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Caso Ranucci, Lavitola ammette davanti al gip: sono io il mandante dell'attentato. Ma il movente resta il vero nodo

La svolta è arrivata nel primo pomeriggio del dodici agosto, al termine di un interrogatorio di garanzia durato oltre cinque ore nel carcere romano di Rebibbia. Valter Lavitola, imprenditore ed ex direttore dell'Avanti, arrestato lunedì dieci agosto su ordinanza del gip di Roma, avrebbe ammesso davanti al giudice di essere il mandante dell'attentato esplosivo che il sedici ottobre 2025 colpì l'abitazione di Sigfrido Ranucci a Pomezia, sulla costa laziale. La notizia, diffusa dall'agenzia ANSA e confermata dal difensore Sergio Cola, rappresenta un passaggio potenzialmente decisivo in un'inchiesta che da settimane intreccia cronaca giudiziaria, politica e servizio pubblico. Va ricordato fin da subito che l'ammissione resa in sede di interrogatorio di garanzia non equivale a una sentenza: Lavitola resta un indagato, la sua posizione dovrà essere vagliata nelle sedi processuali competenti e vale per lui, come per tutti gli altri coinvolti, la presunzione di innocenza fino a un'eventuale condanna definitiva.

Caso Ranucci, Lavitola ammette davanti al gip: sono io il mandante dell'attentato. Ma il movente resta il vero nodo

La confessione davanti al gip

Secondo quanto riferito dal suo legale, Lavitola avrebbe confermato l'ipotesi accusatoria della Procura della Repubblica di Roma, ammettendo di aver commissionato l'ordigno rudimentale esploso tra il cancello di casa Ranucci e le due auto parcheggiate all'esterno, senza provocare feriti. La versione fornita dall'indagato, però, introduce un elemento del tutto inatteso: l'attentato sarebbe stato organizzato, a suo dire, per tutelare l'incolumità del giornalista. Ranucci, sostiene la difesa, sarebbe stato oggetto di pericolosi tentativi di aggressione, e la bomba avrebbe avuto lo scopo di far innalzare il livello della sua scorta. Una ricostruzione che, se da un lato conferma la responsabilità materiale rivendicata dall'indagato, dall'altro apre un interrogativo enorme sulla logica dell'intera vicenda.


Le due versioni del movente

La spiegazione offerta da Lavitola diverge infatti in modo sostanziale da quella formulata dagli inquirenti. Nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Iole Moricca, l'attentato sarebbe stato commissionato per "accrescere la popolarità del giornalista" e accelerare i progetti politici che l'ex faccendiere avrebbe coltivato attorno alla figura del conduttore di Report. Nelle carte dell'inchiesta compaiono messaggi risalenti già al 2024 in cui Lavitola prospettava a Ranucci un futuro da leader politico, arrivando a commissionare sondaggi per misurarne il gradimento come potenziale candidato. Ranucci, dal canto suo, ha sempre negato qualunque interesse verso una carriera politica, e un punto delle valutazioni del gip appare particolarmente rilevante: dalle carte non emergerebbe alcun accordo tra il giornalista e Lavitola in relazione all'attentato. Ranucci viene descritto come vittima ignara del disegno attribuito all'amico. Alla contestazione principale si aggiunge un elemento di notevole gravità: la Direzione distrettuale antimafia contesta a Lavitola anche l'aggravante del metodo mafioso, in concorso con gli esecutori materiali per detenzione, porto e utilizzo di un ordigno esplosivo.


La ricostruzione dell'inchiesta

La catena degli eventi ricostruita dagli investigatori parte da lontano. Secondo l'ordinanza, il sette settembre 2025 Lavitola avrebbe fatto visita a Ranucci nella sua abitazione e, presa contezza dei luoghi, li avrebbe successivamente mostrati a Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense indicato come il suo uomo di fiducia. Da Tavares, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, le informazioni sarebbero passate al gruppo di esecutori materiali, quattro persone dell'area nolana arrestate già a fine giugno, fino al collocamento dell'ordigno la notte del sedici ottobre. Tavares risulta a oggi latitante e si troverebbe in Africa: nei suoi confronti è stata emessa una misura cautelare e la Procura sarebbe pronta ad avviare la procedura di estradizione. La sua posizione appare cruciale, perché gli investigatori lo considerano l'anello di congiunzione tra il presunto mandante e chi materialmente piazzò l'esplosivo. Anche in questo caso, tutte le responsabilità individuali dovranno essere accertate nei successivi gradi di giudizio.


