Iattualità · Cronaca · di Andrè Renzuto Iodice ·
Quindici anni, un traliccio e una foto: la morte di Jacopo e il sistema che premia chi rischia di più
Nella serata di venerdì 25 settembre, poco dopo le 21.30, i tecnici di Terna escono per verificare un'anomalia sulla rete elettrica nelle campagne tra Lodi e Lodi Vecchio, non lontano dalla Tenuta Bottedo. Ai piedi di un traliccio dell'alta tensione trovano il corpo di un ragazzo di quindici anni. Per i soccorritori non c'è nulla da fare. Quasi negli stessi minuti, la madre è in Questura a Lodi per denunciarne la scomparsa. Le due notizie si incrociano nel giro di pochi minuti, nel modo peggiore.
Cosa sappiamo
Il ragazzo si chiamava Jacopo. Accanto a lui viene ritrovato lo smartphone e, secondo quanto riferito dagli inquirenti, tra le ultime immagini c'è una foto scattata dalla cima del traliccio, a oltre venti metri d'altezza. È da quel dettaglio che nasce l'ipotesi investigativa, condivisa dalla Procura di Lodi guidata da Laura Pedio: una sfida raccolta sui social, un contenuto da mostrare, un'impresa da documentare. Gli investigatori stanno analizzando il telefono, le chat e i gruppi seguiti; la Procura ha aperto un fascicolo e sta valutando se disporre l'autopsia. Va detto con chiarezza: al momento è un'ipotesi, e la ricostruzione definitiva spetta a chi indaga. Ma è un'ipotesi che si inserisce in un elenco già troppo lungo per essere trattato come una serie di casi isolati.
Per scelta, in questo articolo non descriviamo la dinamica nei dettagli e non diamo un nome alla presunta sfida. Chi si occupa di questi fenomeni lo ripete da anni: ogni volta che un contenuto pericoloso viene raccontato nei particolari, guadagna visibilità, e la visibilità è esattamente il carburante che lo alimenta.
Un elenco che si allunga
La cronaca degli ultimi anni è piena di storie con la stessa struttura. Nel giugno 2023, a Roma, un bambino di cinque anni morì quando l'auto della madre fu travolta da una vettura di lusso noleggiata da un gruppo di youtuber che, secondo l'accusa, stavano girando un video per una sfida di resistenza. Nello stesso periodo, in provincia di Avellino, la morte di un ragazzino che avrebbe compiuto quattordici anni a luglio fu indagata proprio nell'ottica di una sfida social. All'estero i casi sono decine, con ragazzi di dodici e tredici anni morti davanti ai propri follower o dopo aver assunto farmaci in quantità per imitare un video.
I numeri confermano che non si tratta di eccezioni. Uno studio del Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio e dell'Istituto superiore di sanità, citato nel 2023, stimava in circa 243 mila gli adolescenti italiani che hanno partecipato almeno una volta a una sfida social: il 6,1 per cento degli studenti tra gli undici e i diciassette anni. Sei su cento. Da allora non risultano aggiornamenti ufficiali di pari ampiezza, e non c'è ragione di pensare che il fenomeno si sia ridotto.
Come funziona l'incentivo
Il punto non è la singola sfida, che cambia nome ogni pochi mesi. Il punto è la struttura che la rende attraente. Le piattaforme di video brevi premiano ciò che ferma lo scorrimento del dito: l'imprevisto, l'estremo, il pericolo. Un contenuto che genera reazioni forti viene mostrato a più persone, chi lo pubblica riceve più visualizzazioni, e le visualizzazioni sono la valuta con cui un adolescente misura il proprio posto nel gruppo. In questo schema la prova non vale nulla se non viene documentata: la foto o il video non sono un dettaglio, sono lo scopo.
A questo si aggiunge quello che le neuroscienze descrivono da tempo: nell'adolescenza il sistema della ricompensa è particolarmente sensibile all'approvazione dei coetanei, mentre le aree che valutano il rischio completano la loro maturazione più tardi. Non è una colpa, è una fase dello sviluppo. Un sistema che offre ricompensa immediata in cambio di rischio, a una fascia d'età costruita per cercare la prima e sottovalutare il secondo, produce esattamente il risultato che stiamo vedendo.
