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Urda, il giorno dopo: un uomo solo non basta a spiegare sessantotto morti

Il bilancio resta fermo a 68 morti e 107 ricoverati, almeno quindici in condizioni gravi. Tra chi manca all'appello ci sono tre donne italiane. La Farnesina ha aggiornato ieri sera il quadro dei connazionali: cinque passeggeri recuperati in condizioni stabili dai due treni, un sesto ricoverato in un ospedale di Toledo, tre considerate disperse, una delle quali originaria della provincia di Pistoia. Le loro famiglie aspettano una telefonata che nessuno vorrebbe ricevere. A loro, e a tutte le famiglie spagnole, va il nostro pensiero. Ma a ventiquattro ore dalla strage più grave in Spagna dal 2013, la domanda non è più soltanto cosa è successo. È se la spiegazione data ieri sera dal governo regga ancora.

Urda, il giorno dopo: un uomo solo non basta a spiegare sessantotto morti

A Toledo, da stamattina, le famiglie vanno a riconoscere corpi a cui nessuno ha ancora dato un nome. La Guardia Civil ha aperto gli uffici per i parenti e raccoglie campioni di DNA, perché molte vittime dello scontro di Urda non sono identificabili altrimenti. Il bilancio resta fermo a 68 morti e 107 ricoverati, almeno quindici in condizioni gravi, ma il presidente della Castiglia-La Mancia Emiliano García-Page ha avvertito che non si può escludere un aumento quando le carrozze verranno rimosse. Tra chi manca all'appello ci sono tre donne italiane. La Farnesina ha aggiornato ieri sera il quadro dei connazionali: cinque passeggeri recuperati in condizioni stabili dai due treni, un sesto ricoverato in un ospedale di Toledo, tre considerate disperse, una delle quali originaria della provincia di Pistoia. Le loro famiglie aspettano una telefonata che nessuno vorrebbe ricevere. A loro, e a tutte le famiglie spagnole, va il nostro pensiero. Ma a ventiquattro ore dalla strage più grave in Spagna dal 2013, la domanda non è più soltanto cosa è successo. È se la spiegazione data ieri sera dal governo regga ancora.


La versione del ministro e l'audio

La ricostruzione del ministro dei Trasporti Óscar Puente è nota: verso le 8:30 un guasto a tre computer avrebbe fatto cadere il sistema di sicurezza LZB su 63 chilometri di linea, sei treni si sarebbero fermati da soli, e alle 8:36 il centro di controllo di Adif ad Atocha avrebbe autorizzato l'AVE di Renfe a ripartire in marcia normale, con il segnale rosso davanti e un treno Iryo fermo all'ingresso della stazione di Urda. Il ministro ha parlato di una decisione inspiegabile, ha detto che «c'era il tempo di correggere l'errore» e ha aggiunto che la persona responsabile è stata identificata. Da ieri sera quella persona ha una voce. Diversi media spagnoli hanno pubblicato l'audio delle comunicazioni tra la sala di controllo e il macchinista dell'AVE. L'ordine è esplicito: «Desconecte y vuelva a conectar el LZB y reanude con marcha normal», cioè disconnetta e ricolleghi il sistema, e riprenda a marcia normale. Non a marcia a vista, come prevedono le regole quando la protezione automatica è fuori uso, ma a velocità piena. Lo stesso ministro aveva raccontato che su un altro dei sei treni fermi un macchinista aveva corretto la sala, osservando che con il sistema a terra non si poteva procedere in marcia normale, e che l'operatore si era rettificato all'istante. Su quel treno l'errore è stato intercettato da chi era al volante. Sull'AVE no. L'operatore è stato interrogato dalla Guardia Civil; al momento non risultano provvedimenti a suo carico.


I ferrovieri: non è stato uno solo

È qui che la versione di ieri comincia a scricchiolare, e a farla scricchiolare sono i lavoratori delle ferrovie. Il sindacato CSIF ha chiesto le dimissioni del ministro, accusandolo di aver scaricato la responsabilità su un lavoratore usato come capro espiatorio. Il Sindacato di Circolazione Ferroviaria ha contestato che la colpa venga attribuita a una sola persona. Il sindacato dei macchinisti ha scritto che operare «en degradado», cioè con i sistemi di sicurezza fuori uso, non può diventare una modalità abituale di esercizio. Un dirigente della UGT-Renfe in Catalogna ha definito quello di Urda un incidente che in teoria è impossibile, perché le protezioni sono pensate proprio per rendere innocuo un singolo errore umano. Il punto sollevato dai sindacati è semplice e pesante allo stesso tempo: un sistema ferroviario sicuro è quello in cui l'ordine sbagliato di una persona non può arrivare a un treno senza che nessun altro anello della catena lo fermi. A Urda quell'anello non c'è stato. Le procedure per la circolazione con il sistema degradato esistono, ma sarebbero rimaste affidate alla sola attenzione di chi stava in sala e di chi stava in cabina. E intanto i macchinisti di Renfe hanno confermato lo sciopero di ventiquattro ore già indetto per oggi, proprio sulla sicurezza della rete; da venerdì scioperano anche quelli di Ouigo.


