Iattualità · Attualità · di Andrè Renzuto Iodice ·
Quindici morti a Kiev, e un autista di ambulanza ferito mentre soccorreva: la notte in cui il double tap è tornato al centro
Missili balistici e droni sulla capitale e sulla regione. Bruciano i magazzini della logistica civile. Sullo sfondo, un nodo che non si sblocca da mesi: gli intercettori Patriot, l'unico sistema che l'Ucraina possiede in grado di fermare un missile balistico.
Il bilancio
Nella notte tra il 4 e il 5 agosto la Russia ha condotto un attacco combinato con missili balistici e droni su Kiev e sull'oblast circostante. Secondo il Servizio statale per le emergenze ucraino, le vittime sono almeno quindici e i feriti quarantadue. La distribuzione è significativa e va letta con attenzione, perché racconta dove è caduto il peso dell'attacco. Nella regione attorno alla capitale si contano quattordici morti e ventisette feriti, con incendi in più località dei distretti di Brovary, Bucha e Fastiv. Nella città di Kiev il bilancio è di un morto e quindici feriti, con roghi nei distretti di Obolonskyi, Sviatoshynskyi, Holosiivskyi e Desnianskyi, tutti spenti nel corso della mattinata secondo l'amministrazione militare cittadina. I bilanci di questi attacchi salgono progressivamente con il proseguire delle operazioni di soccorso: le cifre qui riportate sono aggiornate alla mattina del 5 agosto 2026.
L'autista dell'ambulanza, e una correzione necessaria
Nella notte, mentre l'attacco era ancora in corso, è circolata sulla stampa italiana una ricostruzione secondo cui un drone si sarebbe abbattuto sui soccorritori impegnati su un edificio già colpito da un missile. La notizia era attribuita a una singola fonte non identificata. Quella circostanza, alla luce di quanto pubblicato dalle fonti ucraine nelle ore successive, non risulta confermata nei termini in cui è stata riferita. Quello che risulta confermato è un fatto vicino ma diverso, e va riportato per quello che è: tra i feriti nella capitale figura un autista di ambulanza, il cui mezzo di soccorso è stato danneggiato durante esplosioni ripetute in uno dei siti colpiti.
La differenza tra le due versioni non è di dettaglio.
Nella prima si afferma un attacco deliberato al personale di soccorso; nella seconda si registra un operatore sanitario ferito da esplosioni successive sullo stesso obiettivo. La seconda è documentata, la prima no. Vale però la pena spiegare perché la distinzione conti tanto, e perché la circostanza confermata resti comunque grave.
Cos'è il double tap
La tattica del cosiddetto double tap consiste nel colpire un obiettivo una seconda volta a distanza di minuti dal primo impatto, nel momento in cui sul posto sono arrivati i soccorsi. È una pratica documentata in Ucraina da anni: un'inchiesta di IrpiMedia le ha dedicato un lavoro specifico, ricostruendo casi in cui vigili del fuoco, paramedici e volontari sono stati investiti dalla seconda ondata. Sul piano del diritto internazionale umanitario il quadro è netto. Il personale sanitario e i mezzi di soccorso sono oggetto di protezione specifica: dirigere intenzionalmente attacchi contro personale, unità o mezzi di trasporto sanitari costituisce una violazione delle Convenzioni di Ginevra e, nello Statuto di Roma, è annoverato tra i crimini di guerra. È esattamente per questo che la distinzione tra le due versioni è importante. Un'accusa di crimine di guerra richiede una prova, non un'inferenza. Quello che si può dire oggi, con i dati disponibili, è che un operatore del soccorso è rimasto ferito da esplosioni ripetute su un sito già colpito, e che quella dinamica corrisponde a uno schema già documentato. Quello che non si può dire è che sia stato accertato l'intento.
