibale che attraversa le Alpi, erano fenomeni localizzati, compatibili con la normale variabilità del clima. Oggi il 98 per cento della superficie terrestre è interessato dallo stesso segnale di riscaldamento, e per Pasini questo indica una causa che spinge il sistema tutto nella stessa direzione: una causa che la scienza ha identificato.


L'estate italiana spezzata in due

Sul piano meteorologico, l'estate che l'Italia sta vivendo, caldo estremo al centro-sud e nubifragi con grandine al nord, non è un'anomalia casuale ma il quadro che i modelli descrivono per il Mediterraneo. Il meccanismo raccontato da Pasini riguarda la sostituzione di un attore storico: l'anticiclone delle Azzorre, il cuscino di aria mite e stabile che dominava le estati mediterranee, ha lasciato il posto agli anticicloni africani, spinti verso nord dall'espansione della circolazione tropicale causata dal riscaldamento di origine antropica. Sono più forti, portano più caldo e più siccità; e quando si ritirano, l'ingresso di correnti fresche crea contrasti termici violenti, con nubifragi, grandinate estreme e occasionalmente tornado. Alla domanda se dovremo abituarci a estati così, la risposta è netta ma non fatalista: il futuro dipende dalle emissioni. Se il cambiamento fosse stato naturale, osserva Pasini, non avremmo potuto far altro che difenderci; sapere che le cause sono umane significa poter agire. Ridurre drasticamente combustioni fossili e deforestazione non riporterà il clima indietro, ma può stabilizzare la temperatura ed evitare scenari peggiori.


L'acqua che c'è ma non si può usare

Uno dei passaggi più concreti riguarda l'apparente contraddizione segnalata spesso dai follower: come si concilia un nord flagellato dai nubifragi con la crisi idrica del Po e dei grandi laghi? La risposta sta nella neve. Con temperature più alte, la quota neve si è alzata: dove un tempo nevicava a millecinquecento metri, oggi piove fino a millesettecento o milleottocento. Quella neve era una riserva che si scioglieva lentamente, alimentando falde e fiumi in primavera ed estate; la pioggia violenta che l'ha sostituita, se non viene intercettata, finisce in Adriatico in un paio di giorni. Piove di più, in modo più violento, e c'è meno acqua disponibile: non è un paradosso, è il nuovo funzionamento del ciclo idrico alpino. A questo si aggiunge il danno diretto delle grandinate sulle colture.


La scienza dell'attribuzione

Pasini illustra anche uno degli sviluppi più significativi della climatologia recente: la capacità di quantificare il contributo del cambiamento climatico ai singoli eventi estremi. Fino a pochi anni fa la risposta standard rimandava alle statistiche di lungo periodo; oggi i modelli permettono di ricostruire un evento e simularlo in condizioni pre-riscaldamento, con mari e atmosfera più freddi, misurando la differenza. Il dato citato nell'intervista: su una quarantina di eventi estremi analizzati lo scorso anno, in trentasei o trentasette casi l'intensità è risultata significativamente maggiore a causa del cambiamento climatico.


Il Sahel e i barconi

Il passaggio forse più lontano dal dibattito quotidiano riguarda il legame tra clima e migrazioni. Nove migranti su dieci tra quelli che sbarcano nel Sud Italia, spiega Pasini, si imbarcano in Libia ma provengono dalla fascia del Sahel, la striscia di territorio compresa tra il Sahara e la foresta tropicale. Lì, accanto ai conflitti, agisce una desertificazione galoppante che sottrae terreni fertili: chi non ha più nulla da coltivare si sposta prima nei paesi vicini, poi tenta la traversata. Continuare ad alimentare il cambiamento climatico, è il ragionamento, significa alimentare anche queste dinamiche. Tra le note positive, Pasini indica la corsa cinese alle rinnovabili: la Cina è oggi il maggior produttore mondiale di energia rinnovabile, e questo toglie fondamento all'alibi del "noi siamo piccoli, finché non si muove la Cina non conta nulla". Sul fronte opposto, il dato che lo preoccupa viene da un suo recente lavoro: dal 2013-2014 la velocità di crescita della temperatura media globale è raddoppiata, da circa 0,2 a circa 0,4 gradi per decennio.


Cosa possono fare l'Italia e i singoli

Sulle azioni concrete, Pasini lega la transizione energetica alla sicurezza nazionale: dipendere dai combustibili fossili significa dipendere da produttori inaffidabili e da prezzi che ogni crisi internazionale fa oscillare, come mostrano le tensioni in Medio Oriente. Per i cittadini, oltre al risparmio energetico e al consumo sostenibile, la strada indicata è quella delle comunità energetiche: scuole, ospedali, parrocchie e condomini che producono insieme energia distribuita, con benefici in bolletta e per l'ambiente. Sull'informazione, infine, il fisico del CNR invita a diffidare dei titoli strillati e a verificare le competenze di chi parla: non tutti gli scienziati sono esperti di clima, e l'epoca del sapere universale è finita da tempo. I riferimenti affidabili restano gli enti di ricerca, CNR ed ENEA, e i dipartimenti universitari.


Dove seguire il lavoro di Pasini

Le ricerche attuali del professore riguardano la temperatura media globale e lo studio delle carote di ghiaccio antartiche, per verificare la robustezza del rapporto tra anidride carbonica e temperatura. I suoi studi sono raccolti nel volume "La sfida climatica. Dalla scienza alla politica: ragioni per il cambiamento" (Codice Edizioni), e gli aggiornamenti quotidiani sulle novità della ricerca climatica sono pubblicati sulla sua pagina Facebook.

L'intervista integrale è disponibile su YouTube e in versione podcast su Spotify; i tagli brevi su TikTok, Instagram e Facebook. Anatomia dei Fatti torna tra due settimane con un nuovo ospite.


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