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Il salto di Malacara: un'Europa che dà lezioni al mondo e chiama cultura una condanna a morte

Domenica a Murcia un toro di cinquecento chili ha scavalcato due volte la barriera dell'arena. Il video è diventato virale per lo spavento del pubblico. Nessuno si è chiesto perché saltava. La risposta dice molto della Spagna, e ancora di più dell'Europa.

Il salto di Malacara: un'Europa che dà lezioni al mondo e chiama cultura una condanna a morte

La scena dura pochi secondi. Domenica 20 settembre, ultima corrida della Feria Taurina di Murcia, una corrida de rejones, cioè a cavallo. Il sesto toro della serata, Malacara, allevamento Los Espartales, cinquecentootto chili, nato nel febbraio 2022, esce dal toril, punta il rejoneador portoghese Duarte Fernandes, che si scansa, e poi salta. Supera la barrera che separa l'arena dal callejón, il corridoio dove stanno assistenti e fotografi, e resta lì per qualche minuto a pochi metri dalle gradinate prima di essere ricondotto indietro. Più tardi salta di nuovo, all'altezza del burladero. Un aficionado che si trovava nel callejón ha ripreso tutto da davanti, e il filmato ha fatto il giro dei social e delle televisioni di mezzo mondo. La plaza ha confermato l'accaduto, nessuno è rimasto ferito. Quasi tutti i titoli hanno parlato di panico, tensione, spettacolo. Quasi nessuno ha scritto che cosa è successo dopo, perché non c'era bisogno di scriverlo: una corrida de rejones finisce sempre nello stesso modo, con il rejón de muerte piantato nel dorso dell'animale e, se non basta, con il descabello. Malacara non stava dando spettacolo. Stava cercando l'unica uscita da uno spazio costruito perché non ne avesse.


I numeri di un declino che la legge ignora

La Spagna non è più il paese della corrida che immaginiamo. Secondo la statistica ufficiale del Ministero della Cultura, nel 2024 si sono tenute 376 corride de toros in tutto il paese: erano 953 nel 2007, un crollo di oltre il 60% in diciassette anni. Contando anche rejoneo, novilladas, festival e becerradas, i festejos in plaza nel 2023 sono stati 1.474. Sei tori per corrida fanno più di duemila animali uccisi ogni anno nelle sole corride ufficiali, prima ancora di contare gli altri formati e le feste popolari, per le quali le stime circolanti, spesso di parte, oscillano tra le diecimila e le trentacinquemila teste e non hanno un riscontro ufficiale. I sondaggi degli ultimi anni raccontano lo stesso declino dall'altra parte: la maggioranza degli spagnoli non sostiene la tauromachia, e tra i giovani sotto i trent'anni il rifiuto arriva a quattro su cinque. Le Canarie l'hanno vietata nel 1991. La Catalogna l'ha vietata nel 2010, e nel 2016 il Tribunal Constitucional ha annullato quella legge, non perché la corrida fosse un diritto, ma perché lo Stato l'aveva dichiarata patrimonio nazionale e una regione non poteva contraddirlo. Ed è qui il punto. La legge 18 del 2013 definisce la tauromachia patrimonio culturale della Spagna e impegna i poteri pubblici a tutelarla. Nel 2024 il ministro della Cultura Ernest Urtasun ha abolito il Premio nazionale della tauromachia, un gesto simbolico che il governo ha presentato come un segno dei tempi. Poi, nell'ottobre 2025, lo stesso Parlamento ha bocciato l'iniziativa legislativa popolare No es mi cultura, che con 715mila firme raccolte, 665mila validate, chiedeva soltanto di togliere alla corrida lo status di patrimonio: i voti contrari di Partito popolare e Vox e l'astensione decisiva del Partito socialista hanno impedito perfino che venisse discussa. Una classe politica che ne abolisce il premio ma ne difende il titolo sta dicendo agli elettori che il tema esiste, e che non intende affrontarlo. In regioni come Murcia, che hanno aggiunto una tutela regionale a quella nazionale, la protezione è doppia.


