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Migranti, dopo Madrid si apre il fronte tedesco: Berlino vuole riattivare i trasferimenti, Roma risponde con il conto delle navi ONG

Il governo Merz invoca il nuovo Patto europeo sull'asilo e annuncia la ripresa dei trasferimenti dei "dublinanti" verso l'Italia: il primo caso ha già una data, il 19 agosto. Il Viminale replica che il pregresso è stato azzerato da un'intesa bilaterale e che nei conti futuri andranno considerati i migranti sbarcati dalle navi delle ONG con bandiera tedesca — dieci delle diciannove attive nel Mediterraneo. Ma sul piano giuridico la partita è più complessa di come la raccontano entrambe le capitali. Ricostruiamo fatti, numeri e norme.

Migranti, dopo Madrid si apre il fronte tedesco: Berlino vuole riattivare i trasferimenti, Roma risponde con il conto delle navi ONG

Nemmeno il tempo di veder rientrare la tensione con la Spagna, e sul tavolo del governo italiano si apre un dossier potenzialmente più pesante. Questa volta il confronto non è con un esecutivo politicamente lontano come quello di Pedro Sánchez, ma con l'alleato più solido di Giorgia Meloni in Europa: la Germania di Friedrich Merz. E l'oggetto del contendere non è un'emergenza come Ceuta, ma l'interpretazione delle nuove regole europee su migrazione e asilo, entrate in vigore il 12 giugno.


Cosa chiede Berlino

La posizione tedesca è stata esplicitata da un portavoce del ministero dell'Interno: il funzionamento del sistema di Dublino è considerato una condizione imprescindibile per il successo del nuovo Sistema europeo comune di asilo, e Berlino si aspetta quindi che i trasferimenti dei cosiddetti "dublinanti" verso l'Italia e la Grecia riprendano a essere effettuati. Non si tratta solo di dichiarazioni: secondo quanto riportato da L'Espresso, il primo trasferimento avrebbe già una data — il 19 agosto — e riguarderebbe una ventiduenne somala residente in Baviera.


Chi sono i "dublinanti"

Per capire la portata dello scontro serve un passo indietro. In base al regolamento di Dublino, la competenza a esaminare una domanda di asilo spetta di norma al Paese di primo ingresso nell'Unione: chi sbarca in Italia e poi si sposta in Germania per presentare lì la richiesta può essere ritrasferito nel nostro Paese. Sono, appunto, i "dublinanti". Dal dicembre 2022 l'Italia aveva di fatto sospeso le riprese in carico, adducendo la pressione sul proprio sistema di accoglienza. Ne era nato un contenzioso con Berlino su decine di migliaia di posizioni, chiuso — secondo la ricostruzione de L'Espresso — con l'intesa bilaterale dell'8 dicembre, che aveva azzerato un arretrato di circa 60 mila casi; a gennaio, durante il vertice intergovernativo tra Meloni e Merz, il conto dei trasferimenti era stato definitivamente chiuso di comune accordo, come riporta Il Messaggero. L'entrata in vigore del nuovo Patto, il 12 giugno, ha riaperto tutto.


La replica del Viminale

La risposta italiana non è arrivata da Palazzo Chigi ma dal ministero dell'Interno, al termine di una giornata di consultazioni. Due i punti. Primo: l'Italia considera azzerati, con la Germania e altri principali Paesi, tutti i presunti dublinanti arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del nuovo Trattato — quindi, nella lettura di Roma, non c'è alcun arretrato da riprendere. Secondo, ed è la novità politica: per gli arrivi successivi a quella data, l'Italia eccepirà la necessità di una compensazione che tenga conto dei migranti sbarcati sul territorio nazionale a opera di imbarcazioni di ONG battenti bandiera di Paesi europei — e la maggior parte di quelle navi, sottolinea il Viminale, è proprio tedesca.


I numeri della flotta

Su questo punto i numeri danno la misura della posta. Secondo la ricostruzione di Libero, delle diciannove imbarcazioni umanitarie che attualmente operano nel Mediterraneo centrale facendo riferimento ai porti italiani, dieci battono bandiera tedesca o fanno capo a organizzazioni con sede in Germania. Le principali: Sea-Watch, attiva con la Sea-Watch 5; SOS Humanity, che opera con la Humanity 1; Mission Lifeline, con la Rise Above e una seconda nave in allestimento; Sea-Eye, con la Sea-Eye 5.


Cosa dice davvero il diritto

Ed è qui che il quadro si complica, per entrambe le capitali. Come rileva L'Espresso, le ONG sono soggetti privati: non prendono ordini dal governo tedesco e non ne sono un'emanazione, per quanto in passato alcune abbiano ricevuto finanziamenti pubblici da Berlino. Soprattutto, nessuna norma europea attribuisce allo Stato di bandiera della nave soccorritrice la competenza sulle domande di asilo, che resta in capo al Paese di sbarco. La "compensazione" evocata dal Viminale, in altre parole, è oggi una rivendicazione politica, non un istituto giuridico previsto dal Patto. Ma anche la posizione tedesca ha un punto debole: sulla data spartiacque le due capitali leggono le stesse carte in modo opposto. Per Berlino l'intesa di dicembre sul pregresso è venuta meno con l'entrata in vigore del nuovo Patto; per Roma la linea di demarcazione resta il 12 giugno, e per i casi successivi — sostiene il Viminale — è comunque prematuro stabilire quanti migranti arrivati in Italia si siano già spostati altrove, essendo passati meno di due mesi.


Il contesto politico

Il tempismo non è casuale, e a Roma non è sfuggito. Come nota Il Giornale, sul governo Merz pesa la pressione politica interna, con l'appuntamento elettorale in Sassonia in cui l'estrema destra è data in forte crescita: mostrare fermezza sui rimpatri verso i Paesi di primo ingresso è anche un messaggio all'elettorato tedesco. Dall'entourage della premier italiana, riferisce Il Messaggero, trapela irritazione per un'uscita giudicata inattesa da parte di un alleato con cui l'asse era considerato tra i più saldi in Europa. Intanto, sul fronte spagnolo, arrivano segnali di distensione: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha lasciato intendere che dopo il 15 agosto la sospensione di Schengen verso la Spagna potrebbe essere rivista. Un fronte si raffredda, l'altro si apre — e la crisi di Ceuta sembra aver riaperto in tutta Europa un dossier migratorio che da mesi appariva congelato.


Cosa succede ora

Tre gli snodi da tenere d'occhio. Il 19 agosto, data del primo trasferimento annunciato: se l'Italia rifiutasse la ripresa in carico, si aprirebbe formalmente il contenzioso. La posizione della Commissione europea, chiamata prima o poi a chiarire chi ha ragione sull'interpretazione del Patto — anche perché, come emerge dai documenti citati da Blitz Quotidiano, Bruxelles ha finora espresso valutazioni più positive sulla cooperazione di Grecia e Spagna rispetto a quella italiana sui movimenti secondari. E l'effetto domino: se il braccio di ferro tra Roma e Berlino si incancrenisse, altri Paesi del Nord Europa potrebbero accodarsi alle richieste tedesche. Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo era nato per superare la stagione dei conflitti tra Stati membri. A meno di due mesi dall'entrata in vigore, la sua prima vera prova è uno scontro tra i due governi che più avevano lavorato insieme per approvarlo.



Fonti: 

  • L'Espresso I
  • l Giornale
  • Il Messaggero
  • Libero Quotidiano
  • Today/Europa Today
  •  Blitz Quotidiano
  • note del ministero dell'Interno riportate dalle testate citate
 Dati aggiornati al 10 agosto 2026.

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