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Israele, coccodrilli attorno alle carceri: cosa c'è dietro la mossa di Ben Gvir

Sembra la trama di un film di serie B, ma è una decisione amministrativa entrata in vigore in Israele a metà luglio. La ministra per la Protezione dell'Ambiente Idit Silman, esponente del Likud, ha riclassificato i coccodrilli del Nilo da animali selvatici a fauna selvatica allevata in cattività, una modifica burocratica che apre la strada al loro impiego per finalità di sicurezza, incluso il contrasto alle evasioni dalle carceri. La misura risponde a una richiesta precisa del ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, leader dell'estrema destra israeliana, che vuole circondare di rettili il carcere di Ketziot, nel deserto del Negev, dove sono rinchiusi detenuti palestinesi classificati come prigionieri di sicurezza. Per capire la portata della vicenda, però, serve guardare oltre il coccodrillo: dentro ci sono un conflitto istituzionale interno a Israele, un modello importato dagli Stati Uniti e la situazione, documentata da organizzazioni internazionali, delle carceri israeliane dopo il 7 ottobre 2023.

Israele, coccodrilli attorno alle carceri: cosa c'è dietro la mossa di Ben Gvir

La riclassificazione e come funziona

Il decreto è stato firmato mercoledì 15 luglio. Fino a quel momento i coccodrilli, in quanto animali selvatici protetti, potevano essere detenuti solo in strutture autorizzate come zoo e riserve, per finalità educative, di ricerca o di informazione al pubblico. La nuova classificazione, che in passato era stata usata per consentire l'allevamento commerciale dei coccodrilli a fini di pellame, trasferisce la supervisione degli animali dall'Autorità per la Natura e i Parchi a un ente di sicurezza: e il Servizio penitenziario israeliano, che dipende proprio da Ben Gvir, rientra in questa categoria. Secondo la stampa israeliana, gli animali destinati al progetto proverrebbero dall'allevamento di Hamat Gader, nel nord del Paese. Il passaggio decisivo, riferito da Ynet e Times of Israel, è che la consulenza legale dello stesso ministero dell'Ambiente aveva avvertito Silman di non avere l'autorità per aprire unilateralmente all'uso dei coccodrilli nelle carceri: la ministra ha firmato comunque, scavalcando il parere dei suoi uffici e l'opposizione di lunga data dell'Autorità per la Natura e i Parchi, i cui funzionari avevano sintetizzato la loro posizione così: dobbiamo proteggerli noi, non farci proteggere da loro.


Il piano di Ben Gvir e il modello Florida

L'idea non è nuova. Secondo Channel 13, Ben Gvir l'aveva avanzata già a dicembre in una riunione con il capo del servizio penitenziario Kobi Yaakobi, incontrando inizialmente lo scherno di diversi funzionari. Il modello dichiarato è l'Alligator Alcatraz, il centro di detenzione per migranti costruito nelle Everglades della Florida sotto l'amministrazione Trump e circondato da paludi popolate di alligatori, che secondo la stampa americana risulterebbe nel frattempo chiuso. Il sito pilota individuato è Ketziot, la grande struttura nel Negev che ospita numerosi detenuti palestinesi, tra cui molti militanti di Hamas catturati dopo l'attacco del 7 ottobre 2023, all'origine della guerra di Gaza che si trascina da oltre due anni. Ben Gvir ha celebrato la firma di Silman con un post su Facebook accompagnato da un'immagine generata con l'intelligenza artificiale che lo ritrae con un coccodrillo al guinzaglio: "State pensando di tentare la fuga? Ripensateci". Va detto che le evasioni dalle carceri israeliane sono eventi rarissimi: il caso più celebre resta quello del 2021, quando sei detenuti palestinesi scavarono un tunnel dal carcere di massima sicurezza di Gilboa usando utensili di fortuna, per essere ricatturati nel giro di poche settimane.


Le obiezioni: legali, ambientali, pratiche

Il fronte contrario è ampio e trasversale. Sul piano legale, oltre al parere ignorato della consulenza del ministero, il plenum dell'Autorità per la Natura e i Parchi dovrebbe riunirsi a breve per sollevare nuovamente la questione, e diversi osservatori definiscono la decisione giuridicamente fragile e potenzialmente impugnabile. Sul piano ambientale, varie organizzazioni israeliane per la protezione degli animali hanno diffuso una dichiarazione congiunta ricordando che i coccodrilli sono esseri senzienti, con esigenze complesse di spazio, acqua e temperatura, incompatibili con l'impiego come strumento di deterrenza. Sul piano pratico, esperti citati dai media israeliani dubitano della fattibilità stessa del progetto: mantenere rettili di grandi dimensioni in un ambiente desertico come il Negev richiederebbe infrastrutture idriche e costi rilevanti, per un beneficio di sicurezza tutto da dimostrare. Non è affatto certo, in sintesi, che il piano si realizzi: al momento esiste la base normativa, non il fossato con i coccodrilli.


