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Cannabis, il caso tedesco: 201 tonnellate importate e un miliardo di mercato legale. L'Italia sceglie la strada opposta

La Germania è il più grande mercato regolamentato d'Europa, ma è un mercato medico: niente negozi, niente gettito. La valutazione ufficiale ammette di non sapere quanto sia rimasto il mercato nero. Intanto in Italia l'articolo 18 del decreto Sicurezza è finito davanti a Consulta e Corte di giustizia UE.

 Cannabis, il caso tedesco: 201 tonnellate importate e un miliardo di mercato legale. L'Italia sceglie la strada opposta

Un miliardo di euro da una parte. Diciassette miliardi di nero dall'altra. Sono i due numeri che, letti insieme, raccontano meglio di qualunque slogan la distanza tra il modello tedesco e quello italiano sulla cannabis. Ma prima di confrontarli vanno capiti, perché nessuno dei due dice esattamente quello che sembra.  


Il più grande mercato regolamentato d'Europa

Secondo i dati del BfArM, l'Istituto federale tedesco per i farmaci e i dispositivi medici, le importazioni di cannabis a uso medico in Germania sono passate da 32,5 tonnellate nel 2023 a 72,9 nel 2024 e a 201,1 nel 2025, con revisioni successive che porterebbero il totale sopra le 205. Nel solo primo trimestre 2026 ne sarebbero entrate altre 50,5 tonnellate. La produzione interna resta marginale: fino al 2024 solo tre aziende erano autorizzate a coltivare, per un tetto complessivo di 2,6 tonnellate l'anno vendute allo Stato a prezzo fisso; per il 2026 i produttori nazionali avrebbero in programma circa 13,7 tonnellate, meno di un decimo dell'import. Il Canada è il primo fornitore con 93 tonnellate nel 2025, il 46% del totale, seguito dal Portogallo con 55, dalla Danimarca con 9,3, da Malta e Australia con poco più di 4 ciascuna. La domanda è cresciuta così in fretta che a metà 2025 la quota di importazione autorizzata in sede internazionale, 122 tonnellate, si è esaurita; il BfArM l'ha alzata a 192,5 in ottobre e anche quel tetto è stato superato a fine anno. Quanto al valore, secondo l'analisi di Cannamonitor le vendite in farmacia avrebbero superato il miliardo di euro nel 2025, mentre le stime di Prohibition Partners indicano un mercato da circa 997 milioni di dollari.  


Perché è esploso

La svolta è del 1° aprile 2024, quando il Cannabisgesetz ha tolto la cannabis dalla legge sugli stupefacenti. Per la cannabis medica ha significato prescrizione su ricetta ordinaria, senza ricettario speciale, e via libera alle piattaforme di telemedicina che rilasciano ricette dopo un questionario online e spediscono a casa. Secondo un'analisi di settore, le prescrizioni sarebbero aumentate del 3.300% in diciotto mesi. Il presidente dell'associazione dei medici di famiglia tedeschi, Markus Beier, aveva ipotizzato già nel 2025 che la maggior parte degli acquisti non passasse dai medici convenzionati ma da fornitori online. Il governo di Berlino parla di uno sviluppo preoccupante e la ministra della Salute Nina Warken (CDU) ha presentato un disegno di legge, il Drucksache 21/3061, che imporrebbe il contatto personale con il medico per la prima prescrizione, vieterebbe la spedizione postale delle infiorescenze e stringerebbe sulla pubblicità. Prima lettura il 18 dicembre 2025, audizione il 14 gennaio 2026, poi lo stallo: la coalizione è divisa, con la SPD contraria al divieto della telemedicina, e il voto non è stato calendarizzato prima della pausa estiva. Se ne riparlerebbe da settembre.  


Precisazione doverosa: parliamo di mercato medico

Il punto che spesso si perde è che in Germania la vendita commerciale ricreativa non esiste. Dal 2024 gli adulti possono detenere fino a 25 grammi in pubblico e 50 in casa, coltivare tre piante e, dal luglio 2024, associarsi nelle Anbauvereinigungen, i cannabis social club senza scopo di lucro con al massimo 500 soci. Niente negozi, niente accise dedicate: lo Stato non incassa gettito da un mercato al dettaglio che non c'è. Il miliardo, quindi, è fatto di ricette, farmacie e importatori, e una parte consistente sarebbe pagata di tasca propria dai pazienti e non dalle casse mutue.  


