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Il Senato approva la legge sul nucleare: cosa cambia davvero e cosa no

Il 23 settembre l'Aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Il testo, già passato alla Camera a giugno, è stato approvato senza modifiche: la maggioranza ha respinto le pregiudiziali di Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico e non ha accolto alcun emendamento dell'opposizione. A quasi quarant'anni dal referendum del 1987 e dalla chiusura dell'ultima centrale, quella di Trino Vercellese nel 1990, l'Italia torna quindi ad avere una cornice giuridica per produrre energia dall'atomo. Ma il titolo che circola in queste ore, il ritorno del nucleare, merita di essere letto con attenzione: la legge non apre alcun cantiere.

Il Senato approva la legge sul nucleare: cosa cambia davvero e cosa no

Cosa dice davvero la legge

Il provvedimento è una legge delega. Significa che il Parlamento non ha redatto le regole, ma ha incaricato il governo di redigerle mediante uno o più decreti legislativi, da adottare entro dodici mesi dall'entrata in vigore. La legge definisce i campi di intervento: costruzione ed esercizio degli impianti, produzione di idrogeno tramite energia nucleare, gestione del combustibile esaurito e delle scorie, sicurezza, istituzione degli organi di controllo. Prima ancora che i decreti vengano scritti, il testo deve essere promulgato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato più volte di puntare ad emanare i decreti attuativi entro la fine dell'anno. Va sottolineato un aspetto che raramente compare nei titoli: la legge non stanzia fondi per costruire centrali, ma solo le coperture iniziali per avviare il programma e riorganizzare l'agenzia per la sicurezza. Per il finanziamento degli impianti si punterebbe a forme di partenariato pubblico-privato.


Le tecnologie in campo

La legge adotta il principio della neutralità tecnologica: saranno i decreti a stabilire quali impianti potranno essere autorizzati, sulla base di maturità, sicurezza e sostenibilità e nel rispetto della tassonomia europea. Il perimetro comprende i piccoli reattori modulari, gli Smr, i reattori modulari avanzati, i microreattori e, con una disciplina specifica, la fusione. Quando il governo parla di nucleare sostenibile si riferisce soprattutto agli Smr, che promettono tempi e costi inferiori rispetto alle centrali tradizionali. È qui che si concentra la principale incognita. Gli Smr sono ancora in fase sperimentale: nel mondo esistono pochissimi impianti operativi e i progetti avviati finora avrebbero accumulato rinvii e sforamenti di budget. I produttori contano di portarli sul mercato nella prima metà degli anni Trenta, e proprio a quell'orizzonte guarda Pichetto Fratin quando indica il 2033-2034 come possibile data per le prime centrali italiane. Sul fronte industriale, Enel, Ansaldo Energia e Leonardo hanno costituito Nuclitalia, la società incaricata di selezionare le soluzioni più adatte al contesto italiano.


I nodi ancora aperti

Due passaggi condizionano i tempi reali del ritorno al nucleare, e la legge non li scioglie. Il primo è la scelta dei siti per i nuovi impianti, su cui l'Italia non ha ancora una procedura consolidata. Il secondo è la gestione delle scorie. Il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico per i rifiuti a bassa e media attività, con lo stoccaggio temporaneo di quelli ad alta attività, è un dossier fermo da anni: le autorità avrebbero individuato alcune decine di siti considerati idonei, concentrati soprattutto in Lazio, Piemonte, Sardegna e Basilicata, ma nessuna decisione è stata presa. Pichetto Fratin ha spiegato che una parte dei decreti riguarderà proprio il deposito, distinguendo tra le scorie ad alta attività, un quantitativo che definisce molto ridotto, e i rifiuti a bassa e media intensità, in gran parte materiali delle vecchie centrali e rifiuti ospedalieri. C'è poi il tema dei controlli. La legge prevede la possibilità di istituire un'Autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare, partendo dalle competenze dell'Isin, l'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. I decreti dovranno anche stabilire se l'Isin potrà validare in modo accelerato certificazioni tecniche già rilasciate da autorità estere, un passaggio che secondo gli osservatori inciderebbe direttamente sui costi di capitale degli Smr. Ogni step, infine, andrà sottoposto a Bruxelles, perché la materia rientra nella tassonomia verde dell'Unione.


Le posizioni politiche

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la legge una scelta "coraggiosa e di buon senso", sottolineando che l'Italia importa elettricità prodotta dalle centrali nucleari dei Paesi vicini ma non può produrla. Pichetto Fratin ha parlato di una giornata storica e del compimento di un percorso avviato tre anni fa. Le opposizioni hanno votato contro in modo compatto, con l'eccezione di Azione di Carlo Calenda, che ha sostenuto il provvedimento. Per il deputato di Avs Angelo Bonelli, dopo quattro anni e mezzo di governo e con costi dell'energia tra i più alti d'Europa, l'esecutivo punterebbe su una tecnologia che oggi non ha alcuna applicazione commerciale nel mondo. Dal fronte dell'opposizione sono arrivate anche le definizioni di strumento di distrazione e prodotto da campagna elettorale. Sullo sfondo resta la questione del consenso popolare: gli italiani si sono espressi contro il nucleare in due referendum, nel 1987 e nel 2011, e la legge non prevede alcun passaggio di consultazione diretta. Per questo diversi osservatori considerano probabile che il tema torni, prima o poi, sul terreno referendario.


Cosa aspettarsi ora

La sequenza dei prossimi mesi è chiara sulla carta. Prima la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, poi i decreti attuativi, che il ministro vorrebbe entro fine anno ma per i quali la legge concede fino a dodici mesi. Solo dopo potranno partire le procedure per individuare siti, tecnologie e operatori. Se le stime del governo dovessero reggere, i primi impianti arriverebbero tra il 2033 e il 2034. Se la maturazione degli Smr dovesse slittare, come accaduto finora ai progetti avviati all'estero, l'orizzonte si sposterebbe oltre. In mezzo ci sono le scelte più difficili, quelle sui territori, che nessuna legge delega può risolvere da sola.


Fonti:

  • Senato della Repubblica,
  • Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica,
  • ANSA,
  • Il Sole 24 Ore,
  • Sky TG24,
  • Euronews,
  • Gazzetta del Sud,
  • QualEnergia,
  • Energy CuE (dati al 24/09/2026)

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