Iattualità · Attualità · di Andrè Renzuto Iodice ·
Nazca, tredici vite spezzate in un volo di un'ora. E una domanda che torna dal 2010
Un sorvolo panoramico di circa un'ora, il tempo di ammirare dall'alto uno dei siti archeologici più celebri del pianeta. È durato meno il volo del Cessna 208B Grand Caravan della compagnia Aerodiana precipitato sabato 1 agosto nel sud del Perù, alla periferia di Nazca. Il bilancio è di tredici morti: undici turisti e i due membri dell'equipaggio, entrambi peruviani. Nessun sopravvissuto. Tra le vittime ci sono sette cittadini italiani, appartenenti a due famiglie amiche originarie della provincia di Monza e Brianza, in viaggio insieme alla scoperta del Perù. Il più giovane aveva diciotto anni. Con loro hanno perso la vita due turisti tedeschi e due spagnoli. La Farnesina ha confermato la morte dei connazionali e l'ambasciata italiana a Lima è in contatto con le autorità peruviane.
La dinamica: un'emergenza dichiarata, poi lo schianto e le fiamme
Secondo la ricostruzione riportata dall'emittente peruviana RPP, che cita il piano di volo e la lista passeggeri della compagnia, il velivolo era decollato dall'aeroporto di Pisco intorno a mezzogiorno, ora locale, per il tradizionale circuito turistico sopra i geoglifi. Il pilota avrebbe dichiarato un'emergenza alle 13:01, circa un'ora dopo il decollo, mentre l'aereo si preparava al rientro. Pochi istanti dopo il velivolo avrebbe perso quota, schiantandosi in una zona agricola nel settore di Pueblo Viejo, a circa un chilometro e mezzo dalla Panamericana Sud, non lontano dall'aeroporto Maria Reiche dove era diretto. All'impatto l'aereo ha preso immediatamente fuoco: le prime squadre di soccorso arrivate sul posto non hanno potuto fare altro che constatare l'assenza di sopravvissuti. I corpi sono stati trasferiti in obitorio per le autopsie, mentre gli esperti della Direzione generale dell'aviazione civile peruviana, la Dgac, sono giunti da Lima per avviare gli accertamenti.
Le ipotesi: meteo, guasto, impatto con volatili. Ma nulla è confermato
Sulle cause, al momento, esistono solo ipotesi. Gli investigatori starebbero valutando un possibile guasto meccanico, l'impatto con un volatile e il ruolo delle condizioni meteorologiche. Quest'ultima pista appare rilevante per il contesto: nelle ore precedenti la regione di Ica era stata interessata da forti raffiche di vento che avevano provocato la caduta di alberi, danni alle infrastrutture, incidenti stradali e la sospensione temporanea delle operazioni aeree in diverse province. Un dettaglio pesa più di altri: i voli turistici sulla zona erano ripresi soltanto il giorno prima dell'incidente, dopo lo stop imposto proprio dal maltempo. Se la ripresa delle operazioni sia stata prematura è una delle domande a cui l'inchiesta dovrà rispondere. Il comune di Nazca, in un comunicato, ha rimandato ogni valutazione alle autorità competenti, che dovranno determinare cause e responsabilità. La compagnia Aerodiana, che opera voli panoramici sull'area da quattordici anni, ha espresso cordoglio per le vittime attraverso il proprio sito.
Un cielo che ha già conosciuto il lutto: i precedenti del 2010 e del 2022
Quello di sabato non è un episodio isolato. La storia dei sorvoli turistici sulle Linee di Nazca è segnata da una serie di incidenti che, a intervalli regolari, hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza di questi voli. Nel 2022 uno schianto costò la vita a sette persone, tra cui due cittadini cileni e tre olandesi. Nell'ottobre del 2010 un velivolo della compagnia AirNasca precipitò dopo un sorvolo sulla stessa area, uccidendo quattro turisti britannici e i due membri dell'equipaggio peruviano. E sempre nel 2010, secondo diverse ricostruzioni di stampa, un altro incidente durante un volo panoramico avrebbe provocato sette vittime, precipitando nel deserto poco dopo il decollo. Le cifre dei precedenti presentano alcune discrepanze tra le fonti, ma il quadro d'insieme è univoco: in poco più di quindici anni, i piccoli aerei impiegati sul circuito di Nazca sono stati coinvolti in almeno tre disastri mortali prima di quello di sabato. Ogni volta il copione si è ripetuto: cordoglio, inchiesta, promesse di maggiore rigore. Poi i voli sono ripresi, perché il sorvolo resta l'unico modo per abbracciare con lo sguardo figure che si estendono per centinaia di metri.
