Iattualità · Geopolitica · di Andrè Renzuto Iodice ·
L'Europa paga la guerra, l'America fa affari con Mosca
Una telefonata, un post su un social network e una licenza del Tesoro americano. Sarebbe bastato questo, nella serata di venerdì 9 ottobre 2026, per riaprire una porta che l'Occidente aveva chiuso con fatica: quella del gasolio russo. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato di aver raggiunto un'intesa con Vladimir Putin per la fornitura di diesel russo al mercato americano e mondiale. Il Dipartimento del Tesoro, nelle stesse ore, avrebbe sospeso temporaneamente le sanzioni che ne impedivano la vendita. La notizia è stata presentata a Washington come una vittoria per i consumatori. Vista dall'Europa, la prospettiva cambia. E pone una domanda che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile: chi sta davvero pagando questa guerra, e chi ci sta guadagnando?
Cosa prevede l'intesa
Secondo quanto riportato da Sky TG24, Trump avrebbe annunciato sul suo social Truth che la Russia fornirà immediatamente oltre trecentomila tonnellate di gasolio, a cui seguirebbero altre cinquecentomila tonnellate a novembre e un milione di tonnellate subito dopo. In base alla capacità delle raffinerie russe, sarebbero previste in tempi brevi ulteriori tre milioni di tonnellate.
Il Cremlino ha confermato la conversazione, parlando della disponibilità di Mosca a fornire petrolio e prodotti petroliferi ai mercati americani e mondiali, con un impatto che Putin avrebbe definito positivo per l'intera economia globale.
Per rendere possibile l'operazione, l'Office of Foreign Assets Control del Tesoro americano avrebbe emesso con effetto immediato una licenza generale temporanea che consente la fornitura di diesel russo al mercato globale. In altre parole, una parte delle sanzioni costruite in questi anni verrebbe messa in pausa per decisione unilaterale di Washington.
Trump ha motivato la scelta con la necessità di abbassare i prezzi del gasolio per gli americani, in particolare per agricoltori, allevatori e autotrasportatori. Ha anche legato l'annuncio al controllo dello Stretto di Hormuz, in un contesto in cui la crisi con l'Iran continua a pesare sui mercati energetici.
La reazione di Kiev
La risposta di Volodymyr Zelensky è stata durissima. Il presidente ucraino avrebbe definito la decisione americana "indegna", oltre che disonesta e debole. Secondo Zelensky, qualsiasi allentamento delle sanzioni in assenza di un accordo chiaro di de-escalation finirebbe per favorire la Russia, permettendole di prolungare la guerra e di finanziare nuovi attacchi. Il presidente ucraino ha sostenuto che Mosca ripagherebbe quel diesel con altro terrore.
Il dettaglio più pesante, però, riguarderebbe i tempi. Secondo fonti di Kiev citate da Axios e riprese da Sky TG24, il governo ucraino sarebbe rimasto sorpreso dall'annuncio. Proprio mentre i negoziatori ucraini si trovavano a Miami per incontrare gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Kiev, in sostanza, lo avrebbe scoperto a cose fatte.
Il Kyiv Independent, citando funzionari americani e ucraini, riporta inoltre che Mosca avrebbe chiesto un allentamento delle sanzioni come condizione per una possibile tregua sul fronte energetico. Se così fosse, il gasolio non sarebbe un semplice affare commerciale, ma una concessione ottenuta dalla Russia senza dare nulla in cambio sul piano militare.
L'Europa che paga due volte
Ed è qui che il punto di vista cambia, e che il racconto mainstream si ferma troppo presto. Perché questa notizia non riguarda solo Washington, Mosca e Kiev. Riguarda soprattutto chi, da oltre quattro anni, regge il peso economico del conflitto: l'Europa.
L'Unione europea ha imposto l'embargo sul petrolio greggio russo trasportato via mare dal dicembre 2022 e sui prodotti petroliferi raffinati, compreso il diesel, dal febbraio 2023. Una scelta politica precisa, con un costo economico altrettanto preciso. Rinunciare al gasolio russo ha significato rivolgersi ad altri fornitori, spesso più lontani e più cari. Il conto lo hanno pagato famiglie, autotrasportatori e imprese, ogni volta che si sono fermati a fare il pieno.
