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Caso Roggero, l'ultima parola: il 15 luglio la Cassazione decide il destino del gioielliere di Grinzane Cavour

Condannato in appello a 14 anni e 9 mesi per la morte di due rapinatori e il ferimento di un terzo, Mario Roggero attende il giudizio della Suprema Corte. La ricostruzione completa: i fatti del 28 aprile 2021, il precedente del 2015, le motivazioni dei giudici, le tesi della difesa e gli scenari possibili.

 Caso Roggero, l'ultima parola: il 15 luglio la Cassazione decide il destino del gioielliere di Grinzane Cavour

Ha settantadue anni e racconta di aver già comprato i pigiami per il carcere. In un'intervista rilasciata a pochi giorni dall'udienza, Mario Roggero ha descritto l'attesa come un conto alla rovescia e ha spiegato di aver preparato anche i libri da portare con sé in cella, nel caso in cui la condanna diventasse definitiva. Il 15 luglio 2026 la Corte di Cassazione esaminerà il ricorso presentato dalla sua difesa contro la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Torino: quel giorno il processo che da cinque anni divide l'Italia arriverà al suo capitolo finale, o ripartirà da capo.  Fino ad allora vale un punto fermo: la condanna non è definitiva e Roggero, come chiunque nella sua posizione, resta presunto non colpevole fino all'eventuale sentenza irrevocabile.


I fatti: 28 aprile 2021, Gallo di Grinzane

È un pomeriggio di primavera quando tre uomini entrano nella gioielleria di via Garibaldi, in località Gallo di Grinzane Cavour, nel Cuneese. Si tratta di Giuseppe Mazzarino, Andrea Spinelli e Alessandro Modica. Sono armati, anche se le armi si riveleranno in seguito non vere. Secondo le ricostruzioni processuali, i tre aggrediscono le donne della famiglia: una delle figlie viene legata, la moglie Mariangela minacciata per farsi consegnare i valori.      Presa la refurtiva, i rapinatori escono dal negozio. È in questo momento che la vicenda cambia natura. Roggero impugna la pistola e li insegue all'esterno: esplode più colpi sulla pubblica via, mentre i tre — secondo quanto accertato dai giudici di merito — stanno salendo in auto per allontanarsi, e poi ancora in direzione del veicolo in fuga. Mazzarino e Spinelli muoiono. Modica resta ferito a una gamba e sarà l'unico dei tre a poter raccontare la propria versione. La scena è ripresa dalle telecamere di sorveglianza della gioielleria, otto in totale, due delle quali non funzionanti. Quei filmati diventeranno il cuore di tutti i gradi di giudizio.


Il precedente del 2015

Per capire il caso Roggero bisogna tornare indietro di sei anni. Nel 2015 la stessa gioielleria era già stata rapinata: in quell'occasione, secondo quanto raccontato dal commerciante e ribadito dalla difesa nei processi, Roggero era stato picchiato e legato, con le familiari rinchiuse in un locale del negozio. Su questo episodio la difesa ha costruito una parte centrale della propria tesi: quella rapina avrebbe lasciato un disturbo post-traumatico ancora presente nel 2021, insieme alla percezione che i responsabili non avessero pagato davvero. Nell'arringa d'appello, l'avvocato Stefano Marcolini ha sostenuto che una seconda rapina a distanza di sei anni avrebbe messo a dura prova il sistema nervoso di chiunque, e che l'imputato non poteva essere lucido in quei momenti.


Perché per i giudici non è legittima difesa

Il nodo giuridico dell'intera vicenda non è la rapina, che nessuno mette in discussione, ma il momento esatto in cui Roggero ha sparato. La legittima difesa, prevista dall'articolo 52 del codice penale anche nella versione riformata nel 2019, richiede un pericolo attuale per sé o per altri e una reazione proporzionata a quel pericolo.

Per la Corte d'Assise di Asti prima, e per la Corte d'Assise d'Appello di Torino poi, quelle condizioni non c'erano più: quando i colpi vengono esplosi, l'azione violenta dentro il negozio è conclusa, i rapinatori sono all'esterno e stanno salendo in macchina per fuggire. Nelle motivazioni d'appello, depositate il 2 febbraio 2026, i giudici scrivono che né Roggero né i suoi familiari erano esposti in quel momento a un pericolo concreto, e giudicano la versione difensiva — il timore di un ritorno dei rapinatori, la convinzione che la moglie fosse stata portata via, l'arma che sarebbe stata puntata contro di lui — illogica e smentita in più punti dai filmati. La Corte osserva inoltre che nelle prime dichiarazioni e interviste il gioielliere non avrebbe parlato di paura per la propria vita, ma dell'intento di fermare i rapinatori e assicurarli alla giustizia. L'accusa, sostenuta dal pubblico ministero Davide Greco in entrambi i gradi, è andata oltre: più che di difesa, per la procura si sarebbe trattato di una vera e propria esecuzione.


