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Taglio accise solo sul gasolio: cosa dicono i numeri e perché il problema vero sono le coperture

Dalla mezzanotte tra il 27 e il 28 luglio 2026 è in vigore il nuovo sconto sulle accise dei carburanti deciso dal governo. Vale 17 centesimi al litro, dura fino al 6 agosto e riguarda soltanto il gasolio. La benzina resta esclusa e continua a essere assoggettata all'aliquota ordinaria. Per capire la portata reale della misura conviene partire dai numeri, e poi guardare il capitolo meno raccontato: quello delle risorse con cui l'intervento viene finanziato.

Taglio accise solo sul gasolio: cosa dicono i numeri e perché il problema vero sono le coperture

I prezzi di partenza

Il 27 luglio il prezzo medio in modalità self service sulla rete stradale nazionale rilevato dall'Osservatorio del Mimit era di 1,982 euro al litro per la benzina e di 2,185 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale entrambi i valori sono più alti: la benzina ha superato la soglia dei due euro e il gasolio si è spinto oltre i 2,20. Nel corso del mese il movimento è stato tutto in salita: il prezzo medio del diesel sulla rete stradale è cresciuto di circa 30 centesimi al litro nel solo mese di luglio. La causa indicata dal governo e dalle rilevazioni di settore è la tensione geopolitica in Medio Oriente, che ha colpito in misura maggiore il gasolio perché più richiesto sui mercati. Va ricordato che il precedente sconto era stato sospeso il 4 luglio, quando alla scadenza della proroga le aliquote erano tornate ai livelli ordinari: i prezzi delle ultime settimane si spiegano quindi anche con questo passaggio.


Cosa prevede il decreto

Il taglio complessivo di 17 centesimi al litro non è tutto accisa. È composto da una riduzione dell'accisa di 14 centesimi — l'aliquota sul gasolio passa da 672,90 a 532,90 euro ogni mille litri — e dalla conseguente riduzione di circa 3 centesimi dell'IVA, che essendo una percentuale del 22% si calcola anche sull'accisa stessa. La misura è contenuta in due provvedimenti: un decreto interministeriale MEF-MASE che copre il 28 e il 29 luglio, e il decreto legge n. 133/2026 che prolunga lo sconto dal 30 luglio al 6 agosto. Lo stesso decreto legge rafforza il sostegno all'autotrasporto e introduce un credito d'imposta per il comparto agricolo. Secondo il Codacons il risparmio per l'automobilista si traduce in circa 8,5 euro su un pieno, e l'associazione ha definito la misura «deludente e insufficiente» perché non impedirà di partire per le vacanze con listini ancora sopra i due euro.


Perché solo il diesel

La motivazione ufficiale è che il gasolio, oltre a costare più della benzina, è il carburante utilizzato in misura prevalente dal trasporto merci, dall'agricoltura e da numerosi comparti industriali. Intervenire lì significa contenere i costi della logistica e, in teoria, l'effetto a catena sui prezzi al consumo. Il governo ha inoltre indicato di aver evitato un taglio generalizzato perché avrebbe richiesto coperture maggiori. Resta il fatto, sul piano dei numeri, che chi guida un'auto a benzina non riceve alcuno sconto pur pagando quasi due euro al litro: è la principale critica sollevata dalle associazioni dei consumatori.


Il nodo delle coperture

Qui sta il punto più interessante e meno discusso. L'intervento costa circa 125 milioni di euro, di cui poco meno di 106 milioni a carico del bilancio 2026. Le fonti di finanziamento sono tre: l'extragettito IVA generato dai carburanti nei mesi precedenti — 20,5 milioni provenienti da giugno per il primo decreto, più le risorse legate all'aumento dell'IVA di maggio — le sanzioni incassate dall'Antitrust e il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Era circolata anche l'ipotesi di un aumento delle accise sui prodotti da fumo, poi esclusa: non è stato disposto alcun ritocco sui tabacchi.

Il meccanismo merita una riflessione. L'extragettito IVA è il gettito aggiuntivo che lo Stato incassa proprio perché i carburanti costano di più: essendo l'IVA una percentuale, quando il prezzo sale l'incasso sale con lui. È il principio delle cosiddette accise mobili, previste dall'ordinamento proprio per restituire ai consumatori quel maggior gettito. Ne deriva però una conseguenza logica: lo sconto si autofinanzia solo finché i prezzi restano alti. Se i prezzi scendessero, verrebbe meno anche la risorsa che permette di tagliare. E se i prezzi restassero alti a lungo, i 125 milioni per dieci giorni di sconto su un solo carburante danno la misura di quanto costerebbe un intervento più ampio e prolungato. Il ricorso al Fondo per gli interventi strutturali di politica economica, un fondo residuale utilizzato per coprire le esigenze più diverse, conferma che il margine di manovra è stretto.

Va segnalato, inoltre, che sul piano europeo esiste un tema di compatibilità degli aiuti nazionali sull'energia con la disciplina comunitaria, questione che alcune testate hanno indicato come potenziale elemento di attenzione per l'Italia. Al momento non risultano provvedimenti formali in questo senso, ma è un fattore che potrebbe pesare sulle scelte future.


Quanto pesa il fisco sul pieno

Un dato aiuta a inquadrare tutto il resto: secondo il Codacons, nei primi 24 giorni di luglio accise e IVA hanno assorbito oltre la metà della spesa sostenuta dagli italiani per ogni litro di carburante. Significa che più del cinquanta per cento di quello che si paga alla pompa non dipende dal prezzo del petrolio né dai margini dei distributori, ma dalla componente fiscale. Ed è anche il motivo per cui ogni intervento del governo si muove su un crinale sottile: ridurre le accise dà sollievo immediato agli automobilisti, ma sottrae gettito a un bilancio che su quel gettito è costruito.


Cosa succede dopo il 6 agosto

Lo sconto ha una scadenza precisa. Un nuovo Consiglio dei ministri è già fissato per il 4 agosto, con l'obiettivo di valutare l'evoluzione dei prezzi e del quadro internazionale prima di decidere se prorogare la misura. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato la strada: «attendiamo l'inizio di agosto per utilizzare le accise mobili maturate nel mese di luglio». In altre parole, il maggior gettito accumulato a luglio potrebbe finanziare un secondo intervento, la cui entità dipenderà da quanto quel gettito sarà stato effettivamente alto. Sull'efficacia complessiva, la stessa presidente del Consiglio ha riconosciuto che la misura «non risolve il problema», definendola una risposta commisurata alle risorse disponibili.

Il quadro, in sintesi, è questo: uno sconto reale ma temporaneo, concentrato su un solo carburante, finanziato con risorse che dipendono dal caro prezzi che dovrebbe combattere. Il 4 agosto dirà se la formula verrà replicata e se, questa volta, riguarderà anche la benzina.



Fonti:

  • Osservatorio prezzi carburanti Mimit;
  • Gazzetta Ufficiale (decreto interministeriale MEF-MASE del 27 luglio 2026 e DL n. 133/2026);
  • ANSA;
  • Confcommercio;
  • Codacons;
  • Milano Finanza.

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