Iattualità · Geopolitica · di Andrè Renzuto Iodice ·
Iran e Stati Uniti, l'annuncio di Trump e la smentita di Teheran: cosa sappiamo e cosa resta da verificare
Nella notte tra domenica e lunedì il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato di aver sospeso un attacco contro l'Iran che, secondo la sua stessa ricostruzione, sarebbe stato di proporzioni eccezionali. Nello stesso passaggio ha affermato che con Teheran esisterebbe già un'intesa sullo Stretto di Hormuz e che ne arriverebbe una anche sul dossier nucleare. Poche ore dopo, il ministero degli Esteri iraniano ha smentito l'esistenza di negoziati in corso con Washington. È la sequenza che si ripete da mesi in questa crisi: un annuncio da una parte, una smentita dall'altra, e un quadro che resta difficile da verificare in modo indipendente. Proviamo a ricostruirlo per punti, distinguendo ciò che è confermato da ciò che al momento resta attribuito a fonti diplomatiche non identificate.
Cosa ha detto Trump
Parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One durante il rientro dal New Jersey, il presidente statunitense ha spiegato di aver revocato un'operazione militare pianificata per il fine settimana insieme a Israele. La decisione, secondo il suo racconto, sarebbe maturata dopo una serie di colloqui con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e con la stessa Teheran. Trump ha definito l'attacco previsto come il più grande dalla Seconda guerra mondiale, sostenendo che l'Iran ne conoscesse la portata perché lo avrebbe visto prendere forma. Sul senso della scelta, il presidente ha detto che lo scopo non sarebbe uccidere, ma raggiungere un accordo. Ha poi indicato l'avvio dei nuovi colloqui per il pomeriggio di lunedì tre agosto, senza però fornire dettagli sulla sede dell'incontro né sui partecipanti. Il contenuto dell'intesa che Washington dichiara di voler ottenere sarebbe duplice: l'apertura immediata e completa dello Stretto di Hormuz e la fine di quella che l'amministrazione statunitense definisce la minaccia nucleare iraniana.
La smentita di Teheran
La ricostruzione statunitense è stata respinta in tempi rapidi. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che "al momento non sono in corso negoziati con gli Stati Uniti", precisando che gli unici colloqui aperti riguarderebbero l'Oman e sarebbero limitati alla gestione della navigazione nello Stretto. Una posizione simile era già stata espressa nelle settimane precedenti dallo stesso portavoce, secondo cui Teheran non avrebbe chiesto la ripresa dei contatti con Washington. Anche l'agenzia semiufficiale Fars, considerata vicina ai Guardiani della rivoluzione, ha definito false le notizie su un accordo già raggiunto per la riapertura dello Stretto, citando un membro del gruppo negoziale iraniano. Dal fronte iraniano è arrivato in parallelo un messaggio di segno opposto rispetto alla distensione: in un comunicato diffuso in occasione dell'anniversario della morte del leader di Hamas Ismail Haniyeh, i Pasdaran hanno annunciato che vendicheranno l'uccisione della Guida suprema Ali Khamenei e dello stesso Haniyeh.
La proposta tecnica sul tavolo
Il punto più concreto emerso finora riguarda un'ipotesi operativa per riaprire il passaggio. Secondo quanto riferito dall'emittente israeliana Canale 12, che cita due diplomatici a conoscenza del dossier, la proposta avanzata dai mediatori qatarioti e statunitensi prevederebbe una divisione dei flussi: le navi in entrata nel Golfo transiterebbero dalle acque territoriali iraniane, quelle in uscita da quelle omanite. Sempre secondo questa ricostruzione, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi avrebbe dato una risposta positiva nella notte tra sabato e domenica, e proprio quella apertura sarebbe stata una delle ragioni che hanno spinto Trump ad annullare l'attacco. Resterebbe però da ottenere il consenso dei Guardiani della rivoluzione, la cui marina controlla il versante iraniano dello Stretto, e l'Oman avrebbe chiesto chiarimenti a Teheran proprio su questo punto. Va sottolineato che si tratta di una ricostruzione giornalistica basata su fonti anonime, non confermata ufficialmente da nessuna delle parti e anzi contestata da Fars.