La fuga di ammoniaca
Nel distretto di Holosiivskyi un serbatoio contenente circa trecento litri di ammoniaca è stato danneggiato durante l'attacco, andando in depressurizzazione e provocando una fuga. Il sindaco Vitali Klitschko aveva diffuso nella notte un avviso invitando i residenti della riva destra del Dnipro a chiudere immediatamente le finestre e a restare in casa. Le squadre di emergenza hanno contenuto la perdita entro le 2:10, e le autorità hanno comunicato che non sussisteva più alcuna minaccia per i residenti degli edifici vicini. L'episodio è minore nel bilancio complessivo della notte, ma illustra un rischio strutturale: quando i colpi cadono su impianti industriali collocati dentro il tessuto urbano di una città densamente abitata, agli effetti diretti dell'esplosione si sommano quelli chimici.
Cosa è stato colpito
Il profilo degli obiettivi di questa ondata è il dato che più distingue l'attacco del 5 agosto da quelli delle settimane precedenti. Secondo l'amministrazione militare della capitale, i danni sono stati rilevati in più di sette località, con incendi divampati nei magazzini e propagati su vaste aree, e con danni anche a infrastrutture residenziali. A Brovary i bombardamenti hanno provocato vasti incendi in magazzini della città e nei villaggi di Velyka Dymerka, Kvitneve e Peremoha. Tra le strutture danneggiate figura un deposito di Nova Poshta, il principale operatore postale e logistico ucraino. Serhii Beskrestnov, consigliere del presidente ucraino per lo sviluppo delle tecnologie di difesa, ha sostenuto che la guerra di logoramento sia entrata in una nuova fase, affermando che il nemico stia colpendo indiscriminatamente magazzini della distribuzione al dettaglio, depositi alimentari, hub logistici, imprese e depositi di materiali edili.
Le due versioni
Su cosa siano quegli obiettivi, le posizioni divergono, e vanno riportate entrambe. Il ministero della Difesa russo, nei precedenti attacchi di questa serie, ha sostenuto che i bersagli fossero impianti del complesso militare-industriale e centri logistici ucraini coinvolti nella produzione, nello stoccaggio e nel trasporto di armamenti missilistici, droni, stazioni radar e sistemi di guerra elettronica. Da parte ucraina si sostiene invece che a essere colpita sia in prevalenza la logistica civile, e che questa costituisca una forma di pressione sulla popolazione e sull'economia più che un obiettivo militare. Va aggiunto, per completezza del quadro, che nelle stesse settimane l'Ucraina ha intensificato gli attacchi in profondità nel territorio russo, in particolare contro raffinerie e infrastrutture energetiche, e contro i centri logistici di Wildberries, la maggiore piattaforma di commercio elettronico russa, che secondo Kiev sarebbero impiegati anche a supporto dello sforzo bellico. Le cifre fornite dalle due parti sui rispettivi attacchi non sono verificabili in modo indipendente.
Il nodo che spiega tutto: gli intercettori
C'è una ragione tecnica precisa per cui questi attacchi risultano così difficili da fermare, ed è il vero centro della vicenda. L'unico sistema di difesa aerea in dotazione all'Ucraina in grado di abbattere missili balistici è il Patriot, di produzione statunitense. Le scorte di intercettori per quel sistema sono limitate, e questo rende estremamente difficile fermare salve ampie come quella della notte scorsa. Il presidente Volodymyr Zelensky lo ha detto in termini espliciti dopo l'attacco del primo agosto, quando la Russia aveva lanciato trentacinque missili — di cui ventisette balistici — e circa centoottantacinque droni contro Kiev, Dnipro, Sumy, Kharkiv e Poltava, causando nella capitale almeno nove morti e ventotto feriti, tra cui quattro minori. Secondo Zelensky è proprio la carenza di intercettori per missili balistici a incoraggiare la Russia a lanciare questo tipo di attacchi. Nel suo intervento serale ha affermato che i missili Patriot nel mondo esistono, e che ciò che manca è la decisione politica dei partner di fornirli.
