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Dublinanti, perché l'Europa vuole rimandare migranti in Italia: cosa dice davvero il nuovo Patto Ue

Germania, Svizzera, Austria e, secondo quanto riportato da Repubblica, anche la Finlandia. Uno dopo l'altro, diversi Paesi europei hanno annunciato o avviato la ripresa dei trasferimenti verso l'Italia dei cosiddetti dublinanti, i richiedenti asilo per i quali il nostro Paese risulta competente in base alle regole europee. L'Austria ha già effettuato i primi quattro trasferimenti, mentre con Berlino è aperto un braccio di ferro interpretativo destinato a durare. Dietro i titoli, però, la vicenda è più articolata di come appare: riguarda un cambio di regole entrato in vigore a giugno, un blocco italiano che durava da quasi quattro anni e una distinzione decisiva tra i casi nuovi e quelli del passato. Proviamo a mettere ordine, numeri alla mano.

Dublinanti, perché l'Europa vuole rimandare migranti in Italia: cosa dice davvero il nuovo Patto Ue

Chi sono i dublinanti

Il termine deriva dal sistema di Dublino, il meccanismo europeo che dal 1990, con successive riforme, stabilisce quale Stato membro sia responsabile dell'esame di una domanda di protezione internazionale. Il principio cardine è che ogni domanda venga esaminata da un solo Paese, individuato secondo criteri precisi: legami familiari, visti o permessi di soggiorno rilasciati e, soprattutto per l'Italia, il primo ingresso nel territorio dell'Unione. I dublinanti sono i richiedenti asilo che, dopo essere stati identificati in un Paese, si spostano autonomamente in un altro Stato europeo e lì presentano una nuova domanda: i cosiddetti movimenti secondari. È il caso tipico di chi sbarca in Italia, viene registrato, e prosegue verso Germania, Francia o Svizzera. In base alle regole, quei Paesi possono chiedere all'Italia di riprendersi la persona, perché la competenza sull'esame della domanda resta italiana.


Il blocco del 2022 e le ottantamila richieste

Per capire la tensione di oggi bisogna tornare al dicembre 2022, quando una circolare del ministero dell'Interno sospese di fatto i rientri dei dublinanti verso l'Italia, con l'eccezione dei ricongiungimenti dei minori non accompagnati. Da allora i trasferimenti ordinari si sono sostanzialmente fermati. Le richieste, però, hanno continuato ad accumularsi: secondo le ricostruzioni di stampa, dal dicembre 2022 alla fine del 2025 sarebbero arrivate all'Italia circa ottantamila domande di presa in carico da parte degli altri Stati membri. I dati Eurostat relativi al solo 2025 fotografano la sproporzione: l'Italia è stata il Paese destinatario del maggior numero di richieste di trasferimento in entrata, 24.152, mentre la Germania è stata quella che ne ha inviate di più in uscita, quasi trentaseimila. Un dato aiuta però a ridimensionare l'allarme: in tutta l'Unione, a fronte di oltre centoundicimila richieste, i trasferimenti effettivamente realizzati nel 2025 sono stati circa sedicimilaseicento. Tra la carta e i fatti, in questo sistema, c'è sempre stata una distanza enorme.


Cosa cambia con il nuovo Patto

Il 12 giugno 2026 è entrato in applicazione il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che sostituisce il regolamento Dublino III con il Regolamento sulla gestione dell'asilo e della migrazione, noto con la sigla AMMR. Il principio di fondo resta lo stesso: la domanda va esaminata dal Paese competente, che per gli ingressi irregolari è quello di primo approdo. Cambiano però alcuni parametri, e non a favore dell'Italia: la responsabilità dello Stato di primo ingresso passa da dodici a venti mesi, resta di dodici per gli arrivi successivi a operazioni di ricerca e soccorso in mare, e se la persona si rende irreperibile il trasferimento resta possibile fino a tre anni. In cambio, i Paesi sotto pressione migratoria, tra cui l'Italia, beneficiano della cosiddetta riserva annuale di solidarietà, un meccanismo di redistribuzione e contributi. È un pacchetto che Roma ha negoziato e sottoscritto: per i casi successivi al 12 giugno, quindi, l'Italia è tenuta ad applicare le regole e a riprendere i richiedenti per i quali risulta competente. Su questo punto i margini di rifiuto sono sostanzialmente nulli, ed è il motivo per cui i primi trasferimenti dall'Austria sono avvenuti senza incidenti diplomatici formali.


