Iattualità · Cronaca · di Lorenzo ·
Caso Satnam Singh, sedici anni ad Antonello Lovato: la Corte d'Assise riconosce l'omicidio volontario con dolo eventuale
Latina — Il tribunale conferma l'impianto della Procura: per i giudici il datore di lavoro accettò il rischio che il bracciante morisse. La difesa annuncia appello, motivazioni attese entro novanta giorni. E resta aperto il processo parallelo sul caporalato.
Sedici anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale. È la condanna in primo grado pronunciata mercoledì 8 luglio dalla Corte d'Assise del tribunale di Latina, presieduta dal giudice Mario La Rosa, nei confronti di Antonello Lovato, quarantenne titolare dell'azienda agricola di Borgo Santa Maria in cui lavorava Satnam Singh, il bracciante indiano di trentuno anni morto nel giugno 2024 in seguito a un gravissimo incidente sul lavoro.
La sentenza è arrivata poco prima delle 19.30, dopo oltre cinque ore di camera di consiglio, in un'aula gremita: presenti i familiari dell'imputato, la compagna della vittima Soni Soni, sindacalisti, i sindaci di Latina e Cisterna e numerosi braccianti. La Procura, rappresentata dalla procuratrice aggiunta Luigia Spinelli, aveva chiesto ventidue anni; i giudici ne hanno inflitti sedici, riconoscendo le attenuanti generiche.
Subito dopo la lettura del dispositivo, la difesa ha annunciato il ricorso in appello: i legali dell'imputato hanno dichiarato che chiederanno alla Corte d'Assise d'Appello di Roma la riqualificazione del reato da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo. Le motivazioni della sentenza sono attese entro novanta giorni.
Va ricordato che si tratta di una sentenza di primo grado: la difesa ha già annunciato il ricorso in appello e, fino a una eventuale condanna definitiva, per Antonello Lovato vale la presunzione di innocenza.
I fatti: il 17 giugno 2024
Per ricostruire il contesto occorre tornare al 17 giugno 2024. Quel giorno Satnam Singh stava lavorando nei campi dell'azienda agricola, impegnato con un macchinario avvolgiplastica utilizzato per stendere e riavvolgere i teli sui filari — un macchinario che, secondo la ricostruzione emersa nel processo, era di tipo artigianale e privo di protezioni. Il braccio del lavoratore rimase agganciato al meccanismo, che glielo tranciò di netto, procurandogli anche altre gravi lesioni.
Ciò che accadde nei minuti successivi è diventato il cuore del processo. Invece di chiamare immediatamente il 118, Lovato caricò il bracciante agonizzante sul proprio furgone — con il braccio reciso riposto in una cassetta per ortaggi — lo trasportò fino alla sua abitazione a Cisterna di Latina e lo lasciò nel cortile, insieme alla compagna Soni. I soccorsi, allertati in seguito, arrivarono circa un'ora dopo l'incidente. Satnam Singh fu trasferito in elisoccorso all'ospedale San Camillo di Roma, dove giunse in condizioni disperate — shock emorragico e politrauma multiorgano, secondo le testimonianze dei medici — e morì due giorni dopo, il 19 giugno 2024.
Lovato fu arrestato il primo luglio 2024, inizialmente con l'accusa di lesioni colpose e omissione di soccorso, poi aggravata in omicidio volontario con dolo eventuale.
Il nodo giuridico: che cos'è il dolo eventuale
La qualificazione del reato è stata il vero terreno di scontro tra accusa e difesa, ed è ciò che rende questa sentenza particolarmente rilevante.
Il dolo eventuale è una figura giuridica che si colloca tra l'omicidio colposo — quando la morte deriva da negligenza, imprudenza o imperizia, senza alcuna volontà — e il dolo diretto, quando la morte è voluta. Nel dolo eventuale, l'imputato non vuole la morte della vittima, ma se ne rappresenta la possibilità concreta e agisce comunque, accettando il rischio che l'evento si verifichi.
Secondo la Procura di Latina, è esattamente ciò che avvenne quel giorno: Lovato, di fronte alle condizioni evidentemente gravissime del lavoratore, avrebbe scelto consapevolmente di non chiamare i soccorsi, accettando il rischio della sua morte — secondo l'accusa, per evitare che l'intervento sanitario facesse emergere la posizione irregolare del bracciante. "Quella di Satnam Singh è la morte di un uomo che si poteva salvare, una vita che non si è spezzata all'improvviso, ma lentamente", ha affermato la procuratrice aggiunta Spinelli durante la requisitoria.
Un elemento decisivo dell'impianto accusatorio è stata la consulenza medico-legale disposta durante le indagini: secondo gli esperti, Satnam Singh morì per la copiosa emorragia provocata dall'amputazione, e un soccorso tempestivo con ogni probabilità lo avrebbe salvato.
La linea difensiva
La difesa, affidata agli avvocati Mario Antinucci e Stefano Perotti, ha sostenuto per tutto il processo una tesi opposta: quello di Lovato sarebbe stato un omicidio colposo, non doloso. Secondo i legali, l'imputato non fuggì, ma si allontanò in preda al panico, convinto che i soccorsi fossero già stati allertati da altri, e avrebbe assecondato la richiesta della compagna di Singh di riportarli a casa.
Lo stesso Lovato, in dichiarazioni spontanee rese in aula prima della sentenza, ha respinto l'accusa più grave: "Non accetto una condanna per aver voluto togliere la vita a un uomo. Sono certo di non aver voluto la sua morte: credo nella giustizia e credo in questa Corte". L'imputato, detenuto da circa due anni, ha raccontato ai giudici la depressione seguita ai fatti, il percorso di cura e il lavoro svolto in carcere.
