Iattualità · Geopolitica · di Andre' Renzuto Iodice ·
ONORI DI STATO PER MLADIĆ: LA SCELTA DELLA SERBIA CHE DIVIDE I BALCANI E L'EUROPA
Ratko Mladić è morto giovedì a ottantaquattro anni nell'ospedale del carcere dell'Aia, dove scontava l'ergastolo per il genocidio di Srebrenica. Ventiquattro ore dopo, Belgrado ha annunciato che lo seppellirà con tutti gli onori militari e di Stato. Una decisione che riapre la ferita più profonda d'Europa e mette la Serbia in rotta di collisione con Bruxelles.
L'ANNUNCIO
Ad annunciare la decisione è stato il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujic, parlando alla radio K1: Mladić riceverà tutti gli onori militari e di Stato a cui ha diritto. Essendo un generale, ha spiegato il ministro, i protocolli sono noti e ciò che gli spetta sarà rispettato. Vujic ha aggiunto di aver concordato con il presidente Aleksandar Vučić il trasporto della salma a Belgrado con un aereo speciale, e che probabilmente accompagnerà personalmente la famiglia per le formalità del rimpatrio, in attesa del via libera del Meccanismo dell'Onu che ha sostituito il Tribunale per l'ex Jugoslavia. Il presidente Vučić è stato più cauto: non ha menzionato esplicitamente gli onori di Stato, limitandosi ad assicurare che farà tutto ciò che chiede la famiglia del generale, a partire dalla sepoltura in Serbia. Ha però accusato la giustizia internazionale di averlo lasciato morire dietro le sbarre, con un comportamento che ha definito contrario alla civiltà.
CHI ERA MLADIĆ
Ex generale dell'esercito jugoslavo, nel millenovecentonovantadue Mladić divenne comandante dell'esercito della Republika Srpska, il braccio militare della leadership serbo-bosniaca nella guerra di Bosnia. Il suo nome è legato ai due crimini simbolo di quel conflitto: l'assedio di Sarajevo, durato quasi quattro anni, e il massacro di Srebrenica del luglio millenovecentonovantacinque, dove in pochi giorni furono sterminati oltre ottomila uomini e ragazzi musulmani bosniaci. I tribunali internazionali lo hanno riconosciuto come genocidio, il peggiore commesso in Europa dalla Seconda guerra mondiale. La guerra di Bosnia costò complessivamente più di centomila morti e circa due milioni tra rifugiati e sfollati. Ricercato dal millenovecentonovantacinque, Mladić rimase latitante per sedici anni, protetto a lungo da apparati e ambienti serbi, finché nel duemilaundici fu arrestato in un periodo in cui Belgrado cercava l'avvicinamento all'Unione Europea. Nel duemiladiciassette il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia lo condannò all'ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, sentenza confermata in appello nel duemilaventuno.
LA MORTE E LA BATTAGLIA SUL RILASCIO
Mladić è morto giovedì ventisette agosto nell'ospedale del carcere di Scheveningen, all'Aia. Era gravemente malato da mesi, indebolito da diversi ictus. Negli ultimi giorni il governo serbo aveva intensificato le pressioni per un rilascio umanitario: secondo il ministro Vujic, dal venti agosto Belgrado aveva inviato quattro lettere chiedendo che l'ex generale potesse trascorrere gli ultimi giorni in Serbia, vicino alla famiglia, e stava preparando una comunicazione al segretario generale dell'Onu quando è arrivata la notizia della morte. Il Meccanismo aveva respinto le richieste, ritenendo che Mladić ricevesse in carcere le cure necessarie. Dopo il decesso, la presidente del Meccanismo Graciela Gatti Santana ha ordinato un'indagine completa sulle circostanze della morte, come previsto in questi casi.
LE REAZIONI NEI BALCANI
Nelle ore successive alla morte, la Serbia nazionalista ha trasformato il lutto in celebrazione. A Belgrado sono comparsi graffiti e striscioni in onore del generale, tra cui uno sul ponte Branko con la sua fotografia in uniforme e la scritta che dalla sua lotta vivrebbe la libertà serba. I media filogovernativi lo hanno commemorato come comandante eterno, accusando il tribunale dell'Aia di aver trascurato la sua salute. In Republika Srpska, l'entità serba della Bosnia Erzegovina, sono state organizzate veglie: l'ex presidente Milorad Dodik è arrivato a definire la morte un omicidio giudiziario, mentre l'ex vicepremier serbo Aleksandar Vulin ha chiesto il lutto nazionale. Di segno opposto la reazione dei sopravvissuti. Le Madri di Srebrenica e Žepa hanno espresso gratitudine al tribunale per aver tenuto il condannato in carcere fino all'ultimo giorno, ribadendo che nessuna pietà è dovuta a chi ordinò il massacro, e che la morte non cancella le sentenze definitive della giustizia internazionale. Le associazioni delle vittime in Bosnia hanno annunciato iniziative contro la glorificazione del suo nome.
LO SCONTRO CON L'EUROPA
La scelta di Belgrado ha provocato una reazione immediata di Bruxelles. Un portavoce della Commissione Europea ha dichiarato che qualsiasi glorificazione dei criminali di guerra è in contrasto con i valori europei più fondamentali e non ha posto né nell'Unione né nei Paesi candidati, ricordando che Mladić era un criminale di guerra condannato per genocidio. Un messaggio diretto alla Serbia, che è candidata all'adesione dal duemiladodici. Durissima anche la Croazia: il ministro della Difesa Ivan Anušić ha collegato la decisione al riarmo serbo e alla retorica nazionalista che, ha sostenuto, torna a evocare la guerra degli anni Novanta.
COSA C'È IN GIOCO
La vicenda va oltre un funerale. Per gli analisti, tra cui il politologo dell'ISPI Giorgio Fruscione, la figura di Mladić è stata deliberatamente trasformata in un simbolo politico dalle dirigenze di Belgrado e di Banja Luka, e la concessione degli onori di Stato rischia di soffocare ogni prospettiva di riconciliazione nella regione. Da una parte c'è un Paese candidato all'Unione Europea che onora un condannato per genocidio; dall'altra ci sono le sentenze definitive di due tribunali internazionali e la memoria di ottomila vittime che a Srebrenica hanno soltanto lapidi bianche. Trent'anni dopo, i Balcani si scoprono ancora divisi sulla stessa domanda: chi era Ratko Mladić. La risposta della giustizia internazionale è scritta. Quella della politica, evidentemente, no.
Fonti:
- Ansa
- Il Post
- Il Fatto Quotidiano
- Open
- Sky TG24
- Adnkronos
- Askanews
- Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2026