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Tutti gli articoli di Iattualità nella categoria Cronaca, verificati con i dati.
- Torino, la droga è arrivata tre volte in una notte. Il vero orrore è quanto fosse facile
C'è un dettaglio, nella ricostruzione dell'omicidio di Fabio Colapietro a Torino, che dovrebbe fare più paura dei sacchi neri trovati nel bagno di via Gulli. Secondo il racconto reso al giudice da Matheus De Oliveira Morando, il ventiseienne che ha confessato l'omicidio, la droga sarebbe entrata in quell'appartamento tre volte nella stessa notte. Ogni volta a portarla sarebbe stato lo stesso Colapietro, trentanove anni, precedenti per spaccio, che avrebbe fatto avanti e indietro tra la casa e il parco Sempione come un rider con le consegne. Crack, LSD, funghi allucinogeni e MDPHP, lo stimolante sintetico che nelle cronache viene chiamato monkey dust. Il tutto nel giro di una sera, in una città del Nord, a poche fermate di metropolitana dal centro. L'attenzione mediatica si è concentrata, comprensibilmente, sulla parte più atroce: il corpo smembrato, il cemento a presa rapida, la candeggina, l'insegnante di quarantasette anni che secondo l'accusa avrebbe cercato su internet come far sparire un cadavere. Ma se ci si ferma all'orrore si perde il punto. Quell'appartamento non è un'eccezione mostruosa. È il punto di arrivo di una filiera che funziona benissimo, tutti i giorni, in ogni città italiana.
- Torino, la droga è arrivata tre volte in una notte. Il vero orrore è quanto fosse facile
C'è un dettaglio, nella ricostruzione dell'omicidio di Fabio Colapietro a Torino, che dovrebbe fare più paura dei sacchi neri trovati nel bagno di via Gulli. Secondo il racconto reso al giudice da Matheus De Oliveira Morando, il ventiseienne che ha confessato l'omicidio, la droga sarebbe entrata in quell'appartamento tre volte nella stessa notte. Ogni volta a portarla sarebbe stato lo stesso Colapietro, trentanove anni, precedenti per spaccio, che avrebbe fatto avanti e indietro tra la casa e il parco Sempione come un rider con le consegne. Crack, LSD, funghi allucinogeni e MDPHP, lo stimolante sintetico che nelle cronache viene chiamato monkey dust. Il tutto nel giro di una sera, in una città del Nord, a poche fermate di metropolitana dal centro. L'attenzione mediatica si è concentrata, comprensibilmente, sulla parte più atroce: il corpo smembrato, il cemento a presa rapida, la candeggina, l'insegnante di quarantasette anni che secondo l'accusa avrebbe cercato su internet come far sparire un cadavere. Ma se ci si ferma all'orrore si perde il punto. Quell'appartamento non è un'eccezione mostruosa. È il punto di arrivo di una filiera che funziona benissimo, tutti i giorni, in ogni città italiana.
- Quindici anni, un traliccio e una foto: la morte di Jacopo e il sistema che premia chi rischia di più
Nella serata di venerdì 25 settembre, poco dopo le 21.30, i tecnici di Terna escono per verificare un'anomalia sulla rete elettrica nelle campagne tra Lodi e Lodi Vecchio, non lontano dalla Tenuta Bottedo. Ai piedi di un traliccio dell'alta tensione trovano il corpo di un ragazzo di quindici anni. Per i soccorritori non c'è nulla da fare. Quasi negli stessi minuti, la madre è in Questura a Lodi per denunciarne la scomparsa. Le due notizie si incrociano nel giro di pochi minuti, nel modo peggiore.
- Tre bambini in tre giorni: la casa non è il posto sicuro che crediamo
Un bambino di cinque anni è in terapia intensiva pediatrica al Gemelli di Roma dopo un volo di dieci metri dal balcone di casa. Il padre è stato denunciato. Sui social il verdetto è arrivato in poche ore, prima ancora della prognosi. Ma nella stessa settimana altri due bambini sono caduti da un balcone, e in entrambi i casi un adulto era in casa. Forse vale la pena fermarsi un momento prima di emettere sentenze.
- Caso Ranucci, Lavitola ammette davanti al gip: sono io il mandante dell'attentato. Ma il movente resta il vero nodo
La svolta è arrivata nel primo pomeriggio del dodici agosto, al termine di un interrogatorio di garanzia durato oltre cinque ore nel carcere romano di Rebibbia. Valter Lavitola, imprenditore ed ex direttore dell'Avanti, arrestato lunedì dieci agosto su ordinanza del gip di Roma, avrebbe ammesso davanti al giudice di essere il mandante dell'attentato esplosivo che il sedici ottobre 2025 colpì l'abitazione di Sigfrido Ranucci a Pomezia, sulla costa laziale. La notizia, diffusa dall'agenzia ANSA e confermata dal difensore Sergio Cola, rappresenta un passaggio potenzialmente decisivo in un'inchiesta che da settimane intreccia cronaca giudiziaria, politica e servizio pubblico. Va ricordato fin da subito che l'ammissione resa in sede di interrogatorio di garanzia non equivale a una sentenza: Lavitola resta un indagato, la sua posizione dovrà essere vagliata nelle sedi processuali competenti e vale per lui, come per tutti gli altri coinvolti, la presunzione di innocenza fino a un'eventuale condanna definitiva.