In Italia il tema è tornato d'attualità proprio in questi giorni. Secondo Sky TG24, con la scadenza dell'ultimo sconto sulle accise il prezzo del gasolio sarebbe tornato a salire, mentre il meccanismo delle accise mobili non sarebbe ancora stato attivato.
A questo si aggiunge il capitolo delle armi. I Paesi europei hanno sostenuto Kiev con aiuti militari e finanziari consistenti, e negli ultimi anni hanno accettato di aumentare in modo significativo la spesa per la difesa, anche su pressione degli Stati Uniti in sede NATO. Washington ha chiesto agli alleati europei di fare di più, di spendere di più, di farsi carico della propria sicurezza. Gli europei, tra mille resistenze interne, hanno detto sì.
Il paradosso delle sanzioni
Il risultato è un paradosso difficile da ignorare. Da una parte c'è l'Europa che paga le armi per l'Ucraina, mantiene l'embargo sul petrolio russo e ne sopporta il costo alla pompa. Dall'altra ci sono gli Stati Uniti che, per abbassare il prezzo del diesel in casa propria, riaprono il canale commerciale con Mosca e, di fatto, contribuirebbero a far entrare nuovi ricavi nelle casse del Cremlino.
Stessa guerra, due strategie opposte. L'Europa paga per combatterla, l'America paga chi l'ha iniziata.
Le sanzioni funzionano solo se sono condivise. Se il principale alleato dell'Europa decide di sospenderle quando gli conviene, il sacrificio europeo rischia di perdere senso. Il gasolio russo che arriverà sul mercato globale non avrà un'etichetta. Potrebbe raggiungere, attraverso triangolazioni commerciali, anche quei mercati che l'embargo europeo voleva tenere lontani. E i proventi finirebbero comunque a Mosca.
C'è poi un elemento politico ancora più delicato. La decisione sarebbe stata presa senza un coordinamento visibile con Bruxelles e senza un preavviso a Kiev. Non si tratterebbe quindi di una scelta condivisa dall'alleanza occidentale, ma di un'iniziativa americana che altri partner subiscono.
Alleati o clienti?
Per anni il rapporto transatlantico si è retto su un'idea semplice: gli Stati Uniti garantiscono la sicurezza, l'Europa condivide valori, rischi e costi. In questa crisi, l'Europa ha fatto la sua parte. Ha rinunciato all'energia russa a basso costo, ha finanziato la difesa ucraina, ha accettato di riarmarsi.
Ora la domanda va posta senza giri di parole. Se Washington può decidere da sola quando le sanzioni valgono e quando no, se può trattare con Mosca mentre gli alleati europei continuano a pagare il prezzo dell'embargo, che tipo di alleanza è quella che lega le due sponde dell'Atlantico?
Gli Stati Uniti sono ancora un alleato che condivide i sacrifici, oppure l'Europa è diventata un cliente a cui si chiede di comprare armi, rispettare regole e sostenere costi che altrove vengono sospesi al bisogno?
La risposta non riguarda solo la politica estera. Riguarda il prezzo del gasolio, le bollette, i bilanci pubblici e la credibilità stessa delle scelte fatte in questi anni. Bruxelles, finora, non ha ancora preso una posizione ufficiale. Ma il silenzio, in questo caso, sarebbe già una risposta.
Fonti:
- Sky TG24, Accordo Trump-Putin: Russia fornirà gasolio. Stop a sanzioni Usa su diesel. Ira Zelensky, 9 ottobre 2026 – https://tg24.sky.it/mondo/2026/10/09/trump-putin-colloquio-gasolio
- Sky TG24, Carburanti, sale di nuovo prezzo diesel, 7 ottobre 2026 – https://tg24.sky.it/economia/2026/10/07/diesel-benzina-prezzi-taglio-accise-carburanti
- Consiglio dell'Unione europea, Sanzioni dell'UE nei confronti della Russia – https://www.consilium.europa.eu/it/policies/sanctions-against-russia/