Iattualità · Cronaca · di Andrè Renzuto Iodice ·
Sub morti alle Maldive, la cronistoria completa: dall'immersione nella grotta di Vaavu ai video consegnati alla Procura di Roma
Il 14 maggio 2026 cinque subacquei italiani hanno perso la vita in un sistema di grotte sommerse nell'atollo di Vaavu, alle Maldive. Due mesi dopo, il 17 luglio, gli investigatori maldiviani hanno incontrato i magistrati della Procura di Roma consegnando i filmati delle telecamere recuperate insieme ai corpi: un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire cosa sia accaduto a circa sessanta metri di profondità. Questa è la cronistoria completa di una vicenda che intreccia subacquea tecnica, un'inchiesta per omicidio colposo e un nodo ancora aperto sul ruolo dell'Università di Genova.
La spedizione
Il 10 maggio 2026 la Duke of York, un'imbarcazione da crociera subacquea di 36 metri gestita da operatori stranieri, salpa dal porto di Malé per una crociera di una settimana. A bordo c'è un gruppo italiano legato a una missione scientifica collegata all'Università di Genova, dedicata allo studio dei coralli. Del gruppo fanno parte Monica Montefalcone, professoressa associata di Ecologia al DISTAV, il Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e della Vita dell'ateneo genovese, e volto noto della divulgazione sull'ambiente marino; sua figlia Giorgia Sommacal; i ricercatori Muriel Oddenino e Federico Gualtieri; e Gianluca Benedetti, 44 anni, originario del Padovano, indicato dalle cronache come capobarca. Secondo quanto riportato, tutti i componenti del gruppo erano subacquei esperti.
L'immersione del 14 maggio
Il 14 maggio, intorno alle 13.30 ora locale secondo alcune ricostruzioni, i cinque si immergono nel sistema di grotte sommerse di Dhekunu Kandu, indicato da alcune fonti anche come Devana Kandu o Thinwana Kandu, nei pressi dell'isola di Alimatha. La quota raggiunta si collocherebbe tra i 55 e i 62 metri di profondità. È un dato centrale: alle Maldive le immersioni ricreative sono consentite fino a un massimo di 30 metri, e la profondità raggiunta risulta quindi circa doppia rispetto al limite legale. Le ore passano e il gruppo non riemerge: scatta l'allarme. I soccorritori localizzano i cinque, ma solo il corpo di Benedetti viene individuato nella prima caverna, vicino all'ingresso, e trasportato al centro sanitario di Fulidhoo. Gli altri quattro si trovano molto più in profondità, in un punto inaccessibile ai soccorsi ordinari.
Il prezzo del primo tentativo di recupero
Nei giorni immediatamente successivi le autorità maldiviane tentano un primo recupero con sommozzatori militari. Secondo le ricostruzioni internazionali, durante una risalita il sergente maggiore Mohamed Mahudhee della Guardia Costiera maldiviana accusa un malore e muore per malattia da decompressione. L'operazione viene sospesa. Il bilancio complessivo della vicenda sale così, di fatto, a sei morti: i cinque subacquei italiani e un soccorritore.
La missione internazionale di recupero
Viene quindi organizzata una missione internazionale di search and recovery, che coinvolge la difesa maldiviana, la polizia locale, il Ministero degli Affari Esteri italiano e un team di speleosub finlandesi ingaggiati da DAN Europe, alcuni dei quali avevano già partecipato al recupero delle vittime del disastro della Pluragrotta in Norvegia nel 2014. Il 18 maggio la squadra conduce la prima immersione tecnica nel sito, della durata di circa tre ore, e localizza tutte e quattro le vittime ancora disperse. Tra il 19 e il 20 maggio i corpi vengono riportati in superficie, con operazioni che richiedono tecniche avanzate di cave diving, gestione precisa delle miscele respiratorie e lunghe soste di decompressione. Il 22 maggio DAN Europe pubblica le prime immagini della grotta dopo la tragedia.
La geografia della grotta e le ipotesi tecniche
Dalle ricostruzioni dei soccorritori emerge la struttura del sito: una prima grande caverna raggiunta dalla luce esterna, da cui parte un tunnel verso una seconda camera completamente buia con fondo sabbioso; da questa seconda cavità si dirama un ulteriore tunnel laterale, ed è lì che il team finlandese avrebbe trovato i quattro subacquei dispersi, tutti nella stessa area. Le ipotesi tecniche al vaglio sono diverse e tra loro non alternative. La prima riguarda un possibile inganno visivo: in ambienti overhead, cioè con soffitto sopra la testa e senza risalita diretta, il sollevamento dei sedimenti corallini può azzerare la visibilità in pochi secondi, rendendo impossibile ritrovare l'uscita. La seconda riguarda le sagole guida, il cosiddetto filo d'Arianna che nel cave diving segna sempre la via del ritorno: alcune ricostruzioni parlano di sagole spezzate. La terza riguarda l'attrezzatura: secondo alcuni media internazionali i sub avrebbero utilizzato equipaggiamento ricreativo standard, non idoneo al cave diving a quelle profondità, dove servirebbero ridondanza delle fonti di gas, miscele adeguate e configurazioni specifiche. Su quest'ultimo punto è intervenuto pubblicamente il compagno di Montefalcone, respingendo i dubbi sulla preparazione della docente: "lei aveva tutte le specializzazioni e i brevetti necessari". Sono ipotesi investigative: nessuna dinamica è stata accertata in via definitiva.
