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La piazza che non si dice: quando la protesta diventa una sfida

Domani, sabato 24 ottobre, in otto città italiane nessuno sa dove si manifesterà. Non lo sa la questura, non lo sanno i commercianti del centro e, fino alle 14.30, non lo sapranno nemmeno quelli che scenderanno in strada. Il Movimento 17 ottobre ha annullato tutte le piazze annunciate nei giorni scorsi, da piazza Duomo a Milano a piazza Nettuno a Bologna, e ha cambiato metodo. Secondo quanto riportato da Adnkronos e dal Corriere della Sera, alle 14.30 in punto verrebbero comunicati tre concentramenti per ogni città, alle 15.30 la piazza finale in cui confluire. Il motivo lo scrivono loro: nelle piazze blindate «troverete molti di loro e nessuno di noi». È una frase che dice molto più di quanto sembri. Perché non parla di salari, di affitti o di prezzi. Parla di dove non ci si farà trovare. E una protesta che comincia dal nascondersi rischia di smettere di essere una protesta e diventare una sfida.

La piazza che non si dice: quando la protesta diventa una sfida

Da dove nasce tutto questo

Per capire domani bisogna tornare a sabato scorso. Secondo la ricostruzione del Post, le manifestazioni del 17 ottobre non avevano un unico organizzatore: gli appelli sarebbero circolati su Telegram, TikTok e Instagram da gruppi nati poche settimane prima, con richieste generiche come salari più alti, prezzi più bassi, sanità e scuola migliori. A Milano l'idea iniziale era un presidio contro il carovita in piazza Duomo. Nel pomeriggio la situazione sarebbe precipitata. Il bilancio, secondo Fanpage, parla di 104 agenti feriti nella sola giornata di sabato, 16 arresti di cui 11 minorenni, vetrine sfondate e un negozio saccheggiato. Domenica 18 la scena si sarebbe ripetuta, con altri saccheggi in centro e circa 160 persone portate in questura, l'80 per cento minorenni, alcuni di 12 e 13 anni. Gli organizzatori di Italia in Piazza, uno dei gruppi promotori, hanno condannato i disordini attribuendoli a gruppi estranei. Dopo quei giorni è nato il Movimento 17 ottobre, che secondo il Post non ha leader, portavoce né sede, firma i messaggi con una sigla e ha annunciato una mobilitazione permanente ogni sabato, fino alla caduta di quello che definisce un «governo ladro».


Due fronti che si preparano

Da una parte c'è un movimento che sceglie l'anonimato e la mobilità. Dall'altra uno Stato che si prepara come a un assedio. Martedì 20 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto sicurezza. Secondo Il Fatto Quotidiano introdurrebbe il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, con pene da 2 a 5 anni per chi partecipa a gruppi di almeno cinque persone che lanciano oggetti o artifici pericolosi, e da 4 a 12 anni per chi li organizza, anche via chat. Il decreto estenderebbe il trattenimento in polizia fino a 12 ore anche ai minorenni, prevederebbe multe ai genitori da 500 a 1.000 euro in alcuni casi e porterebbe 500 militari in più a Milano. A Roma, secondo Adnkronos, la questura avrebbe varato un piano di saturazione con oltre mille operatori, controlli in metropolitana, droni e monitoraggio dei social. Le Camere penali hanno parlato di inutilità dell'inasprimento penale, e lo stesso Fatto sottolinea che molte di queste condotte erano già punite dalle norme esistenti. Il governo, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha riassunto la propria linea così: manifestare è un diritto, mettere a ferro e fuoco le città no. Il risultato è una scena che ricorda più una partita a scacchi che un corteo. Uno chiude le caselle, l'altro cerca quella rimasta scoperta.


Il punto che nessuno dice

In questa partita c'è una cosa che si perde: il motivo per cui si scende in piazza. Una protesta, per definizione, vuole essere vista. Ha un luogo, un orario, un volto, un messaggio. Esiste per farsi notare da chi governa e da chi passa per strada. Quando la prima informazione che diffonde non è cosa chiede ma dove non la troverai, la logica si capovolge. Non si cerca più l'attenzione, si cerca lo spazio vuoto. E nella pratica delle città, lo spazio vuoto è quello senza presidio. È qui che la domanda diventa inevitabile: un raduno che nasconde il proprio luogo per evitare la polizia è ancora una manifestazione, o è già un'altra cosa? Il movimento risponde che è una difesa contro piazze trasformate in zone rosse e contro un decreto che considera repressivo. Lo Stato risponde che dopo Milano non può permettersi di non presidiare. Entrambe le posizioni hanno una loro logica interna. Ma entrambe, spinte all'estremo, portano allo stesso posto: una città in cui il sabato pomeriggio diventa un campo di gioco tra chi si nasconde e chi insegue.