Chi è Itamar Ben Gvir

Per collocare la proposta serve conoscere il proponente. Ben Gvir, leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit, è considerato la figura più radicale del governo Netanyahu. Prima di entrare in politica, nel 2007, è stato condannato per istigazione al razzismo e per sostegno a un'organizzazione terroristica, in relazione alla sua vicinanza al movimento kahanista messo al bando in Israele. Da ministro della Sicurezza Nazionale controlla il servizio penitenziario e ha rivendicato pubblicamente e ripetutamente l'inasprimento delle condizioni di detenzione dei prigionieri palestinesi come strumento di deterrenza. La proposta dei coccodrilli si inserisce in una serie di iniziative controverse: a marzo la commissione Sicurezza della Knesset ha fatto avanzare il disegno di legge, fortemente voluto proprio da Ben Gvir, che introdurrebbe la pena di morte per i detenuti palestinesi condannati per terrorismo.


Il contesto: le carceri israeliane dopo il 7 ottobre

La vicenda dei coccodrilli arriva in un sistema carcerario sotto osservazione internazionale. Secondo i dati diffusi a inizio aprile 2026 dall'ong palestinese per i diritti dei prigionieri Addameer, nelle carceri israeliane sono detenuti oltre 9.600 palestinesi, di cui circa 3.500 in detenzione amministrativa, cioè senza accusa formale né processo, sulla base di prove segrete. Physicians for Human Rights Israel, basandosi su dati dello stesso servizio penitenziario, indica che il numero di prigionieri palestinesi è più che raddoppiato dopo il 7 ottobre, passando da circa 3-4mila a 9-10mila, con un parallelo peggioramento delle condizioni. Un rapporto pubblicato in aprile dall'organizzazione israeliana B'Tselem, basato su testimonianze di detenuti rilasciati anche nell'ambito dell'accordo di cessate il fuoco dell'ottobre 2025, denuncia torture, abusi e negazione delle cure come pratica sistematica, e riferisce di almeno 84 detenuti morti in custodia dal 7 ottobre 2023. A maggio, secondo il Jerusalem Post, le Nazioni Unite hanno inserito il servizio penitenziario israeliano nella lista nera 2026 per violenze sessuali sui detenuti, un anno dopo aver incluso nella stessa lista Hamas per l'uso dello stupro come arma di guerra durante l'attacco del 7 ottobre e la detenzione degli ostaggi. Il governo israeliano ha sempre respinto la rappresentazione complessiva di queste accuse, difendendo la linea dura come necessità di sicurezza in tempo di guerra: è esattamente il quadro in cui la proposta dei coccodrilli, per quanto surreale, non è uno scherzo ma un messaggio politico.


Cosa succede adesso

Nelle prossime settimane si capirà se la riclassificazione reggerà alle contestazioni legali interne e se il progetto pilota di Ketziot passerà dalla propaganda social alla realizzazione concreta. Quel che è certo è che la mossa ha già raggiunto un obiettivo: occupare il dibattito pubblico israeliano e internazionale con un'immagine potentissima, quella del coccodrillo a guardia del carcere, mentre sullo sfondo restano le questioni documentate e assai meno virali delle condizioni di detenzione, dei numeri della detenzione amministrativa e di un conflitto che dura da oltre due anni.



Fonti:

  • ANSA, 18 luglio 2026;
  • Il Sole 24 Ore, 18 luglio 2026;
  • Sky TG24, 18 luglio 2026;
  • Adnkronos, 18 luglio 2026;
  • Il Fatto Quotidiano, 20 luglio e 28 maggio 2026;
  • Times of Israel, 17 luglio 2026;
  • Jerusalem Post, 16 luglio 2026;
  • IBTimes UK, 18 luglio 2026;
  • Raw Story, 18 luglio 2026;
  • Vatican News, marzo 2026;
  • L'Espresso su rapporto B'Tselem, 27 aprile 2026;
  • Il manifesto su dati Addameer, aprile 2026;
  • Epidemiologia e Prevenzione su dati Physicians for Human Rights Israel, 2026.

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