Iattualità · Attualità · di Andrè Renzuto Iodice ·
Il mito del 1976 e le altre «comode bugie»: il clima spiegato da Giulio Betti
Il climatologo del Consorzio LaMMA e del CNR, autore di «Ha sempre fatto caldo!» (Aboca Edizioni, 2024), è l'ospite della terza puntata del nostro podcast. Dall'estate del Settantasei alla velocità del riscaldamento, dalla differenza tra meteo e clima al motivo per cui due gradi non sono un dettaglio: le frasi da bar sul clima, messe davanti a chi lo studia per mestiere.
«Questa è una delle più grandi sciocchezze che io personalmente, in 25 anni di carriera, abbia mai letto.»
Comincia così la terza puntata di Anatomia dei Fatti. La frase che ha provocato questa reazione è una delle più ricorrenti nel dibattito estivo italiano: nel 1976 si moriva di caldo, quindi quello di oggi non è niente di nuovo. A pronunciare il verdetto è Giulio Betti, meteorologo e climatologo dell'Istituto per la BioEconomia del CNR e del Consorzio LaMMA, il Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale che fornisce supporto meteo alla Protezione civile della Toscana. Betti è anche l'autore di Ha sempre fatto caldo! E altre comode bugie sul cambiamento climatico (Aboca Edizioni, 2024), il saggio che nel 2025 ha vinto il Premio Demetra per la letteratura ambientale nella sezione saggistica. Il titolo del libro è, non a caso, esattamente una di quelle frasi. Nelle sue pagine Betti passa in rassegna le leggende più resistenti del negazionismo da conversazione — Annibale che valica le Alpi con gli elefanti come prova di un passato più caldo, Erik il Rosso che approda in una Groenlandia «verde», il ruolo salvifico attribuito all'attività solare — e osserva che la climatologia, materia scientifica multidisciplinare tutt'altro che semplice, è diventata una sorta di «naso di Cyrano» su cui chiunque si sente autorizzato a dire la sua. L'intervista è, in un certo senso, il libro messo alla prova dal vivo.
Il mito del Settantasei
«Il 1976, in Italia — anzi, direi su tre quarti d'Europa — è stata una delle estati più fredde mai registrate nel XX secolo», spiega Betti. I dati gli danno ragione: le ricostruzioni climatologiche indicano quell'estate tra le più fredde e piovose del secolo scorso in Italia, con un agosto che in gran parte del Paese chiuse oltre tre gradi sotto la media del trentennio 1971-2000,alluvioni al Nord e piogge per venti giorni su trentuno a Milano. In diverse serie storiche del Centro-Sud l'estate 1976 risulta la più fredda dell'intero periodo di osservazione. Ma allora da dove nasce il mito? Il grande caldo del 1976 esiste davvero, solo che riguardò un'altra parte del continente: quell'anno il Regno Unito e l'Europa nord-occidentale vissero un'ondata di caldo e siccità rimasta storica. Trasferire quel ricordo sull'Italia, e usarlo per relativizzare le estati attuali, è l'operazione che Betti liquida senza giri di parole: «Mai paragone fu più stupido e sbagliato.»
«Ha sempre fatto caldo»: vero, ma la domanda è un'altra
Il punto più interessante dell'intervista arriva quando Betti concede l'argomento agli scettici. Che il clima sia sempre cambiato, e che le estati mediterranee siano sempre state calde, è vero. Negarlo sarebbe «quantomeno ingenuo, se non addirittura una palese bugia». Il problema è che questa verità viene usata per nascondere la variabile decisiva: la velocità. «Oggi registriamo una variazione di circa un grado e mezzo in 100 anni», osserva Betti, mentre una variazione di quell'ordine di grandezza, nelle fasi naturali più rapide del passato, «richiedeva circa 1.000 o 1.200 anni». È la differenza tra un processo al quale ecosistemi, agricoltura e società hanno il tempo di adattarsi e uno che comprime la stessa trasformazione in due o tre generazioni. Il dato citato da Betti è in linea con le stime dei principali centri di monitoraggio internazionali, secondo cui la temperatura media globale ha ormai raggiunto circa un grado e mezzo sopra i livelli preindustriali.
Due gradi: la febbre del pianeta
E qui arriva l'obiezione successiva: due gradi, che sarà mai. Betti risponde con un'analogia che chiunque può verificare su di sé: «Se avete una temperatura corporea di 36 gradi e mezzo» state bene, ma basta salire di un paio di gradi per stare male davvero. «Figuriamoci su un intero pianeta.» C'è poi un aspetto che il valore medio nasconde: il riscaldamento non è uniforme. Al Polo Nord, ricorda Betti, procede quattro o cinque volte più velocemente che nel resto del mondo — una stima coerente con la letteratura scientifica recente, che ha calcolato per l'Artico un ritmo di riscaldamento quasi quadruplo rispetto alla media globale dal 1979 a oggi. E un Artico che si scalda a quella velocità altera la circolazione atmosferica alle nostre latitudini, con conseguenze che includono le ondate di calore.
Sbagliate il weekend e volete prevedere il 2100?
L'ultima obiezione è forse la più diffusa: se le previsioni sbagliano il weekend, come possono dirci qualcosa sul 2100? Betti risponde con un esempio calcistico. All'inizio del campionato è possibile stimare con buona affidabilità chi lotterà per lo scudetto, perché si valutano la forza complessiva delle squadre e le tendenze di fondo. Molto più difficile è indovinare il risultato della singola partita. Lo scudetto è il clima, la partita è la previsione meteorologica deterministica: due esercizi diversi, con orizzonti e margini di errore diversi. Confonderli — è il cuore del capitolo che nel libro Betti dedica alla differenza tra meteo e clima — significa usare l'incertezza del secondo per screditare il primo.
Scacchi con un piccione
Il finale è dedicato a chi i dati non li vuole vedere. Discutere con chi rifiuta ogni evidenza, racconta Betti, è come «giocare a scacchi con un piccione»: a un certo punto, semplicemente, «è meglio alzare i tacchi». Non è un invito a smettere di spiegare — il libro e questa intervista dimostrano il contrario — ma a distinguere tra il dubbio legittimo, che merita risposte, e il rifiuto pregiudiziale, che non ne cerca.
Dove ascoltare l'intervista L'intervista integrale ad Anatomia dei Fatti — con le allerte meteo, i 47 gradi in Sardegna e la questione Cina — è disponibile su YouTube e su Spotify. La versione breve è su TikTok e Instagram. Ha sempre fatto caldo! E altre comode bugie sul cambiamento climatico è pubblicato da Aboca Edizioni (2024, 160 pagine).
Font:
- Intervista integrale a Giulio Betti, Anatomia dei Fatti, Iattualità (2026) G. Betti Ha sempre fatto caldo! E altre comode bugie sul cambiamento climatico, Aboca Edizioni, 2024
- Premio Demetra 2025 Comieco / Elba Book Festival (ANSA, 21 luglio 2025)
- Ricostruzioni climatologiche dell'estate 1976 su serie storiche italiane (rete Aeronautica Militare e analisi regionali)
- Rantanen et al., «The Arctic has warmed nearly four times faster than the globe since 1979»
- Communications Earth & Environment, 2022
- Copernicus Climate Change Service / WMO, monitoraggio della temperatura globale