Iattualità · Attualità · di Andrè Renzuto Iodice ·
Hormuz, la mappa di Trump e la realtà di uno stretto che non si può annettere
Donald Trump ha pubblicato su Truth Social una cartina dello Stretto di Hormuz sovrascritta New US Territory, nuovo territorio statunitense. Nessun testo di accompagnamento, nessuna spiegazione: solo l'immagine. Il post arriva a pochi giorni dal quattordici agosto, quando il presidente americano aveva annunciato che avrebbe dichiarato lo stretto territorio degli Stati Uniti molto presto, e dopo la condivisione di un'immagine generata con l'intelligenza artificiale che lo ritraeva durante il presunto sequestro di una petroliera iraniana, accompagnata dalla frase «It's Our Oil Tanker Now». In un conflitto che si combatte con missili e droni, la comunicazione presidenziale passa sempre più per mappe e immagini social. Vale la pena separare i piani: cosa dice la mappa, cosa dice il diritto, e cosa succede davvero nello stretto.
Cosa sta succedendo a Hormuz
Il contesto è quello della guerra in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran, aperta a fine febbraio con attacchi congiunti americano-israeliani contro obiettivi militari, governativi e infrastrutturali iraniani. La risposta di Teheran ha investito direttamente lo stretto: attacchi alle strutture energetiche del Golfo e un blocco di fatto del passaggio, dal quale transita normalmente circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Le conseguenze sono misurabili, e i numeri danno la dimensione del collasso. Secondo i dati di tracciamento navale rilanciati dalla stampa economica, ieri nello stretto sarebbero transitate appena sei navi mercantili, tre in entrata e tre in uscita: prima della guerra la media era di centotrenta-centoquaranta al giorno. Il Brent viaggia oggi intorno ai novantuno dollari al barile, in rialzo di circa il ventisei per cento rispetto ai settantadue dollari e mezzo della vigilia del conflitto. A giugno le delegazioni di Washington e Teheran hanno avviato negoziati sulla base di un memorandum d'intesa firmato da entrambe le parti, ma gli scambi di colpi non si sono mai fermati, e lo stretto resta il principale punto di attrito: venerdì l'aviazione americana avrebbe colpito pesantemente l'isola di Kharg, snodo delle esportazioni petrolifere iraniane, mentre il Pentagono starebbe predisponendo opzioni per operazioni terrestri, con circa tremilacinquecento militari statunitensi giunti nella regione negli ultimi giorni.
Le posizioni delle due parti
La mappa si inserisce in questa cornice negoziale. Da parte americana, Trump ha alternato annunci di scorte navali alle petroliere, richieste agli alleati di inviare navi da guerra per garantire il passaggio, e dichiarazioni secondo cui la capacità militare iraniana sarebbe stata completamente distrutta, pur ammettendo che Teheran resta in grado di colpire lo stretto con droni, mine o missili a corto raggio. Da parte iraniana, il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha guidato la delegazione nei colloqui di pace, ha ribadito che lo stretto resterà chiuso finché non saranno soddisfatte le condizioni poste da Teheran: la fine del blocco navale, lo sblocco dei beni congelati, la revoca delle sanzioni petrolifere e la cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti. Alla mappa in sé il viceministro degli esteri Kazem Gharibabadi ha risposto liquidandola come un'illusione. Nessuna delle due parti, al momento, sembrerebbe disposta a fare il primo passo: e in questo stallo la comunicazione social diventa parte integrante della trattativa, un modo per alzare la posta senza muovere truppe.
Perché uno stretto non si può annettere
C'è poi il piano giuridico, che i post non menzionano. Lo Stretto di Hormuz è uno stretto internazionale: nel suo punto più angusto misura circa trentatré chilometri, e le sue acque ricadono nelle acque territoriali di Iran e Oman, i due Stati costieri. Il diritto internazionale del mare, codificato nella Convenzione delle Nazioni Unite del 1982, garantisce a tutte le navi il cosiddetto diritto di passaggio in transito attraverso gli stretti internazionali, proprio perché nessuno Stato, nemmeno quelli costieri, può chiuderli o appropriarsene. A maggior ragione non può farlo uno Stato terzo: l'annessione di territori con la forza è vietata dalla Carta delle Nazioni Unite, e un braccio di mare internazionale non è annettibile per definizione. In altre parole, la mappa pubblicata da Trump non produce alcun effetto giuridico, né potrebbe produrne in futuro: né una dichiarazione presidenziale né un'operazione militare trasformerebbero Hormuz in territorio americano agli occhi del diritto internazionale. Se il blocco iraniano dello stretto costituisce a sua volta una violazione del diritto di transito, la risposta prevista dall'ordinamento internazionale non è l'appropriazione del passaggio da parte di un'altra potenza. È utile dirlo con chiarezza perché l'immagine, presa alla lettera, descriverebbe un atto che non esiste nel diritto: esiste invece, ed è reale, la pressione negoziale che quell'immagine intende esercitare.
Cosa significa per l'Italia e per l'Europa
Per i Paesi importatori, Italia compresa, la partita di Hormuz è tutt'altro che simbolica. Il rincaro di circa un quarto del greggio si è già trasferito in parte sui prezzi dei carburanti e dell'energia, e un prolungamento del blocco manterrebbe la pressione sull'inflazione europea proprio mentre le banche centrali valutano le prossime mosse sui tassi. Le alternative allo stretto, come nuovi oleodotti che aggirino il passaggio, esistono solo sulla carta: i tempi si misurerebbero in anni e i costi in decine di miliardi. Nel breve periodo, l'unica via d'uscita passa dal negoziato tra Washington e Teheran, quello vero, fatto di memorandum e condizioni, non di mappe.
La guerra come contenuto
Resta un'ultima considerazione, che riguarda il modo in cui questa crisi viene raccontata, e che ci riguarda tutti, media e lettori. Mentre la mappa gira e diventa un meme, nello stretto vero le navi sono ferme e il petrolio è rincarato di un quarto. Una guerra comunicata con cartine colorate e immagini generate dall'intelligenza artificiale rischia di assomigliare a uno show: e quando una guerra sembra uno show, il pubblico smette di chiedersi quanto costa e chi la paga. È il meccanismo più insidioso di questa fase, più della mappa in sé: l'abitudine a trattare una crisi internazionale come intrattenimento da scorrere. La distinzione tra la scena social e il tavolo reale è probabilmente la chiave di lettura più utile: la prima serve a occupare lo spazio mediatico e a segnalare determinazione, il secondo deciderà se e quando le petroliere torneranno a passare. Continueremo a seguire entrambi, con una preferenza dichiarata per il secondo.
Fonti:
- ANSA, "Trump posta su Truth cartina di Hormuz, nuovo territorio Usa", 18 agosto 2026
- Il Sole 24 Ore, dati di transito Reuters-Kpler e aggiornamenti live sulla guerra, 18 agosto 2026
- ABC News, live updates sul conflitto Iran-Stati Uniti e dichiarazioni di Ghalibaf e Gharibabadi, 18 agosto 2026
- Euronews, quotazioni del Brent e impatto energetico del conflitto, agosto 2026
- Treccani, voce "Hormuz, Stretto di"
- Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), 1982, parte III sugli stretti internazionali