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Trump contro tutti al vertice NATO di Ankara: "Spagna terribile, Italia pessima". Poi l'elogio a Xi. Ma a porte chiuse rassicura: gli USA restano

Al summit di Ankara il presidente americano attacca gli alleati davanti alle telecamere: minaccia di tagliare ogni rapporto commerciale con Madrid, accusa Roma sull'uso delle basi, rilancia sulla Groenlandia e dichiara finita la tregua con l'Iran. Gli unici elogi vanno a Erdogan e a Xi Jinping. Ma secondo Guardian e Reuters, nella sessione riservata avrebbe rassicurato i partner: Washington resta nell'Alleanza.

Trump contro tutti al vertice NATO di Ankara: "Spagna terribile, Italia pessima". Poi l'elogio a Xi. Ma a porte chiuse rassicura: gli USA restano
LA NOTIZIA

Doveva essere il vertice della ricompattazione, dopo mesi di tensioni sul riarmo europeo e sulla crisi iraniana. È diventato, almeno davanti alle telecamere, il vertice delle accuse. Al summit NATO di Ankara, l'8 luglio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato uno dopo l'altro gli alleati europei, riservando parole concilianti soltanto a due leader esterni al perimetro occidentale classico: il padrone di casa Recep Tayyip Erdogan e, soprattutto, il presidente cinese Xi Jinping.

Il bersaglio principale è stata la Spagna, colpevole agli occhi di Washington di rifiutare l'obiettivo di portare la spesa militare al 5% del PIL entro il 2035. "La Spagna è un partner terribile nella NATO. Non partecipano. Non pagano", ha detto Trump parlando con la stampa accanto al segretario generale Mark Rutte, definendo Madrid "un caso senza speranza" e annunciando di voler "tagliare ogni rapporto commerciale con la Spagna, incluse le visite". Con una previsione: "State a vedere, torneranno strisciando".

Non è stata risparmiata l'Italia. "L'Italia è stata pessima per quanto riguarda le loro basi, come sapete", ha dichiarato il presidente, riferendosi all'utilizzo delle installazioni americane sul territorio italiano durante l'operazione Epic Fury contro l'Iran — e aggiungendo che lo sono stati "anche un paio di altri Paesi". Quanto all'Alleanza nel suo complesso, Trump si è detto "molto arrabbiato": gli Stati Uniti avrebbero speso "più di mille miliardi in dieci anni per difendere i Paesi NATO dalla Russia" ricevendo in cambio un trattamento "ingiusto".

GROENLANDIA, IL DOSSIER CHE DIVIDE L'ALLEANZA AL SUO INTERNO
Capitolo a parte merita la Groenlandia, che Trump ha definito "un grande problema". Il presidente è tornato sulla tesi che l'isola artica — territorio autonomo danese — non avrebbe dovuto essere "restituita" alla Danimarca dopo la Seconda guerra mondiale, e che "la Groenlandia è molto importante per gli Stati Uniti, ma non per la Danimarca".

La risposta di Copenaghen è arrivata netta. La premier danese Mette Frederiksen ha ricordato che la Danimarca è "uno Stato sovrano e tutti devono rispettare la nostra sovranità" e che l'articolo 5 del Trattato — il principio della difesa collettiva — vale anche per la Groenlandia. Una formula dal significato inedito: il meccanismo pensato per proteggere gli alleati da un attacco esterno viene evocato, implicitamente, nei confronti del più potente degli alleati stessi. Sul punto è intervenuto anche il presidente finlandese Alexander Stubb, confermando che tra Danimarca e Stati Uniti sono in corso "conversazioni" sull'isola e ricordando che, se la questione è la sicurezza dell'Artico, nella NATO ci sono sette Paesi con know-how specifico, inclusa la Finlandia con migliaia di soldati addestrati alle condizioni polari.

IRAN: "LA TREGUA È FINITA"
Sul fronte mediorientale, Trump ha dichiarato chiuso il cessate il fuoco con Teheran, all'indomani di nuovi bombardamenti americani seguiti — secondo la ricostruzione della NATO — ad attacchi iraniani contro navi nello Stretto di Hormuz. Il presidente ha definito l'Iran "malato" e "bugiardo", aggiungendo di non voler "sprecare il proprio tempo" con la controparte, pur lasciando spazio ai negoziatori "se vorranno continuare a parlare". Il segretario generale Rutte ha difeso la linea: i raid americani erano "assolutamente necessari" di fronte alla violazione della tregua, e dagli alleati è attesa la riconferma che l'Iran non dovrà mai dotarsi di capacità nucleari, insieme al principio della completa riapertura dello Stretto di Hormuz, definita di importanza strategica per tutti i trentadue membri.

GLI ELOGI: ERDOGAN E, SOPRATTUTTO, XI
In un vertice dell'Alleanza atlantica, gli apprezzamenti più calorosi del presidente americano sono andati fuori dal perimetro atlantico. A Erdogan, per l'accoglienza ("Ha steso il tappeto rosso") e per non essere entrato nel conflitto regionale. E alla Cina: "La Cina ci ha trattato bene", ha detto Trump, raccontando di aver chiesto personalmente a Xi Jinping di restare fuori dalla guerra con l'Iran. "Riceve oltre il cinquanta per cento del suo petrolio dallo Stretto di Hormuz e non è entrato in guerra. Non ha fornito equipaggiamenti all'Iran. Sono un grande fan del presidente Xi". Il contrasto è stato notato da tutte le cancellerie: parole più dure per Madrid e Roma che per Pechino, il rivale strategico dichiarato di ogni documento NATO recente.