- Il Monaldi risarcisce la famiglia di Domenico senza una causa. Ma la cifra resta segreta, e il processo penale comincia adesso
L'Azienda dei Colli ha chiuso in via stragiudiziale con i familiari del bambino di due anni morto dopo un trapianto di cuore. Un verbale di riservatezza copre l'importo. È denaro pubblico, e questa è la domanda che nessuno sta facendo.
- Non chiamatela follia
Federico Venco si è fermato ad aiutare una sconosciuta rimasta al buio senza telefono. Pochi minuti dopo era morto. Nell'auto dell'uomo arrestato, secondo gli inquirenti, c'erano un coltello e un grosso sasso. La parola che gran parte della stampa ha scelto per raccontarlo — "raptus" — è quella che spiega meno di tutte.
- Scambio di persona e gogna digitale: il caso di Bangkok è chiuso, il suo comincia adesso
Diecimila messaggi, minacce di morte, l'università che telefona. La colpa: una montatura di occhiali simile a quella di una ragazza in un video girato a settemila chilometri di distanza.
- Sangue nei polmoni e segni di schiacciamento: cosa dice davvero l'autopsia su Fakir, e cosa ancora non può dire
Sei ore di esame, un pool di specialisti nominati dalla Procura, i consulenti di tutte le parti presenti. L'autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne di origine marocchina morto domenica diciannove luglio al rione Pilastro di Bologna durante un fermo di polizia, si è conclusa venerdì con due elementi che, secondo quanto trapelato da diverse fonti, costituiscono i primi punti fermi della vicenda: la presenza di sangue vivo nei polmoni e segni di schiacciamento. Due dati oggettivi che però, da soli, non rispondono ancora alla domanda decisiva: come e perché è morto Fakir. Ed è proprio la distanza tra ciò che l'esame ha accertato e ciò che resta da stabilire a definire questa fase dell'inchiesta, in un clima in cui la politica e le piazze sono già andate molto più avanti dei periti.
- Sub morti alle Maldive, la cronistoria completa: dall'immersione nella grotta di Vaavu ai video consegnati alla Procura di Roma
Il 14 maggio 2026 cinque subacquei italiani hanno perso la vita in un sistema di grotte sommerse nell'atollo di Vaavu, alle Maldive. Due mesi dopo, il 17 luglio, gli investigatori maldiviani hanno incontrato i magistrati della Procura di Roma consegnando i filmati delle telecamere recuperate insieme ai corpi: un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire cosa sia accaduto a circa sessanta metri di profondità. Questa è la cronistoria completa di una vicenda che intreccia subacquea tecnica, un'inchiesta per omicidio colposo e un nodo ancora aperto sul ruolo dell'Università di Genova.
- Caso Roggero, l'ultima parola: il 15 luglio la Cassazione decide il destino del gioielliere di Grinzane Cavour
Condannato in appello a 14 anni e 9 mesi per la morte di due rapinatori e il ferimento di un terzo, Mario Roggero attende il giudizio della Suprema Corte. La ricostruzione completa: i fatti del 28 aprile 2021, il precedente del 2015, le motivazioni dei giudici, le tesi della difesa e gli scenari possibili.
- Francesca Tucci e il processo che non spetta ai social
Il caso Cardarelli — Una ragazza di 24 anni morta dopo un intervento programmato, tre medici indagati come atto dovuto, un'autopsia che darà risposte entro settanta giorni. E intorno, il rumore delle sentenze anticipate. Perché la verità ha bisogno di tempo, non di dirette.
- Il caso Ranucci: la bomba, l'amico indagato e il movente che ancora non c'è
Nove mesi dopo l'attentato al conduttore di Report, l'inchiesta prende una direzione che nessuno aveva previsto: il presunto mandante sarebbe uno degli amici più stretti del giornalista. Cosa sappiamo, cosa resta da capire e perché questa storia è più complicata di come appare.
- Caso Satnam Singh, sedici anni ad Antonello Lovato: la Corte d'Assise riconosce l'omicidio volontario con dolo eventuale
Latina — Il tribunale conferma l'impianto della Procura: per i giudici il datore di lavoro accettò il rischio che il bracciante morisse. La difesa annuncia appello, motivazioni attese entro novanta giorni. E resta aperto il processo parallelo sul caporalato.