L'inchiesta italiana
La Procura di Roma, competente per i reati commessi all'estero ai danni di cittadini italiani, apre un fascicolo per omicidio colposo e delega gli accertamenti alla Squadra Mobile. Intorno al 24 maggio le salme rientrano in Italia e vengono trasferite all'obitorio dell'ospedale di Gallarate. Su delega della procura capitolina, il pubblico ministero di Busto Arsizio Nadia Calcaterra conferisce l'incarico per le autopsie, che iniziano la settimana del 25 maggio partendo da Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri. Dai primi esami emergerebbe l'ipotesi dell'asfissia come causa dei decessi, un quadro compatibile con l'esaurimento delle miscele respiratorie in ambiente confinato, che dovrà però trovare conferma nelle risultanze definitive. Il 26 maggio la Procura invia alle autorità di Malé una rogatoria internazionale, preceduta da un'anticipazione, chiedendo l'invio in Italia delle attrezzature utilizzate durante l'immersione, degli effetti personali e della telecamera GoPro recuperata all'interno della grotta.
Il nodo dell'Università di Genova
Parallelamente si apre un fronte delicato sul rapporto tra l'immersione e l'attività accademica. L'ateneo avrebbe comunicato ai pubblici ministeri che l'immersione fatale non rientrava nel programma ufficiale della missione scientifica. Di segno opposto la posizione di uno dei legali della famiglia Montefalcone, secondo cui l'università era pienamente a conoscenza di queste attività: "Queste missioni hanno ricorrenza annuale se non semestrale". Gli inquirenti hanno acquisito il documento di missione con gli indirizzi di ricerca e stanno esaminando le mail scambiate tra Montefalcone e il DISTAV, alla ricerca di eventuali autorizzazioni. Se dovessero emergere conferme formali, la morte della docente e dell'assegnista Oddenino potrebbe essere inquadrata anche come infortunio sul lavoro, con conseguenze rilevanti sul piano civile e assicurativo. Il 27 maggio, dopo giorni di silenzio, il DISTAV interviene pubblicamente e l'ateneo riattiva i profili online di Montefalcone e Oddenino, spiegando la scelta della riservatezza con il lutto.
La svolta di luglio: i video a Roma
Il 17 luglio 2026 arriva il passaggio più atteso: gli investigatori maldiviani incontrano i magistrati della Procura di Roma e consegnano i filmati delle telecamere che le vittime portavano con sé durante l'immersione. È il materiale che gli inquirenti considerano potenzialmente decisivo: le immagini potrebbero chiarire la sequenza degli eventi nel tunnel laterale, lo stato delle sagole guida, la gestione delle scorte di gas e il momento in cui la situazione è precipitata. L'analisi richiederà tempo e competenze tecniche specifiche, anche per la necessità di sincronizzare i filmati con i dati dei computer subacquei.
Cosa resta da chiarire
A oltre due mesi dalla tragedia, le domande aperte restano quelle iniziali. Chi ha deciso e autorizzato una discesa a una profondità doppia rispetto al limite ricreativo maldiviano. Se l'attrezzatura fosse adeguata a un'immersione in grotta a quella quota. Quale fosse l'esatto confine tra attività scientifica e immersione personale. E se la tragedia sia stata il risultato di un singolo errore, di una catena di circostanze o di carenze organizzative. L'inchiesta per omicidio colposo resta, al momento, nel campo delle ipotesi: non risultano indagati con nomi resi pubblici e nessuna responsabilità è stata accertata. Fino alle conclusioni della magistratura vale, per tutti i soggetti coinvolti, la presunzione di innocenza.
Fonti:
- Rai News, Sub morti alle Maldive: la polizia porta le prove video agli inquirenti di Roma, 17 luglio 2026
- Il Sole 24 Ore, The cylinders and the wrong corridor: that's how they died in the cave, 23 maggio 2026
- Sky TG24, Sub morti alle Maldive, indagini proseguono con l'analisi delle go-pro e gli interrogatori, 24 maggio 2026
- Il Fatto Quotidiano, Italiani morti alle Maldive durante un'immersione, 14 maggio 2026
- Il Fatto Quotidiano, L'Università di Genova riattiva i profili online di Montefalcone e Oddenino, 27 maggio 2026
- Il Messaggero, Maldive, rogatoria della Procura di Roma: chiesta anche la telecamera Go-Pro dei sub, 26 maggio 2026
- Scintilena, I sommozzatori finlandesi recuperano due corpi dalla grotta sommersa di Dhekunu Kandu, 19 maggio 2026
- TGCom24, Maldive, il giallo della morte dei sub forse svelato dalle immagini delle go-pro, 22 maggio 2026