Iattualità · Attualità · di ·

Vannacci al Colosseo, Trump e la slopaganda: quando la propaganda diventa un video generato dall'AI

Un imperatore romano che abbassa il pollice sui suoi avversari politici legati nell'arena. È l'immagine che da domenica occupa il dibattito italiano, da quando Roberto Vannacci, europarlamentare eletto con la Lega, ex generale e leader del movimento Futuro Nazionale, ha ricondiviso sul proprio profilo Instagram un video generato con l'intelligenza artificiale che lo ritrae in quella scena. La vicenda va raccontata su due piani: quello della cronaca politica, con le reazioni durissime delle opposizioni e la difesa dell'interessato, e quello, più ampio, di un fenomeno globale che ha ormai un nome, slopaganda, e un capostipite dichiarato, Donald Trump. Perché il video di Vannacci non è un episodio isolato: è l'arrivo in Italia di un linguaggio politico che altrove è già la norma.

Vannacci al Colosseo, Trump e la slopaganda: quando la propaganda diventa un video generato dall'AI

Cosa mostra davvero il video

La clip, realizzata secondo la descrizione del contenuto con Grok, l'intelligenza artificiale di X, è stata creata da un account che si firma Robertus Vannaccius e poi ricondivisa da Vannacci e dalla moglie. L'estetica è quella del film Il Gladiatore. Nella prima parte Vannacci compare come centurione dell'antica Roma e riceve un fascio littorio dalle mani di Giorgia Meloni, rappresentata come imperatrice. Poi la scena si sposta sulla tribuna del Colosseo: Vannacci, in versione imperatore, siede accanto a Meloni e a Ignazio La Russa, anche lui in divisa da generale romano. Al centro dell'arena, legati come prigionieri, ci sono Elly Schlein, Giuseppe Conte, Romano Prodi e Laura Boldrini. Davanti a loro un gladiatore impugna una falce in una mano e un martello nell'altra, mentre il pubblico artificiale invoca l'esecuzione e un leone avanza. Il video si chiude con il gesto del pollice verso, associato nell'immaginario popolare alla condanna a morte dei gladiatori.


Le reazioni: dallo scontro politico al nodo penale

La prima risposta è arrivata da Giuseppe Conte, direttamente rappresentato nella scena, che su Facebook ha parlato di "un messaggio che incita alla violenza e rischia di incitare i più fanatici" e ha chiesto agli alleati di centrodestra se quel linguaggio farà parte della prossima campagna elettorale. Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha definito il video gravissimo, ha parlato esplicitamente di metodo Trump arrivato in Italia e ha ipotizzato che il contenuto possa integrare i presupposti dell'articolo 612-quater del codice penale, rimettendo comunque ogni valutazione alla magistratura. Le condanne sono arrivate da Pd, M5s e Avs, ma anche da esponenti di Forza Italia, mentre diversi commentatori hanno sottolineato il silenzio di Giorgia Meloni, rappresentata nel video al fianco di Vannacci. La replica dell'interessato è arrivata via social: per Vannacci, Conte "strilla come una cornacchia per un video satirico e irreale". È esattamente la linea di difesa tipica di questo genere di contenuti: la palese artificiosità della scena come scudo, la satira come cornice che dovrebbe disinnescare ogni accusa.


Il reato di deepfake e i suoi limiti

Il riferimento di Bonelli non è casuale. L'articolo 612-quater è la novità introdotta dalla legge italiana sull'intelligenza artificiale, la prima normativa organica nazionale in materia approvata in Europa, in vigore dall'autunno 2025: punisce chi diffonde senza consenso contenuti generati o alterati con sistemi di AI idonei a indurre in inganno sulla loro genuinità e a cagionare un danno ingiusto. Ed è qui che, secondo diversi giuristi, il caso Vannacci si complica: la norma è costruita attorno all'inganno, cioè al contenuto che può essere scambiato per reale, mentre un video volutamente grottesco e dichiaratamente artificiale potrebbe ricadere fuori dal suo perimetro. Se e come la magistratura valuterà la vicenda resta una questione aperta, così come resta in progressiva applicazione l'obbligo europeo, previsto dall'AI Act, di etichettare in modo trasparente i contenuti generati artificialmente. Il paradosso è evidente: più il contenuto è assurdo, più è difficile colpirlo giuridicamente, e più il suo messaggio circola indisturbato.


