Iattualità · Cronaca · di ·

Non chiamatela follia

Federico Venco si è fermato ad aiutare una sconosciuta rimasta al buio senza telefono. Pochi minuti dopo era morto. Nell'auto dell'uomo arrestato, secondo gli inquirenti, c'erano un coltello e un grosso sasso. La parola che gran parte della stampa ha scelto per raccontarlo — "raptus" — è quella che spiega meno di tutte.

Non chiamatela follia

Cosa è successo

La sera di sabato 1 agosto 2026, intorno alle 23, lungo la strada che porta alla frazione Maddalena di Somma Lombardo, in provincia di Varese, una donna di 39 anni si trova ferma in moto sul ciglio della carreggiata. Le è caduto lo smartphone dal supporto al manubrio: senza mappa, al buio, non sa più come raggiungere il luogo dell'appuntamento che ha in programma.

Passa di lì, sempre in moto, Federico Venco, 36 anni, di Samarate. Non l'ha mai vista prima. Si ferma, le indica la strada e poi, vista la distanza breve, decide di accompagnarla fino a destinazione perché non si perda di nuovo.

L'appuntamento della donna era con il suo ex compagno, un uomo di 44 anni della zona. Secondo la ricostruzione della Procura di Busto Arsizio, lui aveva insistito per un ultimo incontro dopo la fine della relazione, avvenuta da meno di un mese, e l'aveva convinta con la scusa di restituirle alcuni effetti personali. Il punto scelto era vicino al cimitero della frazione.

Secondo la nota dei carabinieri di Gallarate, l'uomo si trovava a bordo strada con l'auto in posizione defilata. Vedendo arrivare la donna insieme a un altro motociclista, avrebbe sorpassato la moto di lei e poi tamponato e speronato quella condotta da Venco, facendola finire fuori strada. L'impatto è stato fatale: il 36enne è morto sul colpo. Subito dopo, sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, l'uomo sarebbe sceso dall'auto e avrebbe aggredito a mani nude l'ex compagna, venendo bloccato da alcune persone intervenute sul posto.

È stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario e si trova nel carcere di Busto Arsizio. Ha precedenti di polizia per reati contro la persona e un precedente per atti persecutori nei confronti di una ex. Assistito da un legale, finora non ha fornito agli inquirenti una ricostruzione dei fatti. L'udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari è fissata per martedì.


Cosa non è ancora stabilito

Qui serve una precisazione che molte cronache hanno saltato. La ricostruzione dello scambio di persona — l'uomo che avrebbe creduto Venco il nuovo compagno della sua ex — è l'ipotesi investigativa prevalente, non un fatto accertato. La nota dei carabinieri è esplicita: le cause della condotta sono "ancora in corso di accertamento", e il movente resta il punto più oscuro della vicenda.

Restano da chiarire, e saranno decisivi:

  • l'autopsia sul corpo di Venco, per stabilire se la morte sia conseguenza diretta dell'urto;

  • le perizie sui mezzi sequestrati, auto e moto, per ricostruire la dinamica dell'impatto;

  • le testimonianze di chi è intervenuto bloccando l'uomo mentre aggrediva l'ex compagna.

La difesa, secondo quanto trapelato, potrebbe sostenere l'assenza della volontà di uccidere: l'intenzione di spaventare, non di ammazzare, e la morte come conseguenza della caduta. È una linea che gli accertamenti tecnici confermeranno o smonteranno.

Il coltello e il sasso

Nell'auto, i carabinieri hanno trovato un coltello e un grosso sasso. La Procura di Busto Arsizio sta svolgendo ulteriori accertamenti per chiarire a cosa servissero.

Anche questo va detto per quello che è: due oggetti sequestrati, non una prova di premeditazione. Non sappiamo, oggi, se fossero lì da settimane o se fossero stati caricati quella sera. Sarà l'indagine a stabilirlo.

Ma c'è una domanda che gli inquirenti si stanno ponendo, e che vale la pena riportare: se l'arrivo casuale di Federico Venco non abbia, involontariamente, cambiato l'esito di quell'appuntamento per la donna. Se cioè quel gesto di cortesia verso una sconosciuta non abbia interrotto qualcosa di diverso da un chiarimento tra ex.

Il problema è la parola

Nelle ore successive, gran parte della stampa italiana ha raccontato la vicenda con un lessico preciso: "rivale in amore", "accecato dalla gelosia", "raptus". Titoli che collocano quello che è successo dentro una cornice sentimentale, quasi cavalleresca. Un uomo che perde la testa. Un triangolo. Una tragedia.

È una scelta di parole, e le parole non sono neutre.

Il raptus, per definizione, è imprevedibile. Arriva da fuori, non ha ragioni, non si può prevedere e quindi non si può prevenire. È una parola che chiude il discorso: se è follia, non c'è niente da capire e niente da fare. Si archivia come caso isolato e si passa oltre.

Ma un appuntamento cercato con insistenza, un punto d'incontro scelto, un'auto ferma in posizione defilata, un precedente per stalking e — se gli accertamenti lo confermeranno — due oggetti nel bagagliaio, non descrivono un'assenza di logica. Descrivono una logica. Diversa dalla nostra, ma una logica: quella per cui una persona continua a essere una proprietà anche dopo che ha deciso di andarsene, e chiunque le stia accanto è un ladro.

È la stessa struttura che leggiamo ogni settimana, con nomi diversi e con esiti diversi. Chiamarla follia ci fa comodo perché ci esonera. Chiamarla per quello che è ci costringerebbe a chiederci come mai un uomo con un precedente per atti persecutori sia arrivato a quel bordo strada.

Chi era Federico Venco

Aveva 36 anni, viveva a San Macario, frazione di Samarate, ed era il terzo di quattro fratelli. Era figlio di Ermanno Venco, sindaco della città nei primi anni Duemila, morto nel 2010 durante un'escursione in montagna.

Nel tempo libero si occupava degli anziani soli della frazione: compagnia, commissioni, aiuto pratico. Secondo il racconto di parenti e conoscenti raccolto dal Corriere della Sera, non aveva smesso nemmeno qualche anno prima, quando si spostava con le stampelle durante la riabilitazione dopo un incidente in moto: continuava comunque ad andarli a trovare.

Aveva cambiato diversi lavori — manager in un McDonald's, installatore di linee vita sui tetti, giardiniere. Amava la montagna e sognava di comprare una baita e trasformarla in rifugio.

Sabato sera aveva cenato con la madre. Poi era uscito in moto.



Fonti:

  • Comando provinciale carabinieri di Varese, nota sulla dinamica e sull'arresto (ripresa da VareseNews, 3 agosto 2026)

  • Procura di Busto Arsizio, indagine coordinata dal sostituto procuratore Massimo De Filippo (Prealpina, La Provincia di Varese, 3 agosto 2026)

  • Sky TG24, Open, Il Messaggero, Leggo, Il Giorno, MilanoToday, Malpensa24 — ricostruzioni del 3 agosto 2026

  • Famiglia Cristiana, analisi del linguaggio della stampa sul caso, 3 agosto 2026


Articolo aggiornato al 3 agosto 2026. Il procedimento è in fase di indagini preliminari: ogni elemento riportato è allo stato un'ipotesi accusatoria e l'indagato è presunto innocente fino a sentenza definitiva.

Altri articoli in Cronaca