Perché si vola su Nazca: un patrimonio visibile solo dall'alto
Le Linee di Nazca sono un insieme di oltre tredicimila tracciati incisi nel deserto del Perù meridionale tra il 500 a.C. e il 500 d.C. dalle popolazioni indigene della regione. Compongono circa ottocento figure, tra cui i profili stilizzati di una balena, un pappagallo, un colibrì, un condor, una lucertola lunga più di centottanta metri e un ragno di circa quarantacinque. Il loro significato resta discusso: alcuni ricercatori le interpretano come un osservatorio astronomico, altri come un calendario. Dichiarate patrimonio dell'umanità dall'Unesco, hanno una caratteristica che è insieme la loro magia e il motivo di questa tragedia: possono essere apprezzate nella loro interezza solo dall'alto. È questo che alimenta un'industria di sorvoli turistici su piccoli velivoli monomotore, con partenze quotidiane da Pisco, Ica e dall'aeroporto Maria Reiche di Nazca.
Il nodo strutturale: piccoli velivoli, venti di deserto, pressione commerciale
Al netto delle cause specifiche di questo incidente, che solo l'inchiesta potrà stabilire, il tema strutturale esiste e i precedenti lo confermano. I voli su Nazca avvengono su monomotore da una decina di posti, a quote relativamente basse e con manovre di virata continue per consentire ai passeggeri di entrambi i lati di osservare i geoglifi. L'area desertica è soggetta a correnti e raffiche difficili da prevedere, come dimostra la sospensione delle operazioni nei giorni precedenti allo schianto. E la domanda turistica genera una pressione commerciale a riprendere i voli appena le condizioni lo consentono, in un mercato dove ogni giorno di stop è fatturato perso. Nessuno di questi elementi, da solo, spiega una tragedia. Insieme, delineano un profilo di rischio oggettivamente superiore a quello di un volo di linea, un dato che l'aviazione civile conosce bene e che le statistiche di settore sull'aviazione generale confermano a livello globale. La questione, per il regolatore peruviano, non è se questi voli debbano esistere, ma quali standard di manutenzione, quali criteri meteo vincolanti e quali controlli indipendenti debbano governarli. È il terreno su cui l'inchiesta della Dgac verrà giudicata.
Cosa succede ora
Gli investigatori dovranno analizzare i resti del velivolo, i dati radar, le comunicazioni con la torre di controllo e la documentazione di manutenzione dell'aereo, un modello, il Cessna 208B Grand Caravan, ampiamente diffuso nell'aviazione turistica mondiale. Le autopsie contribuiranno a chiarire la dinamica. Per le famiglie delle vittime si apre invece il tempo più difficile: quello del rientro delle salme e delle risposte che tardano. Due comunità della Brianza si stringono attorno a due famiglie che erano partite insieme per un viaggio sognato. A loro, prima che a ogni analisi, va il pensiero di questa redazione.
Fonti:
- Adnkronos, "Perù, incidente aereo: chi sono le vittime italiane" (2 agosto 2026)
- Sky TG24, "Perù, aereo turistico precipita sulle Linee di Nazca: tra le vittime 7 italiani" (2 agosto 2026)
- Quotidiano Nazionale, "Incidente aereo in Perù, 7 italiani morti: velivolo da turismo precipita a Nazca" (2 agosto 2026)
- Il Gazzettino, "Aereo precipita in Perù, 7 turisti italiani morti: in totale 13 vittime" (2 agosto 2026)
- Affari Italiani, "Chi sono i 7 italiani morti nel disastro aereo in Perù" (2 agosto 2026)
- Virgilio Notizie, "Aereo turistico precipita in Perù, 7 italiani tra le vittime" (2 agosto 2026)
- RPP Noticias (ricostruzione dinamica e lista passeggeri, citata dalle testate italiane)