La vera disputa: il passato

Il contenzioso aperto riguarda invece lo stock accumulato prima dell'entrata in vigore del Patto. La posizione italiana è netta: il passaggio al nuovo regolamento avrebbe azzerato le pendenze precedenti, comprese le circa ottantamila richieste accumulate durante il blocco. Si riparte da zero, sostiene Roma, forte anche di un'intesa raggiunta nel dicembre 2025 con Germania e Grecia che, nell'interpretazione italiana, chiudeva il pregresso. Berlino la legge in modo opposto: per il governo tedesco l'accordo aveva portata più limitata e i trasferimenti devono riprendere anche su una parte dei casi precedenti. Il messaggio arrivato dalla Germania è stato esplicito: il nuovo Patto va attuato e i rientri dei dublinanti devono diventare operativi. In mezzo ci sono i casi individuali, come quello di una giovane somala il cui trasferimento dalla Germania all'Italia, previsto per il 19 agosto, è stato sospeso dopo che la ragazza ha trovato protezione presso una comunità evangelica di Norimberga. Vicende singole che diventano simboli politici, in un senso e nell'altro.


I numeri veri, oltre i titoli

Vale la pena fissare le proporzioni reali. A oggi i trasferimenti effettivamente avvenuti dopo la ripresa sono quattro, effettuati dall'Austria con mezzi di trasporto pubblico. La Svizzera ha annunciato singoli casi, la Germania è in fase di confronto con Roma. Anche esponenti della maggioranza, come l'europarlamentare Carlo Fidanza, hanno ridimensionato pubblicamente l'allarme, escludendo valanghe di arrivi forzati. La storia recente conferma che tra richieste e trasferimenti la forbice è sempre stata amplissima: nel quinquennio 2018-2022 i dublinanti effettivamente ritrasferiti in Italia sono stati complessivamente circa diciassettemilaseicento, una media di poco più di tremilacinquecento l'anno, a fronte di decine di migliaia di richieste annue. Chi parla di ottantamila persone in arrivo confonde le domande di presa in carico con i trasferimenti reali, che dipendono da accettazioni, ricorsi, irreperibilità e capacità operative. Chi liquida il tema come irrilevante ignora però che il quadro giuridico è cambiato e che la pressione dei partner europei è reale.


Perché la partita conta: Schengen sullo sfondo

La posta in gioco supera i numeri dei trasferimenti. Il funzionamento del sistema di Dublino, nella lettura di Berlino e di altri governi, è una condizione per la tenuta della libera circolazione: se i movimenti secondari non trovano una gestione condivisa, la risposta dei singoli Stati tende a essere il ripristino dei controlli alle frontiere interne, come già avvenuto negli ultimi anni su diversi confini. Per l'Italia, Paese di primo approdo, la sfida è duplice: far valere la propria interpretazione sul pregresso senza aprire una procedura di infrazione o un isolamento negoziale, e ottenere che la parte di solidarietà del Patto, ricollocazioni e contributi, venga attuata con la stessa determinazione con cui i partner chiedono i trasferimenti. La prossima valutazione della Commissione europea sull'attuazione italiana è attesa entro il 15 ottobre: sarà il primo banco di prova formale di questo equilibrio.


Cosa sappiamo e cosa no

È confermato che Germania, Svizzera e Austria hanno annunciato o avviato la ripresa dei trasferimenti, e che l'Austria ne ha già effettuati quattro. La presenza della Finlandia tra i Paesi intenzionati a riprendere i rientri è riportata da Repubblica e al momento non trova conferma nelle altre fonti consultate. È documentato che per i casi successivi al 12 giugno 2026 l'Italia è vincolata dalle nuove regole che ha sottoscritto. Resta aperta, e sarà decisa nei prossimi mesi tra negoziati bilaterali e valutazioni della Commissione, la questione del pregresso. Continueremo a seguire il dossier e aggiorneremo questo articolo a ogni sviluppo rilevante.



Fonti:

  • Ansa, "Chi sono i 'dublinanti', i numeri e le regole", 17 agosto 2026
  • Sky TG24, "Migranti, chi sono i dublinanti: i numeri, le regole e i motivi dello scontro Roma-Berlino", 17 agosto 2026
  • Sky TG24, "Berlino: 'Con Patto Ue respingimenti verso Italia'. Fonti del Viminale: 'Nessuno da riprendere'", 9 agosto 2026
  • Il Sole 24 Ore, "Vienna rimanda i dublinanti in Italia, già quattro trasferiti", 20 agosto 2026
  • Il Messaggero, "Migranti, perché 80mila potrebbero tornare in Italia da Germania, Svizzera e Austria", 20 agosto 2026
  • Stranieri in Italia, "Dublinanti, cosa cambia con il nuovo Patto Ue: Italia al centro dei trasferimenti", 17 agosto 2026
  • Repubblica, "Migranti, Finlandia e il Patto Ue", 20 agosto 2026
  • Stampa Parlamento, "Migranti, Fidanza smonta l'allarme sui 'dublinanti'", 19 agosto 2026


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