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Fisco, la tregua è finita: dal 5 settembre ripartono i termini su circa due milioni di atti congelati

Per tutto agosto le caselle Pec e le cassette della posta degli italiani sono rimaste insolitamente silenziose, almeno sul fronte fiscale. Non si è trattato di un rallentamento burocratico ma di una pausa prevista dalla legge: la cosiddetta tregua fiscale estiva, che ha sospeso l'invio di cartelle esattoriali, avvisi bonari e lettere di compliance da parte dell'Agenzia delle Entrate e dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Secondo le stime circolate ad inizio agosto, sarebbero circa due milioni gli atti rimasti congelati durante il mese. Con settembre il paracadute si chiude: dal 1° riparte l'invio massivo delle comunicazioni, e dal 5 tornano a correre i termini di pagamento sospesi, esattamente dal punto in cui si erano fermati. Capire come funziona questo meccanismo, e chi è più esposto alla ripartenza, può fare la differenza tra una regolarizzazione a sanzioni ridotte e l'avvio della riscossione forzata.

Fisco, la tregua è finita: dal 5 settembre ripartono i termini su circa due milioni di atti congelati

Da dove nasce la pausa estiva del fisco

La tregua non è una concessione episodica ma una novità strutturale introdotta dal decreto legislativo 1/2024, il cosiddetto decreto Adempimenti, che all'articolo 10 vieta all'amministrazione finanziaria di spedire specifiche tipologie di atti nei mesi di agosto e dicembre. La sospensione riguarda le comunicazioni di irregolarità derivanti dai controlli automatizzati e formali, gli avvisi bonari e le lettere di compliance, quelle con cui il fisco segnala al contribuente possibili anomalie dando la possibilità di correggerle spontaneamente. Alla pausa degli invii si è aggiunto lo stop alla notifica delle cartelle esattoriali vere e proprie, comunicato dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione a inizio luglio per non gravare sui cittadini durante le ferie. La sospensione non è però assoluta: la circolare 9/E/2024 dell'Agenzia delle Entrate chiarisce che in casi di indifferibilità e urgenza, ad esempio quando è necessario evitare la prescrizione dei termini, il fisco conserva il potere di notificare anche in piena estate.


Cosa cambia dal 1° e dal 5 settembre

Le due date vanno tenute distinte. Dal 1° settembre riprendono gli invii: avvisi bonari, comunicazioni di irregolarità, lettere di compliance e il flusso ordinario delle cartelle dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Dal 5 settembre, invece, si sbloccano i contatori dei termini di pagamento, sospesi dal 1° agosto al 4 settembre. Il punto cruciale è che il contatore non riparte da zero: chi aveva ricevuto una comunicazione prima della pausa estiva non dispone automaticamente di un nuovo termine pieno, ma deve calcolare quanti giorni gli restavano al momento della sospensione. La scadenza effettiva cambia quindi da contribuente a contribuente. Per le impugnazioni vale un meccanismo analogo legato alla sospensione feriale: chi ha ricevuto la notifica di una cartella il 20 luglio, ad esempio, vedrà scadere i 60 giorni per il ricorso a metà ottobre, perché il conteggio si ferma per tutto agosto e riprende dal 1° settembre.


Chi è più esposto alla ripartenza

I profili più esposti sarebbero due. Il primo è quello dei contribuenti con debiti già affidati all'agente della riscossione, per i quali la ripresa delle notifiche può significare il passaggio a solleciti, intimazioni e, nei casi più avanzati, all'attivazione di procedure cautelari ed esecutive. Il secondo è quello di chi ha ricevuto un avviso bonario prima della pausa e non ha ancora regolarizzato: per i controlli automatizzati il termine ordinario di 30 giorni per pagare con sanzioni ridotte, sospeso durante la tregua, riprende a decorrere e la finestra per chiudere la posizione a condizioni agevolate si assottiglia rapidamente. Chi ritiene che la richiesta sia errata non può semplicemente ignorarla: la strada corretta passa dalla verifica dei dati e dalla presentazione all'Agenzia della documentazione che dimostri l'eventuale errore, perché l'inerzia trasforma quasi sempre una contestazione gestibile in un aggravio di sanzioni e interessi.


Un settembre dentro un anno record per la riscossione

La ripartenza di settembre si inserisce in un contesto più ampio che rende il 2026 un anno senza precedenti recenti per la macchina della riscossione. In base alla convenzione triennale sottoscritta con il Ministero dell'Economia, l'Agenzia punterebbe a notificare tra i 24 e i 31 milioni di atti di recupero nel corso dell'anno, tra cartelle, avvisi e intimazioni, a cui si aggiungerebbero circa 1,6 milioni di attivazioni di procedure di recupero coattivo, per oltre la metà cautelari come fermi amministrativi e ipoteche. La platea potenzialmente interessata sarebbe di almeno 19 milioni di persone con pendenze verso il fisco, per un debito medio attorno ai 5.800 euro. Un dato spesso citato dagli osservatori ridimensiona però la portata effettiva dell'operazione: circa un terzo dei crediti in carico risulterebbe difficilmente esigibile, perché riferito a società fallite, soggetti nullatenenti o contribuenti deceduti. Proprio per alleggerire il magazzino, dal 2026 opera il discarico automatico dei crediti non riscossi dopo cinque anni.


Le vie d'uscita: rottamazione e scadenze di settembre

Per chi ha debiti pregressi la via d'uscita principale resta la rottamazione quinquies, che consente di definire i carichi affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2023 versando il solo capitale, senza sanzioni e interessi, con la possibilità di dilazione fino a 54 rate bimestrali e una tolleranza di cinque giorni sui versamenti. Il calendario di settembre presenta inoltre due appuntamenti da segnare: il 16 del mese scade sia la seconda rata della rottamazione sia la rata delle imposte per chi ha scelto di dilazionare saldo 2025 e primo acconto 2026 risultanti dalla dichiarazione dei redditi. Per chi intende ancora aderire alla definizione agevolata, la finestra resterebbe aperta fino alla fine di ottobre.


 Una ripartenza da non subire

Il quadro complessivo suggerisce una lettura meno allarmistica e più operativa di quella che circola in questi giorni. La fine della tregua non è un'offensiva improvvisa ma il ritorno alla normalità di un calendario noto, dentro una strategia di recupero crediti dichiarata da mesi. La differenza la fa il comportamento del contribuente nelle prossime settimane: controllare la posta e la Pec, ricalcolare i termini residui delle comunicazioni ricevute prima di agosto, verificare la legittimità degli atti prima di pagare e valutare gli strumenti di definizione agevolata finché sono disponibili. Chi arriva preparato alla ripartenza del 5 settembre gestisce una scadenza; chi la ignora rischia di trovarsi dentro un ingranaggio, quello della riscossione forzata, da cui uscire costa molto di più.



Fonti: 

  • Agenzia delle Entrate (circolare 9/E/2024)
  •  D.Lgs. 1/2024
  • FIRSTonline
  •  QuiFinanza
  • La Legge per Tutti
  • La Nazione
  • ItaliaOggi
  •  PA Magazine
  •  Money.it


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