Cosa dice la Costituzione

L'articolo 17 della Costituzione è chiaro e vale la pena rileggerlo. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica. Il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza traduce quel principio in un obbligo concreto per i promotori: avvisare il questore con almeno tre giorni di anticipo. Il diritto, quindi, c'è ed è forte. Lo Stato non può vietare una piazza perché non gli piace quello che si dice. Ma quel diritto poggia su due condizioni: che la riunione sia pacifica e che chi deve garantirne la sicurezza sappia dove si svolge. Una piazza comunicata mezz'ora prima mette in tensione proprio questo equilibrio. Allo stesso modo, una risposta solo repressiva rischia di trasformare un diritto costituzionale in un problema di ordine pubblico da gestire, dimenticando che dietro una parte di quei ragazzi c'è un disagio reale, quello del carovita, che non si risolve con i droni.


Il rischio per chi protesta davvero

C'è poi un effetto che pochi considerano. Chi scende in piazza per chiedere stipendi più alti o affitti sostenibili, e lo fa in modo pacifico, è il primo a pagare quando una protesta si trasforma in sfida. Paga perché il suo messaggio sparisce dietro le immagini delle vetrine rotte. Paga perché finisce dentro un concentramento di cui non conosceva il luogo, accanto a persone che non conosce. E paga perché ogni sabato di scontri rende più facile approvare norme più dure per tutti, anche per chi non ha mai lanciato nulla. Secondo i dati raccolti in questi giorni, a Milano molti dei fermati sarebbero minorenni. Ragazzi che, a 13 o 14 anni, potrebbero vivere la piazza più come un evento da social che come uno strumento politico. Anche questo dovrebbe far riflettere chi organizza e chi risponde.


La protesta vera

La protesta vera non si nasconde. Ha una piazza, un nome, una richiesta. Si confronta con lo Stato senza sfidarlo a guardie e ladri, e lo Stato la tutela senza trattarla in partenza come un nemico. È un rapporto fatto di rispetto reciproco, non di fiducia cieca: chi protesta rispetta la città e le persone che ci vivono e ci lavorano, chi governa rispetta il diritto di essere contestato. Quando uno dei due smette di rispettare l'altro, a perdere non è solo una delle parti. È il diritto stesso, che diventa un po' più piccolo ogni volta che viene usato come arma. Domani alle 14.30 sapremo dove saranno le piazze. La domanda che resta è un'altra: cosa resterà, alla fine di questi sabati, della ragione per cui si è cominciato a protestare?


Fonti:

  • Adnkronos, Manifestazioni 24 ottobre, Movimento 17 ottobre cambia le piazze: https://www.adnkronos.com/cronaca/manifestazioni-24-ottobre-allerta-movimento-17-ottobre-piazze_1IQJZxHwCpICVxnasKujaL
  • Corriere della Sera Roma, Cortei, il Movimento 17 ottobre cambia tutto (23 ottobre 2026, Rinaldo Frignani): https://roma.corriere.it/
  • Il Post, I gruppi dietro alle proteste degli ultimi giorni: https://www.ilpost.it/2026/10/20/gruppi-proteste-ottobre-milano-disordini/
  • Fanpage, Il bilancio degli scontri in Duomo a Milano: https://www.fanpage.it/milano/il-bilancio-degli-scontri-in-duomo-a-milano-oltre-270-in-questura-e-molti-sono-minorenni-piu-di-100-feriti/
  • Italpress, Guerriglia a Milano, scontri anche a Bologna e Torino: https://www.italpress.com/scontri-manifestazioni-oggi-17-ottobre-2026-aggiornamenti/
  • Il Fatto Quotidiano, Decreto sicurezza dopo Milano, molte norme erano già in vigore: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/21/decreto-sicurezza-dopo-milano-molte-norme-sono-gia-in-vigore-la-stretta-del-governo-introduce-poche-vere-novita/8545379/
  • Open, Movimento 17 ottobre, le chat Telegram dopo gli scontri di Milano: https://www.open.online/2026/10/19/movimento-17-ottobre-chat-telegram-manifestazioni/
  • Costituzione della Repubblica italiana, articolo 17



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