Il precedente americano, un anno esatto prima

Il parallelo con Trump non è una suggestione: è una data. Il 20 luglio 2025, un anno quasi esatto prima del caso Vannacci, il presidente americano condivise su Truth Social un video generato con l'intelligenza artificiale in cui Barack Obama veniva arrestato dagli agenti dell'Fbi nello Studio Ovale, sotto lo sguardo compiaciuto dello stesso Trump, per poi comparire in cella con la tuta arancione, il tutto sulle note di YMCA. Per L'Espresso quel gesto "sdogana la comunicazione fake" come strumento ordinario di governo. E non era un caso isolato: a febbraio 2025 Trump aveva rilanciato il video di una Gaza ricostruita in stile Dubai, nato come contenuto satirico di un filmmaker israelo-americano e amplificato dalla Casa Bianca capovolgendone il senso; nei mesi successivi sono arrivate l'immagine che lo ritraeva da papa e, in autunno, la clip in cui, con corona da re ai comandi di un jet, scaricava liquami sui manifestanti delle proteste No Kings. Secondo un conteggio dell'Irish Times, nel solo 2026 Trump ha pubblicato su Truth oltre 2.700 post, quasi venti al giorno, e circa la metà contiene immagini o video, in larga parte generati artificialmente.


La moda ha un nome: slopaganda

Il fenomeno è stato battezzato dagli studiosi già nel 2025, in un paper accademico firmato da Klincewicz, Alfano ed Ebrahimi Fard: slopaganda, fusione tra slop, la massa di contenuti artificiali di bassa qualità che satura i social, e propaganda. La logica è precisa e ribalta quella delle fake news classiche: questi contenuti non puntano a essere creduti veri, puntano a essere ovunque. La quantità prevale sulla qualità, l'impatto emotivo sostituisce la verifica dei fatti, e molti utenti condividono sapendo benissimo che il contenuto è falso, il che rende il fact-checking largamente inefficace. Il costo di produzione è vicino allo zero, la portata è enorme, e l'engagement viene facilmente scambiato per consenso politico. C'è poi il vantaggio strategico decisivo: la negabilità. Un'immagine violenta o disumanizzante veicolata come meme consente di dire cose altrimenti indicibili e, in caso di polemica, di derubricare tutto a satira. Il fenomeno non riguarda solo l'Occidente: alle elezioni indiane del 2024, secondo analisi di settore, sono state effettuate circa 50 milioni di chiamate con voci clonate dall'AI nei due mesi precedenti il voto, alimentando un'industria del deepfake elettorale da decine di milioni di dollari, mentre contenuti bellici in stile animazione generati artificialmente circolano da ambienti filo-iraniani sul conflitto mediorientale. Le contromisure discusse tra ricercatori e regolatori si muovono su tre piani: etichette di provenienza dei contenuti, regole delle piattaforme sulla viralità, obblighi di trasparenza per i canali istituzionali che usano materiale artificiale. Nessuno dei tre, a oggi, funziona davvero su larga scala.


Perché il caso italiano pesa

Il video di Vannacci segna un passaggio: non è la prima immagine generata con l'AI usata nella politica italiana, ma è la prima volta che un contenuto rilanciato da un eletto mette in scena, sia pure in forma allegorica, l'eliminazione fisica degli avversari, con i leader dell'opposizione legati e condannati davanti a una folla. Per i sostenitori è satira iperbolica che chiunque riconosce come tale; per i critici è la normalizzazione di un immaginario violento che abbassa la soglia di ciò che è dicibile in democrazia. Le due letture continueranno a scontrarsi nei commenti e nelle aule, ed è probabile che questo specifico video venga dimenticato in fretta. La tecnica, però, è destinata a restare: costa pochissimo, funziona benissimo e la campagna elettorale è dietro l'angolo. La vera domanda, per chi si informa, non è più se un contenuto sia vero o falso, ma chi lo diffonde, perché, e che cosa vuole ottenere dalla nostra reazione.



Fonti:

  • Sky TG24, 20 luglio 2026;
  • DIRE, 20 luglio 2026;
  • TGCom24, 21 luglio 2026;
  • Baritalia News, 21 luglio 2026;
  • Euronews, 21 luglio 2025;
  • L'Espresso, 21 luglio 2025;
  • Internazionale, 29 luglio 2025;
  • Famiglia Cristiana su conteggio Irish Times, giugno 2026;
  • AGI su paper Slopaganda di Klincewicz, Alfano ed Ebrahimi Fard, febbraio 2026;
  • TPI, maggio 2026;
  • Gli Stati Generali, ottobre 2025;
  • Futura Network; analisi di settore sulle elezioni indiane 2024;
  • legge italiana sull'intelligenza artificiale e articolo 612-quater del codice penale, 2025.

Altri articoli in Attualità