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Due piazze, una sola rabbia: perché la guerriglia di Milano fa male soprattutto al Sud

Sabato 17 ottobre l'Italia è scesa in piazza contro il carovita in tredici città, dalla Lombardia alla Campania. Ma a leggere i titoli di domenica sembrerebbe esistere una sola piazza: quella del Duomo di Milano, con i sassi, le bombe carta, gli idranti e la cinquantina di fermi. Il resto, e in particolare una settimana di protesta durissima ma senza un solo sasso lanciato nel Mezzogiorno, rischia di finire in una nota a margine. È questo, a nostro avviso, il danno più grave della giornata: non le vetrine rotte, che si ripagano, ma l'attenzione che si sposta. Perché quando il dibattito pubblico si riduce a chi condanna e chi è ambiguo, a perderci sono proprio quelli che avevano scelto di protestare a volto scoperto.

Due piazze, una sola rabbia: perché la guerriglia di Milano fa male soprattutto al Sud

Una settimana di protesta che pochi hanno raccontato

Partiamo dai fatti, che sono precedenti a sabato. Le proteste degli autotrasportatori e degli agricoltori contro il caro gasolio andrebbero avanti da giorni in Puglia e in Calabria, e da venerdì 16 ottobre si sarebbero estese a Sicilia, Basilicata e Campania. A Cerignola, secondo quanto riportato dal Post, tir e mezzi agricoli bloccherebbero la statale 16, la A14 e la A16 da circa una settimana, e gli scaffali dei principali supermercati della zona si sarebbero svuotati. In Sicilia il fermo proclamato dal Comitato trasporto siciliano durerebbe cinque giorni, fino alla mezzanotte del 20 ottobre: i camion restano nei piazzali e i semirimorchi non vengono ritirati dalle navi. Davanti al molo Santa Lucia del porto di Palermo una cinquantina di imprenditori ha scelto un sit-in e non un blocco, con le forze dell'ordine presenti e, stando alle cronache, una situazione tranquilla. Il coordinatore del comitato, Salvatore Bella, ha sintetizzato così l'adesione: "in tutta la Sicilia non circola un solo mezzo pesante". In Basilicata l'incrocio tra la protesta dei trasportatori e il presidio degli operai dell'ex Ilva davanti alla raffineria Eni di Taranto avrebbe prodotto un effetto panico, con la maggior parte dei distributori di Potenza con il cartello del tutto esaurito. Eni stessa avrebbe segnalato impatti crescenti sulla distribuzione di carburante, anche verso aeroporti e servizi pubblici. La Commissione di garanzia sugli scioperi ha annunciato di voler individuare i responsabili dei blocchi.


I numeri dietro la rabbia

Le ragioni economiche, almeno quelle dichiarate, sono misurabili. Secondo gli autotrasportatori siciliani il gasolio sarebbe arrivato a 2,30 euro al litro, con un pieno che costerebbe circa mille euro in più rispetto a prima, cui si aggiungerebbero altri settecento euro di traghetto. Gli stessi operatori sostengono che il governo avrebbe promesso in primavera un credito d'imposta da 400 milioni di euro mai arrivato. Sono cifre di parte, che andranno verificate, ma danno la misura di una protesta che non nasce sui social la mattina stessa. Sul fronte dei consumi, gli organizzatori dei flash mob napoletani richiamano dati Istat secondo cui tra il 2000 e il 2025 i prezzi al consumo sarebbero cresciuti del 63 per cento, con rincari vicini al 120 per cento per abitazione e utenze e al 90 per cento per gli alimentari. Anche qui, numeri da leggere con cautela, ma coerenti con la percezione diffusa di un potere d'acquisto eroso.


Le piazze del Sud: dure, ma a volto scoperto

Accanto ai camion ci sono state le piazze. A Bari venerdì circa settecento studenti hanno sfilato dal centro al lungomare fino alla Prefettura, dietro uno striscione che diceva "Facciamo come in Francia, rompiamo la scuola-caserma": uno slogan che evoca Parigi, ma un corteo che, stando alle cronache, si è concluso senza incidenti. A Napoli i flash mob davanti ai supermercati, venerdì in piazza Municipio e sabato ad Afragola, hanno portato striscioni e megafoni davanti ai clienti, in vista dello sciopero generale del 30 ottobre. Sabato il movimento Italia in Piazza, che si definisce apartitico e indipendente dai sindacati, ha indicato Napoli, Bari, Lecce e Palermo tra le città coinvolte, e nelle cronache della giornata il Sud non compare tra le piazze degenerate. Vale la pena ripeterlo, perché è esattamente il punto: stesse richieste, salari, affitti, carburante, e nessuna vetrina rotta.


Poi è arrivato sabato

A Milano, dove avrebbero sfilato oltre cinquemila persone, il corteo si è spezzato in via Broletto sotto una sassaiola contro gli agenti, e da lì la tensione si è spostata tra piazza Cordusio, la Galleria e piazza Duomo. Le immagini mostrerebbero transenne, secchioni e un estintore lanciati contro la polizia, un cantiere dato alle fiamme, le fermate M1 e M3 chiuse e la piazza evacuata con gli idranti. Il bilancio provvisorio oscilla, a seconda delle fonti, tra quaranta e cinquanta fermi, con agenti e manifestanti in ospedale: il 118 parlerebbe di cinque giovani tra i 18 e i 30 anni con lesioni lievi, i sindacati di polizia di almeno due poliziotti ricoverati. A Torino un gruppo a volto coperto avrebbe devastato una libreria Feltrinelli, mentre uno degli organizzatori del corteo sostiene di aver chiesto ai giovani di togliersi i cappucci e di essere stato lui stesso aggredito. A Bologna scontri davanti alla stazione con lancio di oggetti e idranti; a Bergamo cinque arresti su circa ottocento partecipanti. A Roma, con la manifestazione nazionale della Cgil, non risulterebbero incidenti.