L'Europa che giudica gli altri

La parte più scomoda della vicenda non riguarda la Spagna ma l'Europa, e riguarda noi. Le istituzioni europee condannano da anni, con risoluzioni e prese di posizione, la caccia commerciale alle balene, il commercio di carne di cane e di gatto in Asia, i combattimenti tra animali. Il Trattato sul funzionamento dell'Unione, all'articolo 13, riconosce gli animali come esseri senzienti e impone di tenere conto del loro benessere. Lo stesso articolo, però, si conclude con un'eccezione scritta nero su bianco: nel rispetto delle disposizioni e delle consuetudini degli Stati membri in materia di riti religiosi, tradizioni culturali e patrimonio regionale. La corrida vive in quella frase. L'Europa ha scritto nel proprio trattato che un animale è senziente, salvo quando la sua sofferenza è una tradizione. È la stessa Europa che poi si presenta nel mondo come il continente dei diritti e giudica, spesso con ragione, chi tratta gli animali come cose. Una sensibilità che vale per gli altri e non per sé non è una sensibilità: è una posizione negoziale. Nel frattempo altri paesi si muovono. La Colombia, uno degli otto Stati al mondo in cui la corrida era ancora legale insieme a Spagna, Portogallo, Francia, Ecuador, Messico, Perù e Venezuela, l'ha vietata con la legge 2385 del 2024, firmata dal presidente Petro nella stessa Plaza de Santamaría di Bogotá che da allora non si chiama più plaza de toros. La Corte costituzionale colombiana l'ha confermata all'unanimità il 4 settembre 2025, e il divieto entra in vigore nel 2027 dopo tre anni di transizione con programmi di riconversione per chi viveva di quel mestiere. Non è un dettaglio: dimostra che si può chiudere una tradizione secolare senza abbandonare le persone che ci lavoravano. Il primo paese ad avere fatto della tauromachia un mito ora guarda un paese latinoamericano fare ciò che lei non riesce a votare.


Le ragioni degli altri

Sarebbe disonesto fingere che dall'altra parte non ci sia nulla. Chi difende la corrida parla di un'arte con secoli di storia, di un rito che ha ispirato Goya, Lorca e Picasso, di decine di migliaia di posti di lavoro tra allevamenti, plazas e indotto. Aggiunge un argomento ecologico che merita di essere preso sul serio: il toro bravo è una razza che esiste solo perché esiste la corrida, e vive per quattro anni in libertà nelle dehesas, pascoli che senza quell'economia rischierebbero di sparire. E ricorda, non a torto, che una società che consuma miliardi di animali allevati in gabbia non è nella posizione morale di indignarsi per duemila tori l'anno. Sono argomenti reali. Ma nessuno di essi risponde alla domanda di fondo, che non è se il toro viva bene prima, ma se uno Stato possa definire cultura uno spettacolo il cui unico finale possibile è la morte di un animale davanti a un pubblico pagante. Le razze si conservano anche senza ucciderle in pubblico. I posti di lavoro si riconvertono, come la Colombia sta facendo. La storia dell'arte non ha bisogno che il rito continui per restare storia dell'arte.


Che cosa distingue un paese civile

Non ci sono paesi civili e paesi barbari: ci sono paesi che decidono cosa lasciarsi alle spalle e paesi che rimandano. La Spagna non è più barbara dell'Italia, che ha i suoi palii, le sue sagre con animali e le sue contraddizioni. Ma la Spagna ha davanti un dato che nessun altro paese europeo ha in questa forma: una tradizione che la maggioranza dei suoi cittadini non vuole più, che i suoi giovani rifiutano, che una regione ha provato a vietare e che una legge dello Stato tiene in vita per decreto contro l'evidenza dei numeri. Ogni anno le corride diminuiscono da sole. Il Parlamento potrebbe accompagnare il declino con una transizione dignitosa, come Bogotá. Ha scelto invece di non discuterne nemmeno. Il toro di Murcia è tornato nel toril, e di lui non si è più parlato. Il video resta. E resta la domanda che quel salto ha posto meglio di qualsiasi editoriale: che cosa stava cercando, e perché un'arena piena di persone ha avuto paura di un animale che voleva soltanto uscire.


Fonti:

  • 20 Minutos e comunicato della Plaza de Toros de Murcia, 20-21 settembre 2026
  • La Razón, Noticias SIN, Diario Popular, 21-22 settembre 2026
  • Ministerio de Cultura de España, Estadística de Asuntos Taurinos 2023 e 2024
  • Democráter e La Marea, analisi dei dati sulla tauromachia, febbraio 2026
  • Ley 18/2013 para la regulación de la Tauromaquia como patrimonio cultural
  • Tribunal Constitucional de España, sentenza sulla legge catalana, 20 ottobre 2016
  • Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, articolo 13
  • Congreso de los Diputados, votazione sull'ILP No es mi cultura, ottobre 2025
  • Ley 2385 de 2024 (Colombia) e Corte Constitucional de Colombia, sentenza del 4 settembre 2025
  • Vanguardia, El Universal, RCN Radio, luglio 2024 e settembre 2025
  • Panorama e nonsprecare.it, sondaggi sull'opinione pubblica spagnola


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