La reazione di Ranucci

Il conduttore di Report ha affidato ai social la sua prima reazione dopo la confessione, con un messaggio che colloca la propria vicenda dentro una lettura storica della violenza contro gli uomini delle istituzioni e dell'informazione. Richiamando il filo che lega Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Ranucci ha scritto che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza, ma "per eccesso di chiarezza". Il giornalista, che nelle scorse settimane aveva raccontato di aver interrotto ogni contatto con Lavitola dal momento della perquisizione, per rispetto delle indagini, ha inoltre presentato denunce per diffamazione contro chi ha insinuato una sua presunta conoscenza preventiva dell'attentato. Un'insinuazione che, allo stato degli atti, non trova riscontro nelle valutazioni del gip.


Il fronte Rai e il futuro di Report

Parallelamente al binario giudiziario corre quello aziendale, che potrebbe produrre conseguenze in tempi molto più rapidi. Il Comitato etico della Rai si è riunito l'undici agosto per valutare la posizione di Ranucci alla luce degli elementi emersi dall'inchiesta: tra questi, i giudizi espressi dal conduttore su vertici e colleghi dell'azienda nelle conversazioni con Lavitola e l'inoltro all'ex faccendiere di una mail aziendale del direttore dell'Approfondimento Paolo Corsini, contenente un richiamo a un maggiore equilibrio delle inchieste di Report. Il parere del Comitato, atteso prima di Ferragosto, sarà secretato e destinato esclusivamente all'amministratore delegato Giampaolo Rossi, al quale spetterà ogni valutazione di natura editoriale sulla prossima stagione del programma, in partenza a novembre. Sullo sfondo circolano ipotesi di una possibile sostituzione alla conduzione, mentre dal fronte politico il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto pubblicamente chiarezza sui rapporti tra il giornalista e Lavitola, arrivando a mettere in discussione il finanziamento pubblico del programma. L'opposizione, al contrario, denuncia una campagna di delegittimazione ai danni di un cronista che resta, nelle carte dell'inchiesta, la vittima dell'attentato.


Cosa succede ora

La confessione resa da Lavitola non chiude l'inchiesta, semmai la complica. Restano da chiarire la reale natura del movente, la posizione del latitante Tavares, il ruolo esatto di ciascuno degli esecutori già arrestati e la tenuta della versione difensiva rispetto al quadro ricostruito dalla Procura. Alcuni osservatori hanno già rilevato l'anomalia di un presunto mandante che fornisce spontaneamente un movente agli investigatori, circostanza che suggerisce prudenza nell'accettare qualunque narrazione come definitiva. Sul piano mediatico e istituzionale, invece, i tempi saranno più stretti: il parere del Comitato etico e le decisioni dell'amministratore delegato Rai potrebbero ridisegnare entro pochi giorni il futuro di uno dei programmi di inchiesta più seguiti della televisione pubblica. Una vicenda che tocca corde profonde del rapporto tra informazione, potere e sicurezza dei giornalisti, e che merita di essere seguita con rigore, senza processi sommari in nessuna direzione.



Fonti:

  • ANSA, Lavitola confessa: "Sono io il mandante dell'attentato a Ranucci", 12 agosto 2026
  • Il Fatto Quotidiano, Attentato a Ranucci, Lavitola ammette: sono io il mandante, 12 agosto 2026
  • Il Fatto Quotidiano, Attentato Ranucci, arrestato Lavitola: voleva favorire la sua ascesa politica, 10 agosto 2026
  • Il Giornale, Il giorno dell'interrogatorio di Lavitola: tutte le accuse, 12 agosto 2026
  • Sky TG24, Attentato a Ranucci, allarme del conduttore di Report, 11 agosto 2026
  • Adnkronos, Ranucci, caso Lavitola e Report: comitato etico Rai si esprime, 11 agosto 2026
  • Primaonline, Caso Ranucci. Riunito il Comitato Etico della Rai, 12 agosto 2026
  • Il Messaggero, Caso Report, scontro tra Salvini e Ranucci, 11 agosto 2026

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