Le responsabilità che nessuno vuole
Quando muore un ragazzo, la sequenza è nota: cordoglio, sgomento, qualche dichiarazione sui giovani che non hanno più il senso del limite, e poi silenzio fino al caso successivo. Ma le responsabilità hanno nomi precisi. La prima è delle piattaforme. Il regolamento europeo sui servizi digitali obbliga i grandi social a valutare e ridurre i rischi sistemici per i minori, compresa la diffusione di contenuti che incitano a comportamenti pericolosi. Sulla carta è un obbligo, nella pratica le sanzioni arrivano con anni di ritardo e i contenuti restano online abbastanza a lungo da fare danni. Non a caso, proprio in queste ore, una delle principali piattaforme ha chiuso con un accordo in Alabama le accuse di creare dipendenza nei giovani.
La seconda responsabilità è della politica. L'Australia ha vietato i social sotto i sedici anni; in Europa e in Italia se ne discute da tempo, tra proposte di verifica dell'età e rinvii. Non è detto che un divieto sia la soluzione, ma è certo che l'assenza di regole sull'età reale degli utenti consente a bambini di dodici anni di vivere in ambienti pensati per gli adulti. La terza responsabilità è collettiva: scuole che affrontano il tema solo dopo la tragedia, adulti che considerano il telefono una questione privata del figlio, un dibattito pubblico che alterna il panico morale all'indifferenza.
Cosa possiamo fare, da subito
Non esiste una misura risolutiva, ma esistono cose che funzionano. La prima è parlare delle sfide social come di un fenomeno, non come di un divieto: un ragazzo che sa perché un contenuto è costruito per attirarlo ha più strumenti di uno a cui è stato solo detto di non farlo. La seconda è conoscere gli ambienti che i figli frequentano online, senza trasformare il controllo in sorveglianza. La terza è segnalare: le piattaforme rimuovono i contenuti pericolosi soprattutto quando molte persone li segnalano, e ignorarli equivale a lasciarli in circolo. La quarta riguarda chi fa informazione, noi compresi: raccontare senza spettacolarizzare, non amplificare ciò che si vuole contrastare, non trasformare una vittima in un'icona.
Il punto
La morte di Jacopo verrà probabilmente archiviata, nel linguaggio comune, come una bravata finita male. È la parola sbagliata. Una bravata è un gesto senza calcolo; qui il calcolo c'era, ed era quello di un sistema che assegna valore al rischio e lo restituisce sotto forma di attenzione. Quel sistema non è un fenomeno naturale: è progettato, aggiornato e difeso da aziende che conoscono perfettamente i suoi effetti. Finché il dibattito resterà sui ragazzi che non capiscono il pericolo, e non su chi il pericolo lo rende redditizio, continueremo a contare. E a chiederci, ogni volta, come sia potuto succedere.
Fonti:
- Tgcom24, 26 settembre 2026: Lodi, 15enne morto folgorato su un traliccio dell'alta tensione: ipotesi sfida social — https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lodi-15enne-folgorato-traliccio-sfida-social_117012508-202602k.shtml
- Leggo, 26 settembre 2026: Jacopo Rossi Trabattoni trovato morto, aveva 15 anni — https://www.leggo.it/italia/cronache/26_settembre_2026_jacopo_rossi_trabattoni_morto_lodi_tenuta_bottedo_ultima_ora-9787190.html
- ANSA, 26 settembre 2026: Giovane trovato morto nelle campagne a Lodi, indaga la Squadra Mobile — https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2026/09/26/giovane-trovato-morto-nelle-campagne-a-lodi-indaga-la-squadra-mobile_86df337d-1a8a-47c8-8166-03b233588379.html
- LaPresse, 26 settembre 2026: Lodi, 15enne trovato senza vita in aperta campagna — https://www.lapresse.it/cronaca/2026/09/26/lodi-15enne-trovato-senza-vita-in-aperta-campagna/
- Il Giorno, 26 settembre 2026: Lodi, il corpo senza vita di un giovane trovato nelle campagne di Cascina Bottedo — https://www.ilgiorno.it/lodi/cronaca/cadavere-giovane-campagna-cascina-bottedo-lodi-lodivecchio-qt4vncd9
- The Social Post, 26 settembre 2026: Tragedia in Italia, folgorato su un traliccio — https://www.thesocialpost.it/2026/09/26/tragedia-in-italia-folgorato-su-un-traliccio-jacopo-e-morto/
- Today.it, giugno 2023: Social challenge, 6 ragazzini su 100 hanno partecipato a sfide estreme (dati ISS) — https://www.today.it/cronaca/incidente-lamborghini-roma-challenge-social.html
- ANSA, 26 settembre 2026: TikTok patteggia in Alabama le accuse di creare dipendenza nei giovani — https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/26/tiktok-patteggia-in-alabama-le-accuse-di-creare-dipendenza-nei-giovani_c41491f7-0975-465d-9244-0c409d160930.html