Cosa dice davvero la valutazione ufficiale

Il Cannabisgesetz prevede al paragrafo 43 una valutazione scientifica indipendente, il progetto EKOCAN, affidato alle università di Amburgo (UKE), Düsseldorf e Tubinga. Il primo rapporto intermedio è arrivato nell'ottobre 2025, il secondo nell'aprile 2026 con dati fino a marzo; quello finale è atteso per l'aprile 2028. I risultati sono meno netti di quanto vorrebbero i due fronti. Una quota crescente della cannabis consumata proverrebbe da fonti legali, soprattutto autocoltivazione e farmacie; il mercato nero però esiste ancora e i social club avrebbero finora un ruolo marginale nel sostituirlo. Il consumo tra i minori non risulterebbe aumentato, mentre i procedimenti penali per detenzione e consumo personale sono crollati. Sul fronte critico, la prescrizione routinaria di cannabis medica ad alto contenuto di principio attivo non sarebbe giustificata dagli studi disponibili, la polizia segnala difficoltà nel perseguire il traffico illegale ancora attivo e si osserva un calo degli interventi precoci di prevenzione tra bambini e adolescenti. Soprattutto, i ricercatori ammettono che l'impatto sulla criminalità organizzata non può ancora essere valutato, perché i dati di polizia e giustizia disponibili si fermano in larga parte al 2024, l'anno in cui la legge è appena entrata in vigore. In altre parole: nessuno oggi sa quanto sia rimasto grande il mercato nero tedesco.  


 Il resto d'Europa si muove, ognuno a modo suo

Malta ha legalizzato possesso, autocoltivazione e associazioni senza scopo di lucro nel 2021; il Lussemburgo ha ammesso la coltivazione domestica nel 2023; la Repubblica Ceca dal 1° gennaio 2026 consente fino a tre piante ma nessun canale di vendita; la Svizzera ha avviato tra il 2022 e il 2023 sperimentazioni pilota con vendita controllata in diverse città, da Basilea a Zurigo. Nessuno di questi modelli prevede, oggi, un mercato commerciale aperto sul modello canadese.  


 L'Italia ha scelto l'altra strada

Con l'articolo 18 del decreto Sicurezza (DL 48/2025, convertito nella legge 80/2025) l'Italia ha vietato lavorazione e commercio delle infiorescenze di canapa industriale e dei derivati come oli e resine, a prescindere dal contenuto di THC. Il provvedimento ha colpito la filiera della cosiddetta cannabis light, che secondo le stime riportate dal Fatto Quotidiano conterebbe circa 3.000 aziende e 30.000 addetti; le associazioni di categoria sostengono che tre imprese su dieci avrebbero già chiuso. La partita giudiziaria però è tutt'altro che chiusa. Il Consiglio di Stato ha rinviato la questione alla Corte di giustizia dell'Unione europea in due occasioni: nel novembre 2025, dubitando della compatibilità dei divieti italiani su foglie e infiorescenze con la libera circolazione delle merci e con la politica agricola comune, e con l'ordinanza n. 6202/2026 di inizio agosto, che sottopone cinque questioni pregiudiziali sul decreto del Ministero della Salute del 27 giugno 2024 che aveva inserito le composizioni orali a base di CBD tra i medicinali soggetti a regime restrittivo. Sul fronte costituzionale, il Tribunale di Brindisi ha rimesso l'articolo 18 alla Consulta, che avrebbe fissato l'udienza al 21 ottobre 2026. E la Cassazione, a luglio, ha annullato con rinvio un'ordinanza del Tribunale di Modena stabilendo che il nuovo divieto non trasforma automaticamente la canapa in droga né cancella i principi costituzionali del diritto penale, a partire dall'offensività della condotta.  


 Il dato che resta

  • Secondo le stime Istat riportate nella Relazione annuale al Parlamento 2025 sulle tossicodipendenze, gli italiani spenderebbero circa 17,2 miliardi di euro l'anno in sostanze illegali, e il 38% di quella cifra, circa 6,5 miliardi, andrebbe in cannabis e derivati. Nessun euro di quel flusso passa dallo Stato. Chi guarda al modello tedesco legge questo numero come un mercato lasciato alla criminalità; chi difende il divieto italiano risponde che nemmeno in Germania il nero è sparito, che il boom è medico e non ricreativo e che la stessa valutazione ufficiale segnala rischi sanitari e un calo della prevenzione. Due modelli, due risultati diversi e, per ora, due bilanci incompleti: quello tedesco perché la valutazione si chiude nel 2028, quello italiano perché lo decideranno la Corte costituzionale in ottobre e la Corte di giustizia UE nei prossimi mesi. Il giudizio lo lasciamo a chi legge.  



Fonti

  • BfArM, Medizinalcannabisverkehr Ein-/Ausfuhr (dati 2025 e primo trimestre 2026) 
  •  Cannamonitor 
  • Prohibition Partners 
  • EKOCAN, primo e secondo rapporto intermedio (ottobre 2025, aprile 2026), Università di Tubinga, UKE Amburgo, Università di Düsseldorf 
  •  Bundestag, Drucksache 21/3061 
  • dpa 
  •  Istat / Relazione annuale al Parlamento 2025 
  •  Consiglio di Stato, ordinanza n. 6202/2026 
  •  Cassazione, luglio 2026 
  • DL 48/2025 conv. L. 80/2025 
  •  Il Fatto Quotidiano 
  • Canapa Sativa Italia 
  • Imprenditori Canapa Italia


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