Lo specchio francese

In Francia la stessa giornata, a sei mesi dalle presidenziali, ha visto secondo le autorità tra i 200 mila e i 550 mila manifestanti. I fermi sarebbero saliti a circa quattrocento in serata, quasi duecento solo a Parigi, e il ministro dell'Interno Nuñez parlerebbe di sessanta poliziotti feriti. A Saint-Étienne un giovane manifestante ha perso una mano per l'esplosione di una granata lanciata dalle forze dell'ordine: sull'età le fonti divergono, tra i diciassette e i vent'anni, e secondo una ricostruzione avrebbe raccolto l'ordigno da terra. A Parigi gruppi incappucciati avrebbero assaltato la sede dell'emittente CNews, mentre a Bordeaux sarebbe stata devastata la Borsa. Anche lì, va detto, la gran parte dei cortei si è svolta pacificamente. Ma è la minoranza violenta che finisce nei titoli, e che a sei mesi dal voto rischia di pesare più delle ragioni economiche.


Il danno collaterale si chiama attenzione

Da sabato sera il dibattito italiano ha cambiato oggetto. La presidente del Consiglio ha chiesto alle opposizioni di "condannare senza ambiguità" le violenze, il ministro Salvini ha parlato di vigliacchi e criminali, il sindaco Sala ha definito le violenze ingiustificabili chiedendo però alla politica di non strumentalizzarle. Tutte posizioni legittime. Ma nessuna di queste dichiarazioni parla di gasolio, di affitti o di scaffali vuoti a Cerignola. Chi ha spaccato Milano non ha fatto male solo a Milano: ha fornito l'alibi perfetto per liquidare un'intera stagione di proteste come teppismo, e ha spento i riflettori su chi, da una settimana, protesta con un camion fermo nel piazzale e un bilancio in rosso. Non è una questione di Nord contro Sud, e sarebbe sbagliato leggerla così: anche a Milano la maggioranza sfilava senza lanciare nulla, e anche in Puglia i blocchi stradali hanno creato disagi reali. È una questione di metodo: una protesta che resta leggibile ottiene un tavolo, una protesta che diventa ordine pubblico ottiene un'inchiesta.


Martedì si capirà

Il ministero dei Trasporti starebbe lavorando per anticipare a martedì 20 ottobre il confronto con gli autotrasportatori, la stessa data in cui scade il fermo siciliano e in cui le federazioni di Puglia, Calabria e Basilicata minacciano di portare i tir a Roma. Quel tavolo è il vero termometro di questa storia. Se si parlerà di accise, credito d'imposta e costi dei traghetti, vorrà dire che la piazza del Sud è stata ascoltata nonostante sabato. Se si parlerà solo di sicurezza e di cortei non autorizzati, vorrà dire che la guerriglia di Milano ha vinto la sua unica, assurda battaglia: cancellare dalla conversazione pubblica le ragioni di chi protestava davvero.



Fonti:

- Il Post, 16 ottobre 2026: Le proteste di autotrasportatori e agricoltori si sono estese a tutto il Sud

- Sky TG24, 16 ottobre 2026: Sciopero scuola e proteste autotrasportatori al Sud Italia

- Dire.it, 16 ottobre 2026: Carburanti, sit in e blocchi stradali di protesta da Termoli in giù

- Il Sole 24 Ore, 16 ottobre 2026: Garante scioperi si attiva per individuare responsabili dei blocchi dell'autotrasporto

- ANSA, 16 ottobre 2026: La protesta dei Tir infiamma il Sud, blocchi e code

- ANSA, 16 ottobre 2026: A Bari il corteo degli studenti contro guerra, carovita e Dl scuola

- NapoliToday, 15 e 17 ottobre 2026: Carovita, flash mob davanti ai supermercati di Napoli; Flash mob dell'USB contro il carovita

- TGCom24, 17 ottobre 2026: Italia in piazza, cortei in tredici città

- Il Giorno, 17 ottobre 2026: Corteo a Milano, devastata ed evacuata piazza Duomo

- Sky TG24, 17 ottobre 2026: Milano, scontri tra manifestanti e polizia in piazza Duomo e Galleria

- Open, 17 ottobre 2026: Proteste in tutta Italia, guerriglia al Duomo di Milano

- MilanoToday, 17 ottobre 2026: Violenti scontri in Duomo a Milano durante la manifestazione contro il carovita

- Giornale La Voce, 17 ottobre 2026: Organizza il corteo contro il carovita e finisce picchiato

- Askanews, 17 ottobre 2026: Cortei, Meloni: le opposizioni non siano ambigue sulle violenze di piazza

- Il Giornale, 17 ottobre 2026: Milano, violenti scontri al Duomo: evacuata la piazza

- la Repubblica, 17 ottobre 2026: Milano, piazza Duomo campo di battaglia (Massimo Pisa); Torino, giovani incappucciati devastano una libreria Feltrinelli (Federico Gottardo); Bologna, scontri davanti alla stazione (Giuseppe Baldessarro); Migliaia in piazza contro il carovita in Francia (Anais Ginori)

- Il Fatto Quotidiano, 17 ottobre 2026: Proteste in Francia contro il carovita: scontri a Parigi, 400 fermi

- Sky TG24, 17 ottobre 2026: Francia, scontri da Parigi a Marsiglia. Manifestante perde la mano per granata polizia

- Quotidiano.net, 17 ottobre 2026: Il 17 ottobre della Francia, centinaia di black bloc nei cortei

- Domani, 17 ottobre 2026: La polveriera francese, le piazze esplodono contro il carovita

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