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Fulmini, due vittime in ventiquattro ore: i numeri, i falsi miti e le regole che salvano

Un turista statunitense sull'Etna e un escursionista in Alto Adige sono morti a poche ore di distanza, entrambi colpiti da un fulmine. In Italia cadono in media 1,6 milioni di fulmini l'anno, concentrati proprio nei mesi in cui la montagna è più frequentata. Cosa indica la Protezione Civile e perché alcune convinzioni diffuse sono sbagliate.

 Fulmini, due vittime in ventiquattro ore: i numeri, i falsi miti e le regole che salvano

Due morti in ventiquattro ore, a centinaia di chilometri di distanza, con la stessa dinamica: un temporale estivo, un terreno esposto, un fulmine. È il bilancio di un fine settimana che riporta l'attenzione su uno dei rischi più sottovalutati da chi frequenta la montagna e gli spazi aperti nei mesi più caldi, e sul quale la differenza tra un comportamento corretto e uno sbagliato può essere decisiva.


Cosa è successo

Sull'Etna la vittima è un turista statunitense di 30 anni, sorpreso secondo le ricostruzioni da un violento temporale nella serata di domenica 16 agosto. In Alto Adige è morto invece un escursionista di 42 anni, colpito sul Piz Starlex, una vetta di 3.075 metri sopra Taufers: il corpo sarebbe stato individuato in tarda serata con l'ausilio di un drone, a circa 2.600 metri di quota, lungo la via di discesa. Le dinamiche precise dei due episodi risultano al vaglio delle autorità competenti.

Pochi giorni prima un altro episodio, con esito diverso: uno scout era stato colpito da un fulmine sul Monte Livata, nel Lazio, ed è tuttora ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, dove le sue condizioni risulterebbero in miglioramento. Un caso che ricorda come il fulmine non sia sempre letale e come la rapidità dei soccorsi possa fare la differenza.


 Un fenomeno tutt'altro che raro

In Italia cadono in media circa 1,6 milioni di fulmini l'anno. La distribuzione non è uniforme: la gran parte si concentra tra luglio e agosto, quando il calore e l'umidità accumulati nei bassi strati dell'atmosfera alimentano i temporali estivi. È esattamente il periodo in cui sentieri, creste e vie ferrate sono più frequentati, e questa sovrapposizione tra il picco del fenomeno e il picco delle presenze in quota è il cuore del problema. La montagna, peraltro, amplifica il rischio per ragioni fisiche: creste e vette espongono chi le percorre come punto più alto del terreno circostante, gli spazi aperti non offrono ripari e i temporali di calore tendono a svilupparsi nelle ore pomeridiane. Non a caso le buone pratiche dell'escursionismo estivo suggeriscono partenze all'alba e rientri programmati entro il primo pomeriggio, proprio per ridurre la finestra di esposizione. Il rischio individuale resta statisticamente contenuto, ma non è nullo e soprattutto non è distribuito a caso: dipende da dove ci si trova e da come ci si comporta. Un riferimento semplice per valutare la distanza di un temporale è il ritardo tra il lampo e il tuono: circa tre secondi corrispondono a un chilometro. Secondo i protocolli di sicurezza più diffusi, quando l'intervallo scende sotto i trenta secondi il temporale è già a distanza pericolosa ed è il momento di mettersi al riparo, non di affrettare il passo verso la meta.


Come colpisce un fulmine

Il colpo diretto è solo una delle modalità, e nemmeno la più frequente. Un fulmine può raggiungere una persona attraverso la scarica laterale di un albero o di un palo colpito nelle vicinanze, attraverso le correnti che si propagano nel terreno attorno al punto di impatto, ed è il motivo per cui non bisogna mai sdraiarsi, oppure per conduzione lungo strutture metalliche estese, anche a notevole distanza dal punto in cui la scarica è caduta. Ed è qui che va smontato un falso mito duro a morire: il metallo non attira i fulmini. Piccoli oggetti come orologio, chiavi o collane non aumentano il rischio di essere colpiti. Il pericolo reale sono le strutture metalliche di grandi dimensioni, che conducono la corrente lontano dal punto di impatto: ringhiere, recinzioni, funi, scale, gradinate e, in quota, i cavi delle vie ferrate. Ciò che conta per un fulmine è il percorso più diretto verso terra, quindi l'altezza e la conducibilità di ciò che si tocca, non il contenuto delle tasche.


Le regole della Protezione Civile

Le indicazioni del Dipartimento della Protezione Civile, contenute nel vademecum dedicato a temporali e fulmini, partono da una premessa netta: all'aperto nessun luogo è del tutto sicuro. Il primo obiettivo è raggiungere un edificio oppure, in mancanza, un'automobile con i finestrini chiusi, che agisce da schermo protettivo. La tenda, al contrario, non offre alcuna protezione. Se il riparo non c'è, le regole servono a ridurre l'esposizione: allontanarsi da alberi e pali isolati senza cercarvi riparo, evitare di essere il punto più alto della zona, accovacciarsi con i piedi uniti isolandosi dal terreno, mai sedersi né sdraiarsi. In montagna la priorità è scendere immediatamente di quota; chi si muove in gruppo non deve tenersi per mano e deve mantenere almeno dieci metri di distanza tra una persona e l'altra, per evitare che un'unica scarica coinvolga più escursionisti attraverso il terreno. In acqua il rischio è massimo: al primo tuono si esce subito, dal mare come dal lago, senza attendere l'arrivo della pioggia. E anche tra le mura domestiche qualche cautela resta: staccare gli elettrodomestici, rimandare doccia e lavaggi, tenersi lontani da porte e finestre.


 Se una persona viene colpita

Un'ultima convinzione errata riguarda i soccorsi: chi è stato colpito da un fulmine non trattiene alcuna carica elettrica e può essere toccato e soccorso immediatamente, senza pericolo per chi interviene. Secondo le indicazioni sanitarie richiamate anche dall'Istituto Superiore di Sanità, la priorità è chiamare subito il 112 e, in caso di arresto cardiaco, iniziare senza esitazione la rianimazione cardiopolmonare: nei casi di folgorazione l'intervento nei primissimi minuti può risultare decisivo.


La prima regola

A rendere il tema sempre più attuale c'è anche l'evoluzione del clima: diversi studi indicano che l'aumento dell'energia e dell'umidità disponibili in atmosfera tende a rendere i temporali estivi più intensi e improvvisi, anche se la relazione tra riscaldamento globale e numero complessivo dei fulmini resta oggetto di ricerca. Un temporale estivo può svilupparsi in pochi minuti e in quota il riparo spesso semplicemente non esiste. Per questo la prevenzione comincia prima di uscire di casa: controllare i bollettini meteo non è prudenza in eccesso, è la prima regola. E una volta passato il temporale, la fretta è una cattiva consigliera: prima di riprendere le attività all'aperto occorre attendere almeno trenta minuti dall'ultimo tuono, perché le scariche possono arrivare anche quando il cielo appare ormai libero. Due vite perse in un solo giorno non autorizzano giudizi sulle scelte di chi non c'è più, e le ricostruzioni sono affidate a chi indaga. Ricordano però che il fulmine è tra i pochi rischi della montagna estiva che non concedono margini di errore: conoscere le regole, in questo caso, è l'unica forma di protezione disponibile.



Fonti: 

  • Dipartimento della Protezione Civile, vademecum "In caso di temporali e fulmini";
  •  Istituto Superiore di Sanità; 
  • ANSA;
  •  Il Sole 24 Ore; 
  • Tgcom24.


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