La linea della difesa

La difesa ha sempre respinto questa lettura. Per l'avvocato Marcolini si tratterebbe di legittima difesa putativa: Roggero avrebbe percepito un pericolo reale, filtrato dal trauma del 2015 e da uno stato di grave turbamento, e avrebbe reagito d'istinto, senza il tempo per alcun ragionamento. La ricostruzione dell'accusa, che pretenderebbe lucidità e razionalità in quei secondi, è stata definita dal legale una fallacia da scrivania.

Roggero, dal canto suo, non ha mai cambiato versione: «Se il rapinatore non avesse alzato l'arma non avrei sparato», ha ripetuto dopo la sentenza d'appello. Nelle interviste più recenti ha sostenuto inoltre che uno dei video agli atti sarebbe stato alterato in modo da farlo apparire mentre spara ai rapinatori a terra: un'affermazione della difesa che non ha trovato riconoscimento nei giudizi di merito, e che ora fa parte del materiale sottoposto all'attenzione dei giudici di legittimità insieme ai vizi di motivazione e alle violazioni di legge denunciati nel ricorso.


Le sentenze: da 17 anni a 14 anni e 9 mesi

Il percorso giudiziario si è sviluppato in due tappe. Il 4 dicembre 2023 la Corte d'Assise di Asti ha condannato Roggero in primo grado a 17 anni di reclusione per duplice omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo di arma. Il 3 dicembre 2025 la Corte d'Assise d'Appello di Torino ha confermato l'impianto della decisione riducendo la pena a 14 anni e 9 mesi. In entrambi i gradi la legittima difesa è stata esclusa.


Il conto economico

Accanto alla partita penale corre quella civile, che per la famiglia Roggero ha assunto dimensioni enormi. I giudici hanno disposto una provvisionale di circa 780 mila euro in favore delle famiglie dei due uomini uccisi: secondo quanto ricostruito dalla stampa, il gioielliere ne avrebbe già versati circa 300 mila vendendo alcuni immobili. Le richieste complessive delle parti civili superano i 3 milioni di euro e comprendono anche il danno che i parenti attribuiscono al clamore mediatico della vicenda. Sommando risarcimenti, consulenze e spese legali — oltre un milione di euro già speso, secondo lo stesso Roggero — l'esposizione complessiva stimata supera i 4 milioni. Il commerciante ha rilanciato una raccolta fondi pubblica e ha dichiarato di stare vendendo tutto ciò che possiede.


Un Paese diviso

Da cinque anni il caso spacca l'opinione pubblica lungo una linea che le sentenze non hanno ricomposto. Da una parte c'è chi vede in Roggero un uomo travolto dalla paura dopo l'ennesima rapina, vittima due volte: della criminalità prima e di uno Stato percepito come incapace di proteggerlo poi. In questo campo si sono mossi esponenti politici e personaggi pubblici — a luglio 2026 il caso è stato rilanciato in un evento pubblico con Roberto Vannacci e Giuseppe Cruciani — oltre a una vasta solidarietà popolare che si è tradotta nella sottoscrizione economica. Lo stesso Roggero racconta di aver ricevuto messaggi di vicinanza da fedeli e religiosi, e persino una lettera che attribuisce a Papa Leone XIV.

Dall'altra parte c'è chi ricorda un principio cardine dell'ordinamento: nessuno può farsi giustizia da sé, e la reazione armata contro persone in fuga — quali che siano le colpe di chi scappa — resta fuori dal perimetro della legge. In questo campo si collocano la procura, le famiglie di Mazzarino e Spinelli costituite parti civili, e chi teme che il consenso attorno al gioielliere legittimi una cultura della giustizia fai da te.


Gli scenari del 15 luglio

La Cassazione non riesaminerà i fatti minuto per minuto: valuterà se la sentenza d'appello sia corretta sul piano del diritto e della motivazione. Gli esiti possibili sono essenzialmente tre. Se il ricorso venisse rigettato o dichiarato inammissibile, la condanna a 14 anni e 9 mesi diventerebbe definitiva ed eseguibile, con le eventuali istanze della difesa legate all'età dell'imputato rimesse alla magistratura di sorveglianza. Se invece la Suprema Corte annullasse la sentenza con rinvio, il processo tornerebbe davanti a un'altra sezione della Corte d'Assise d'Appello di Torino per un nuovo giudizio, con esiti aperti che vanno dall'assoluzione a una nuova condanna. Resta infine l'ipotesi, statisticamente più rara, dell'annullamento senza rinvio.

Qualunque sia la decisione, difficilmente chiuderà il dibattito che questo caso ha aperto sul confine tra difesa, paura e uso privato della forza. Il 15 luglio la parola passa ai giudici. Il giudizio su tutto il resto, come sempre, resta ai lettori.



 Fonti: 

- Atti e motivazioni della Corte d'Assise d'Appello di Torino (sent. n. 19/2026), cronache giudiziarie di primo e secondo grado, interviste pubbliche di Mario Roggero (luglio 2026).*

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