Aggiornamento: il ricorso in appello
Subito dopo la lettura del dispositivo, uscendo dal tribunale di Latina, l'avvocato Antinucci ha confermato che la difesa impugnerà la sentenza davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Roma. Secondo il legale, la Corte di primo grado avrebbe perso l'occasione di riqualificare il capo di imputazione in omicidio colposo, e in secondo grado — con una rilettura attenta del corredo documentale e delle prove formate in istruttoria — sarà più semplice arrivare a quella riformulazione, che la difesa ha sostenuto fin dalla prima udienza.
L'argomento centrale che la difesa porterà in appello è quello già sollevato nel dibattimento: secondo i legali mancherebbe la prova del nesso causale tra la condotta di Lovato e la morte del lavoratore. Antinucci ha inoltre sottolineato che la Corte, pur confermando la qualificazione dolosa, ha riconosciuto la prevalenza delle circostanze attenuanti su tutte le aggravanti contestate — un elemento che la difesa considera significativo in vista del secondo grado.
I tempi, però, non saranno immediati: il ricorso potrà essere depositato solo dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza, attese entro novanta giorni. "Attendiamo di leggere le motivazioni, siamo sereni", ha dichiarato Antinucci, che si è detto fiducioso nel giudizio d'appello. Nel frattempo Lovato, detenuto dal luglio 2024, resta ristretto nel carcere di Frosinone.
I risarcimenti alle parti civili
La sentenza dispone anche il risarcimento dei danni morali e materiali alle parti civili, da liquidarsi in separata sede, con provvisionali immediate: 120 mila euro per la compagna Soni Soni — la cifra più alta — 90 mila euro ciascuno per due familiari e 50 mila per altri due.
Al processo si erano costituiti parte civile, oltre ai familiari della vittima, anche la Regione Lazio, i comuni di Latina e Cisterna, l'INAIL, la CGIL, l'associazione ANMIL e l'associazione antimafia Libera — un fronte istituzionale e sindacale che testimonia quanto il caso abbia superato i confini della cronaca giudiziaria per diventare una questione nazionale.
Il secondo processo: l'accusa di caporalato
La vicenda giudiziaria non si chiude qui. Antonello Lovato è imputato, insieme al padre Renzo — amministratore di fatto dell'azienda — in un secondo processo ancora in corso, per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro pluriaggravato. Anche in questo procedimento vale, naturalmente, la presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva.
Secondo l'accusa, nata dalle denunce di alcuni colleghi di Satnam Singh, i braccianti impiegati nell'azienda — in gran parte privi di documenti — sarebbero stati pagati cinque euro e cinquanta l'ora, ben al di sotto dei minimi previsti dal contratto provinciale agricolo, con turni di otto-nove ore per sette giorni su sette, senza riposi, senza straordinari retribuiti, senza formazione sulla sicurezza e senza servizi igienici. Lo stesso Satnam Singh, arrivato in Italia nel 2021 attraverso il decreto flussi, lavorava in nero da circa due anni, senza contratto né permesso di soggiorno. Un ispettore dei carabinieri ha riferito in aula che il giorno dell'incidente solo due lavoratori dell'azienda risultavano regolarmente dichiarati.
Un caso diventato simbolo
Fin dal giugno 2024 il nome e il volto di Satnam Singh sono diventati il simbolo della lotta allo sfruttamento nei campi italiani. La sua morte provocò scioperi, manifestazioni e un dibattito nazionale sulle condizioni dei braccianti stranieri nell'Agro Pontino, dove la comunità indiana — in particolare sikh — rappresenta da anni una componente essenziale della manodopera agricola.
Anche mercoledì, durante le ore di attesa della sentenza, la CGIL ha organizzato un presidio davanti al palazzo di giustizia, con la partecipazione dei familiari della vittima e di numerosi lavoratori. Il segretario generale Maurizio Landini ha sottolineato che per il sindacato non si tratta di "un caso individuale", ma di un modello di fare impresa da contrastare. Il sindaco di Cisterna, Valentino Mantini, ha dichiarato che la sentenza, pur non restituendo Satnam, "rende in parte giustizia a lui e alla sua famiglia".
La domanda che resta aperta
Questa sentenza, comunque la si giudichi, segna un precedente rilevante: è raro che la morte di un lavoratore venga qualificata come omicidio volontario, sia pure nella forma del dolo eventuale. Ma il quesito di fondo va oltre il singolo processo. Secondo le stime più diffuse, centinaia di migliaia di lavoratori agricoli in Italia operano in condizioni di irregolarità o sfruttamento. La legge sul caporalato esiste dal 2016; la sua applicazione, secondo sindacati e associazioni, resta episodica.
La condanna di primo grado nel caso Satnam Singh cambierà davvero qualcosa nei campi italiani, o tra un anno tutto sarà come prima? È una domanda a cui solo i fatti — i controlli, le ispezioni, i prossimi processi — potranno rispondere.
Fonti:
Adnkronos — "Satnam Singh, processo: sentenza, 16 anni al datore Lovato", LaPresse — "Satnam Singh, legale Lovato: Appello rileggerà prove e riformulerà da doloso a colposo", Il Fatto Quotidiano — "Morte di Satnam Singh, il datore di lavoro condannato a 16 anni per omicidio volontario con dolo eventuale", LatinaToday — "Morte di Satnam Singh, Antonello Lovato condannato a 16 anni", Latina Oggi — "Omicidio volontario, la Corte d'Assise: 16 anni per Antonello Lovato", Editoriale Domani — "Processo Satnam Singh, condannato a 16 anni l'imprenditore Antonello Lovato", Il Post — "Il titolare dell'azienda di Satnam Singh è stato condannato a 16 anni", Giornale di Sicilia — "Morte di Satnam Singh, condannato a 16 anni il datore di lavoro Antonello Lovato"