La contraddizione sull'Iryo

C'è poi un secondo fronte, che riguarda il treno fermo. Secondo il governo, anche all'Iryo era stato dato l'ordine di ripartire, e resta da capire perché non lo abbia fatto. Secondo Iryo, invece, il suo treno era fermo perché non aveva ricevuto alcuna istruzione di muoversi. La ricostruzione della compagnia, riportata dalla stampa spagnola, è questa: alle 8:30 il treno si sarebbe fermato per la caduta dell'LZB; la macchinista avrebbe riattivato il sistema di protezione secondario, sarebbe ripartita e si sarebbe fermata di nuovo davanti a un segnale spento; a quel punto, come prevede il protocollo, avrebbe contattato la sala di controllo per avere istruzioni. In quel momento sarebbe arrivato l'AVE. Due versioni incompatibili, su un punto decisivo: se l'Iryo stava parlando con la stessa sala che aveva appena dato il via libera all'AVE, la sala sapeva esattamente dove si trovava.


L'inchiesta e la politica

La giudice di Orgaz, competente per territorio, ha vietato l'accesso alla zona dell'incidente, ha disposto il sequestro delle scatole nere dei due treni e ha inviato la polizia giudiziaria nel centro di controllo di Atocha per acquisire i dati della circolazione. Vox ha presentato una denuncia contro i vertici di Adif. Il Partito Popolare, con Alberto Núñez Feijóo atteso oggi a Urda, chiede un'indagine immediata del governo e una revisione completa della rete; Adelante Andalucía chiede le dimissioni di Puente, che le ha respinte. Pedro Sánchez, che ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, ha detto che due incidenti sull'alta velocità in meno di un anno sono una cosa che «no es asumible», e ha promesso la massima fermezza se emergeranno negligenze. I Re visiteranno oggi i feriti all'ospedale di Toledo. Nel frattempo la linea Madrid-Andalusia è completamente ferma: Renfe ha bloccato la vendita dei biglietti fino a dicembre e da venerdì attiverà un piano alternativo sulla linea convenzionale, con circa un'ora e mezza di viaggio in più; Ouigo ha sospeso i servizi almeno fino al 2 novembre.


Il precedente di Adamuz

La strage di Urda non arriva dal nulla. Il 18 gennaio, sulla stessa linea, ad Adamuz, un Iryo era deragliato e si era scontrato con un Alvia: 46 morti. Lì l'ipotesi principale della commissione d'inchiesta sugli incidenti ferroviari è la rottura di una rotaia in corrispondenza di una saldatura, quindi una causa diversa da quella di ieri. Ma a luglio la stessa commissione aveva scritto al presidente di Adif per segnalare la necessità di rilevare le rotture del binario nel minor tempo possibile, e l'associazione delle vittime di Adamuz aveva chiesto di sospendere la circolazione finché la rete non fosse stata certificata sicura. Non è successo. Due cause diverse, dunque, ma un filo comune: in entrambi i casi il sistema avrebbe funzionato finché tutto andava bene, e avrebbe smesso di proteggere nel momento in cui qualcosa si guastava. È esattamente il contrario di ciò per cui un sistema di sicurezza viene progettato.


Un sistema in cui bastava un uomo

L'operatore di Atocha ha sbagliato, forse: lo dirà l'inchiesta, e fino ad allora resta una persona interrogata e non giudicata. Ma anche se l'errore fosse confermato, la domanda che i ferrovieri spagnoli stanno ponendo al governo resterebbe intera. Non è chi ha dato quell'ordine. È come sia possibile che quell'ordine, da solo, sia bastato. Un uomo ha sbagliato, forse. Ma qualcuno ha costruito un sistema in cui bastava un uomo. Di questo, ieri, il ministro non ha parlato. Da oggi sarà difficile evitarlo.


Fonti:

  • Sky TG24, «Scontro tra treni in Spagna, Farnesina: tre le italiane disperse», 29 ottobre 2026
  • The Objective, «Última hora del accidente ferroviario en Urda (Toledo), en directo», 28-29 ottobre 2026
  • Libertad Digital, «Segundo día del accidente de tren de Urda: última hora de la investigación», 29 ottobre 2026
  • El Español, «Puente describe el caos del control de Adif: otro maquinista advirtió que la marcha no podía ser "normal"», 28 ottobre 2026
  • ANSA, «Spagna: Toledo, almeno 68 morti nello scontro tra due treni», 28 ottobre 2026
  • Moncloa.com, «Los tres días de luto oficial por el accidente de Urda: Sánchez promete contundencia si hubo fallos», 29 ottobre 2026
  • Bilbao Hiria, «El responsable de UGT-Renfe Catalunya sobre Urda: es un accidente que teóricamente es imposible», 28 ottobre 2026
  • Esdiario, «Las víctimas de Adamuz piden a Óscar Puente la suspensión del tráfico ferroviario», luglio 2026
  • Infobae, «Conclusión del accidente de Adamuz: la CIAF dice que se rompió el carril», 28 aprile 2026

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