RIAVVOLGIAMO: PERCHÉ QUESTO VERTICE ERA GIÀ IN SALITA
Per capire la giornata di Ankara bisogna tornare ai mesi precedenti. Il summit arriva dopo la crisi iraniana — con l'operazione americana Epic Fury e le frizioni sugli spazi concessi dagli alleati europei — e nel pieno del negoziato sull'obiettivo di spesa militare al 5% del PIL entro il 2035, la soglia chiesta da Washington. La Spagna di Pedro Sanchez è il Paese che più esplicitamente ha rifiutato quel traguardo, ed è per questo il bersaglio ricorrente del presidente americano. Sullo sfondo, il riarmo europeo accelera comunque: al vertice il premier britannico Keir Starmer ha riunito circa una dozzina di partner per lanciare un'iniziativa sulle capacità missilistiche di precisione, con circa cinquanta miliardi di dollari da stanziare in dieci anni. E la dichiarazione finale, ha anticipato Rutte, confermerà che la Russia resta "una minaccia a lungo termine" per un'Alleanza che difenderà "ogni centimetro quadrato di territorio".

LA VERSIONE A PORTE CHIUSE: UN'ALTRA MUSICA
Ed è qui che il quadro si complica, perché il Trump della sessione riservata non sarebbe stato lo stesso delle telecamere. Secondo quanto riferito dal Guardian, che cita Reuters e fonti presenti ai colloqui, nell'incontro a porte chiuse il presidente avrebbe rassicurato gli alleati sulla volontà di mantenere gli Stati Uniti dentro la NATO — "Vogliamo restare con voi", ha confermato all'Afp un funzionario statunitense — e si sarebbe detto pronto a continuare la vendita di armi ai partner. Nella stessa sede, sempre secondo queste fonti, non avrebbe riproposto le critiche alla Spagna. Al bilaterale con Volodymyr Zelensky, poi, è arrivato perfino un annuncio concreto: "Un uccellino mi ha detto che daremo all'Ucraina i diritti per produrre i missili Patriot".

LE REAZIONI: MADRID MINIMIZZA, ROMA LAVORA SU KIEV
La replica spagnola è stata volutamente in tono minore. "La Spagna riceve con tranquillità e normalità queste dichiarazioni", hanno fatto sapere fonti della Moncloa citate da El Pais, rivendicando "una magnifica relazione sociale, culturale ed economica" con gli Stati Uniti e ricordando che, sul commercio, Madrid è parte dell'Unione europea: un singolo Stato membro non può essere isolato da misure commerciali, come segnalato più volte dalla stessa Commissione. Le fonti hanno anche fatto notare che sono gli Stati Uniti ad avere un surplus commerciale con la Spagna.

Il governo italiano non ha rilanciato lo scontro. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ad Ankara con i ministri Tajani e Crosetto, ha incontrato Zelensky confermando il sostegno italiano a Kiev sul piano politico, nell'assistenza alla popolazione e nel rafforzamento della rete energetica colpita dagli attacchi russi. Il cancelliere tedesco Merz ha parlato di un "nuovo spirito dell'Alleanza" nato ad Ankara, mentre il ministro della Difesa Pistorius ha posto il tema pratico: il riposizionamento delle capacità americane dovrà avvenire "in modo coordinato, affinché non si creino pericolose lacune" nella difesa europea.

PRESSIONE NEGOZIALE O STRAPPO REALE? LE DUE LETTURE
Sul significato della giornata gli analisti si dividono, e vale la pena riportare entrambe le letture. La prima: è il metodo Trump, già visto su dazi e Ucraina — massima pressione pubblica per strappare concessioni (più spesa militare, più acquisti di armi americane), seguita da toni concilianti quando il messaggio è passato. La distanza tra le dichiarazioni davanti alle telecamere e le rassicurazioni a porte chiuse sosterrebbe questa interpretazione. La seconda lettura è meno rassicurante: la ripetizione sistematica degli attacchi agli alleati, l'elogio del principale rivale strategico e la rivendicazione sulla Groenlandia — territorio di un Paese membro — segnalerebbero un'erosione reale del vincolo di fiducia su cui l'articolo 5 si regge, al di là delle smentite formali. Perché la deterrenza funziona solo se nessuno, a Mosca come altrove, dubita che scatterebbe davvero.

Quel che è certo è il paradosso con cui Ankara consegna l'Alleanza al dopo-vertice: una NATO che nella dichiarazione finale indica la Russia come minaccia di lungo periodo e promette di difendere ogni centimetro del proprio territorio, mentre il suo membro più potente riserva le parole più dure agli alleati e le più cordiali a Pechino. La tenuta di questo equilibrio — retorica muscolare fuori, rassicurazioni dentro — è la vera incognita dei prossimi mesi.


FONTI:
ANSA, Adnkronos, LaPresse, AGI e Italpress (dichiarazioni dell'8 luglio 2026 dal vertice di Ankara); The Guardian e Reuters (sessione a porte chiuse); El Pais e Tve (replica della Moncloa); Sky TG24; dichiarazioni ufficiali di Mette Frederiksen, Alexander Stubb, Mark Rutte, Boris Pistorius.

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