Il no di Washington sulla licenza
Su questo fronte, nelle ultime settimane, si è registrato un arretramento significativo, ed è la notizia che i lettori italiani hanno visto meno. Il presidente statunitense Donald Trump, dopo un'apertura iniziale, ha frenato sulla concessione all'Ucraina della licenza per produrre autonomamente missili intercettori. Il 31 luglio, al termine di una riunione di gabinetto a Camp David, ha dichiarato che occorre fare molta attenzione a lasciare che qualcun altro li costruisca, aggiungendo di non credere che ciò accadrà mai. Interpellato dai giornalisti, ha precisato che non era stato dato alcun consenso, che la questione era in discussione, ma che è difficile cedere quel tipo di tecnologia, motivando la cautela con il fatto che le persone a cui viene consegnata una tecnologia del genere potrebbero un giorno rivoltarsi contro chi l'ha ceduta. Il quadro che ne risulta è che la difesa antibalistica ucraina dipende oggi da una risorsa di cui l'Ucraina non controlla né la produzione né la distribuzione, e che viene rilasciata sulla base di decisioni politiche prese altrove.
L'incognita nordcoreana
Sull'altro versante, il potenziale offensivo russo potrebbe ampliarsi. Secondo quanto riportato da Reuters, che cita un funzionario dell'agenzia di intelligence militare ucraina, un'unità missilistica nordcoreana avrebbe iniziato a dispiegarsi nella Russia occidentale, con una dotazione che potrebbe comprendere centoventi missili balistici e sei lanciatori destinati ad attacchi contro l'Ucraina. L'informazione proviene da una fonte di parte e non risulta confermata in modo indipendente: va trattata come tale. Ma il contesto in cui si inserisce è documentato: nei precedenti attacchi contro l'Ucraina è stato riferito l'impiego di missili balistici KN-23 di fabbricazione nordcoreana, considerati poco precisi. La scarsa precisione, in un contesto urbano, non è un dettaglio tecnico secondario. Un vettore impreciso lanciato su una città non manca semplicemente il bersaglio: ne colpisce un altro, e in una capitale da tre milioni di abitanti quell'altro bersaglio ha un'alta probabilità di essere un edificio residenziale.
Una settimana, tre ondate
L'attacco del 5 agosto non è isolato, ed è il terzo di vaste proporzioni in pochi giorni. Nella notte tra il 31 luglio e il primo agosto Kiev era stata colpita da missili balistici, con almeno nove morti e ventotto feriti, quattro dei quali minori, e con danni in sette distretti a diciotto edifici residenziali e a una scuola. Tra gli edifici danneggiati figurava anche la sede dell'ambasciata di Lituania: il presidente lituano Gitanas Nauseda ha riferito che un missile era esploso a pochi passi dalla sede diplomatica, danneggiandola senza provocare vittime tra il personale. In quell'occasione i soccorritori tratsero in salvo centocinque persone. Il ministro degli Esteri ad interim Andrii Sybiha aveva definito quella notte infernale, sostenendo che, non riuscendo a raggiungere i propri obiettivi sul campo di battaglia, la Russia stesse intensificando gli attacchi aerei contro i civili.
Cosa guardare adesso
Tre elementi meritano di essere seguiti nei prossimi giorni. Il primo è l'evoluzione del bilancio, che nelle precedenti occasioni è salito per ore man mano che le squadre raggiungevano le persone sotto le macerie. Il secondo è se emergano conferme documentali sulla dinamica che ha coinvolto il mezzo di soccorso, perché da quella dipende la qualificazione giuridica dell'episodio. Il terzo, il più rilevante sul piano politico, è se la sequenza di attacchi di questa settimana sposti la posizione statunitense sugli intercettori e sulla licenza di produzione. Finora non l'ha spostata. Fino ad allora, l'aritmetica resta quella che è: da una parte un numero limitato di intercettori, dall'altra un arsenale balistico che potrebbe crescere. E in mezzo, una città da tre milioni di abitanti.