Il pressing dei Paesi del Golfo
Un elemento su cui le diverse ricostruzioni convergono è il ruolo della mediazione regionale. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman avrebbe contattato telefonicamente Trump per chiedere di dare un'altra possibilità alla via negoziale. Il Qatar, secondo la ricostruzione di Ansa, avrebbe presentato la nuova proposta per riaprire Hormuz. Il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan ha inoltre avuto almeno due colloqui telefonici con Araghchi, il secondo dei quali con la partecipazione del comandante dell'esercito pakistano Asim Munir. Riad ha reso nota la propria disponibilità a proseguire i colloqui regionali per la sicurezza dell'area. Nella stessa conversazione, secondo quanto riferito dalla parte iraniana, Araghchi avrebbe avvertito che qualsiasi azione ostile di Stati Uniti e Israele, o la complicità di Paesi della regione, incontrerebbe una risposta proporzionata.
Come si è arrivati fin qui
Il contesto aiuta a inquadrare la prudenza necessaria. Il conflitto è iniziato il ventotto febbraio, con attacchi statunitensi e israeliani su obiettivi militari iraniani. L'Iran ha risposto chiudendo lo Stretto di Hormuz alla navigazione straniera. Il tredici aprile Washington ha imposto un blocco navale ai porti iraniani, poi sospeso a fine maggio. Il diciassette giugno è stato diffuso il testo di un memorandum d'intesa in quattordici punti, ma già il ventisei giugno Trump accusava Teheran di averlo violato attaccando un mercantile in transito. A luglio l'escalation è ripresa: raid statunitensi su decine di obiettivi, il ritorno del blocco navale il tredici luglio, attacchi iraniani contro basi statunitensi nella regione, comprese quelle in Giordania. Dallo Stretto sono transitate tra le quaranta e le quarantuno navi al giorno nei periodi monitorati di inizio luglio, contro un traffico che prima della crisi copriva circa un quarto del commercio marittimo mondiale di petrolio. Il bilancio umano diffuso finora comprende almeno diciotto militari statunitensi caduti e, secondo le ricostruzioni disponibili sulla crisi marittima, dodici marittimi civili uccisi o dispersi. Anche nella notte tra domenica e lunedì l'agenzia britannica UKMTO ha segnalato un'esplosione nei pressi di una petroliera a circa venti miglia nautiche a nord est di Khasab, in Oman, senza vittime e senza che ne sia stata chiarita l'origine.
La reazione dei mercati
L'annuncio della ripresa dei colloqui ha avuto un effetto immediato sul greggio. Nelle prime ore di lunedì il Wti è arrivato a cedere il cinque virgola ottantotto per cento, scendendo sotto gli ottanta dollari al barile, mentre il Brent perdeva il cinque virgola zero tre per cento, attestandosi intorno agli ottantatré dollari e cinquanta. Per avere un termine di paragone, nelle settimane più tese di luglio il Brent aveva toccato i novantadue dollari. Il movimento indica quanto i mercati energetici siano sensibili anche a un annuncio non confermato dalla controparte, e spiega perché ogni oscillazione della crisi si trasferisca rapidamente sui prezzi dei carburanti e dell'energia in Europa.
Cosa resta da chiarire
Al momento restano aperti almeno tre nodi. Il primo è se i colloqui annunciati siano diretti o indiretti, e chi vi partecipi: Washington parla di negoziato, Teheran di contatti limitati alla sola gestione della navigazione tramite l'Oman. Il secondo è il rapporto tra il governo iraniano e i Guardiani della rivoluzione, che controllano operativamente lo Stretto e la cui posizione non risulta finora allineata alle aperture attribuite alla diplomazia. Il terzo è il legame tra il dossier marittimo e quello nucleare: Trump li presenta come due tappe di un unico percorso, mentre da parte iraniana non risultano conferme ufficiali su una trattativa che riguardi le attività nucleari. Fino a quando non arriveranno comunicazioni ufficiali congiunte, l'esistenza stessa di un accordo resta un'affermazione di una sola delle parti.
Fonti:
- Ansa, Trump annuncia la ripresa dei negoziati con l'Iran, tre agosto duemilaventisei
- Il Sole 24 Ore, Guerra in Medio Oriente, ultime notizie, tre agosto duemilaventisei
- Adnkronos, Iran-Usa, nuovi negoziati, l'annuncio di Trump e cosa dice Teheran
- Sky TG24, Guerra Iran USA, le ultime notizie di oggi, diretta
- Agi, Oggi nuovi negoziati con l'Iran, telefonata bin Salman-Trump
- Ticinonline, L'Iran smentisce i negoziati con gli USA
- Il Post, Gli Stati Uniti hanno colpito una petroliera nello Stretto di Hormuz
- Rec News e Adnkronos, cronologia dall'intesa di giugno all'escalation di luglio