Iattualità · Attualità · di Andre' Renzuto Iodice ·
Crans-Montana, il rischio era scritto: la mail che il Comune aveva e l'inchiesta no
Un'ex responsabile dell'edilizia avvertiva per iscritto che la schiuma fonoassorbente del Constellation poteva prendere fuoco. Il messaggio è precedente alla strage di Capodanno, ma fino a pochi giorni fa non era negli atti. Ora lei è la diciassettesima indagata, e i documenti cantonali raccontano un sistema di controlli che non funzionava.
Qualcuno, dentro il Comune di Crans-Montana, sapeva che la schiuma sul soffitto del Constellation poteva bruciare. E lo aveva messo per iscritto. È questo il nuovo elemento nell'inchiesta sull'incendio del primo gennaio 2026, costato la vita a 41 persone e il ferimento di altre 115, quasi tutte giovanissime. A rivelarlo è il quotidiano zurighese Tages-Anzeiger, ripreso ieri dal Messaggero e dall'ANSA: una mail interna, attribuita a Rose-Marie Clavien, ex membro dell'esecutivo comunale con la delega all'edilizia dal 2017 al 2024, in cui si raccomandava attenzione al materiale usato per l'isolamento acustico del locale, perché avrebbe potuto provocare un rogo. Convocata a Sion come persona informata sui fatti, venerdì 28 agosto, l'ex funzionaria si è trovata davanti quel documento e si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Da quel momento il suo status è cambiato: è la diciassettesima persona iscritta nel registro degli indagati. Indagata non significa colpevole, e vale per lei come per tutti gli altri sedici.
Un documento che mancava
Il punto più delicato non è solo il contenuto della mail, ma il fatto che per otto mesi sia rimasta fuori dal fascicolo. Il messaggio sarebbe stato scritto ben prima della notte di Capodanno; la data esatta non è stata resa nota. Non era stato acquisito dagli inquirenti fino alle rivelazioni del giornale svizzero, e questo apre una domanda che l'inchiesta dovrà affrontare: se un documento interno al Comune, direttamente collegato alla causa dell'incendio, non è arrivato alla procura, non è arrivato perché non è stato consegnato, perché non è stato cercato o perché non è stato chiesto? La differenza non è secondaria, perché riguarda il rapporto tra l'amministrazione comunale e chi indaga sulle sue omissioni.
Una notte, pochi minuti
Vale la pena ricordare cosa è successo. Alle 1.30 del primo gennaio, nel seminterrato del bar Le Constellation, le fontane pirotecniche piazzate sulle bottiglie di champagne, una consuetudine del locale, avrebbero incendiato i pannelli di schiuma fonoassorbente che rivestivano il soffitto. La propagazione sarebbe stata rapidissima, un flashover in una sala rivestita di legno e arredata con divani e sgabelli. L'unica via d'uscita era una scala stretta verso il piano terra: secondo la ricostruzione della procura di Sion, 34 persone sarebbero morte nella calca ai piedi di quella scala, altre sei vicino a una porta di servizio che quella sera era chiusa. Tra le vittime ci sono sei ragazzi italiani: Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Sofia Prosperi e Riccardo Minghetti, tutti tra i quindici e i diciassette anni.
Il secondo avvertimento
La mail di Clavien non è il primo segnale di consapevolezza a finire agli atti. C'era già un messaggio del 13 dicembre 2019, scritto dalla contitolare Jessica Moretti ai dipendenti, in cui si raccomandava attenzione alle fontane pirotecniche, potenzialmente pericolose se avvicinate al soffitto. Nell'interrogatorio del 5 giugno Moretti avrebbe sostenuto che quella frase fosse ironica. Sarà la procura a valutare. Ma la sequenza dei fatti noti è impressionante: nei lavori del 2015 la scala sarebbe stata ristretta e il soffitto ricoperto proprio con quei pannelli; in un video del Capodanno 2020, trasmesso dalla televisione svizzera, mentre le fontane vengono accese si sente un cameriere dire "faites gaffe à la mousse", attenti alla schiuma. Tutti, a quanto pare, sapevano. Il barman, la proprietà, e ora si scopre anche l'ufficio edilizia del Comune. Nessuno ha fermato la pratica.
Un sistema che non controllava
I documenti citati dal Tages-Anzeiger allargano lo sguardo oltre il singolo locale. A Crans-Montana non esisteva una commissione antincendio: i controlli facevano capo a Ken Jacquemoud, responsabile comunale della sicurezza e della prevenzione roghi, oggi indagato. Jacquemoud avrebbe dichiarato di aver segnalato in più relazioni al sindaco la mancanza di personale qualificato, e avrebbe anche precisato che i pannelli di spugna non rientravano tra gli elementi valutati durante le ispezioni. Il sindaco Nicolas Féraud è a sua volta indagato da marzo, perché tra il 2019 e il 2025 nessun funzionario avrebbe verificato le misure di sicurezza del Constellation: dopo il controllo del 2019 il successivo era stato programmato per il 2026, a causa di un nuovo software che avrebbe rallentato la pianificazione e costretto il Comune a scegliere le priorità. Il Constellation non era tra quelle. Il quadro peggiora guardando ai materiali cantonali del 2019 e del 2020. Le verifiche risulterebbero incomplete non solo per lo chalet dei Moretti ma per altri edifici e impianti: in oltre il 90 per cento dei casi esaminati mancava la copia del certificato che attesta la messa in sicurezza di un impianto dopo un divieto d'uso, prima che tornasse in funzione. Lo stesso edificio del Constellation, costruito nel 1968, con il bar, undici appartamenti e spazi commerciali, era stato controllato nel 2020: sarebbero emerse carenze agli impianti di combustione nella maggior parte degli appartamenti e per almeno otto la situazione sarebbe rimasta irrisolta per oltre due anni, nonostante i richiami delle autorità.
Chi risponde di cosa
La legislazione vallesana distribuisce le responsabilità su tre livelli: le autorità verificano i materiali nell'ambito delle procedure edilizie, i Comuni vigilano sul rispetto delle norme antincendio, i proprietari garantiscono la sicurezza di edifici, vie di fuga e impianti. La mail e i certificati mancanti pesano sui primi due livelli, ma non alleggeriscono il terzo: la responsabilità dei titolari, indagati per omicidio colposo, resta tutta da accertare e non viene cancellata dal fatto che anche altri sapessero. Diciassette indagati non sono diciassette colpevoli. Sono però la misura di quante mani avrebbero potuto fermare quella sera, e non l'hanno fatto.
Il rischio non era ignoto, era ignorato
Il tema di Crans-Montana non è più la mancanza di informazione. Ogni nuovo documento conferma che il pericolo era conosciuto, descritto, persino scritto in una mail d'ufficio. Il tema è la distanza tra sapere e agire: un avvertimento che resta in una casella di posta non è prevenzione, è un archivio. E una prevenzione affidata a un solo funzionario, senza commissione, senza personale, con un software che decide quali locali controllare e quali no, non è un sistema: è una scommessa che per sei anni è andata bene e la settima è finita in un seminterrato con una sola scala.
Per l'Italia questa storia ha sei nomi e sei famiglie. L'inchiesta svizzera dovrà stabilire le responsabilità penali, con i tempi e le garanzie di uno Stato di diritto. Ma la domanda che resta, e che nessuna presunzione di innocenza attenua, è semplice: quante altre mail come quella di Clavien dormono negli uffici di un Comune, in Svizzera o altrove, in attesa che qualcuno le legga dopo.
Fonti:
- Tages-Anzeiger
- ANSA
- Il Fatto Quotidiano
- Il Post
- Open
- Sky TG24