Iattualità · Attualità · di Andrè Renzuto Iodice ·
Terremoto in Colombia, la scossa più violenta da decenni: oltre settanta vittime, si scava tra le macerie
Quattro minuti di scossa, magnitudo 7.4, un bilancio provvisorio che continua a salire. Il sisma che lunedì mattina ha colpito l'ovest della Colombia è il più violento registrato nel Paese da decenni, secondo il Servizio Geologico Colombiano. Le vittime accertate hanno superato quota settanta nel tardo pomeriggio italiano, ma i soccorritori continuano a scavare tra gli edifici crollati e le autorità avvertono che il conto è destinato ad aggravarsi.
La scossa
Il terremoto è stato registrato alle 7:34 ora locale, le 14:34 in Italia, con epicentro nei pressi di San José del Palmar, una cittadina montuosa del dipartimento del Chocó, sulla costa pacifica del Paese, a circa 280 chilometri a ovest della capitale Bogotà. L'ipocentro è stato localizzato in profondità: le rilevazioni indicano un valore compreso tra gli 82 e i 110 chilometri a seconda degli istituti, con il dato del Servizio Geologico Colombiano assestato intorno ai 96. Proprio la profondità dell'evento spiega perché la scossa sia stata avvertita in un'area vastissima: da Bogotà a Medellín, da Cali a Manizales, fino a superare i confini nazionali in Ecuador e a Panama. Il Servizio Geologico aveva inizialmente stimato una magnitudo di 6.7, corretta poi a 7.4 in un bollettino successivo. Alla scossa principale sono seguite diverse repliche, tra cui una di magnitudo 5 con epicentro a sedici chilometri a ovest di San José del Palmar. L'Autorità marittima colombiana ha escluso qualsiasi rischio tsunami per la costa pacifica.
Il bilancio
Il bilancio delle vittime è cresciuto di ora in ora. Secondo l'ultimo aggiornamento diffuso in serata e riportato da RaiNews, i morti accertati sarebbero 74: l'incremento più consistente riguarda 40 vittime confermate ufficialmente dal governo del dipartimento di Risaralda all'emittente Blu Radio, concentrate soprattutto nel capoluogo Pereira, uno dei centri più colpiti. Tre delle vittime erano bambini, morti nel comune di Calima El Darién, nel Valle del Cauca, per il crollo di un muro. Il numero resta provvisorio e potrebbe aumentare con il proseguire delle verifiche e delle operazioni di soccorso nelle aree più colpite, dove risultano ancora persone disperse e intrappolate.
Le città colpite
Le situazioni più critiche si registrano lungo l'asse che unisce Pereira, Manizales e Cali, nella regione andina occidentale. A Cali, la terza città del Paese, il sindaco Alejandro Eder ha parlato di almeno venti strutture crollate con persone intrappolate all'interno, e ha chiesto il supporto delle squadre di soccorso di Bogotà e Medellín. Secondo i media locali, tra le persone sotto le macerie dell'ospedale policlinico universitario ci sarebbero anche dei minori: una circostanza riportata da più fonti ma non ancora confermata ufficialmente. A Manizales è crollata una torre della cattedrale, con il distacco della figura del Cristo installata sul campanile, e i sindaci della zona riferiscono di una trentina di edifici collassati. A Quibdó, capoluogo del Chocó, si contano feriti e danni diffusi. Nella capitale Bogotà, dove migliaia di persone sono scese in strada, il sindaco Carlos Fernando Galán ha riferito che non si registrano danni strutturali significativi, ma solo crepe in alcuni edifici. La metropolitana di Medellín ha sospeso due linee e le cabinovie per consentire le ispezioni.
La risposta del governo
L'emergenza è il primo banco di prova per il nuovo presidente colombiano Abelardo de la Espriella, insediatosi appena tre giorni prima proprio a Cali. Il capo dello Stato ha annunciato l'istituzione di un Posto di Comando Unificato per coordinare i soccorsi e ha fatto sapere che si recherà personalmente a Pereira. "Non siete soli. Lo Stato è presente e sta agendo", ha scritto sui social. L'Aviazione civile ha sospeso le operazioni in sei aeroporti per danni alle strutture, tra cui gli scali di Pereira, Manizales, Quibdó, Armenia, Cartago e Buenaventura, mentre alcune fonti riferiscono di un settimo scalo coinvolto. La Farnesina, in raccordo con l'ambasciata a Bogotà, ha fatto sapere che al momento non risultano cittadini italiani coinvolti. Messaggi di vicinanza alla Colombia sono arrivati anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Perché la Colombia trema
La Colombia è uno dei Paesi a più alto rischio sismico al mondo: è uno dei pochi territori in cui convergono tre placche tettoniche. La terraferma poggia sulla placca sudamericana, mentre al largo premono la placca di Nazca, sul Pacifico, e quella caraibica a nord. Il risultato è una media di circa cinquantamila terremoti al mese, nella stragrande maggioranza impercettibili. L'epicentro del sisma di lunedì si trova nella Cordigliera Occidentale, tra il fiume Cauca e l'oceano Pacifico, un'area che ha già conosciuto eventi devastanti: nel 1999 un terremoto di magnitudo 6.2 colpì la città di Armenia causando quasi mille vittime. Molte delle principali città colombiane sorgono proprio sulle Ande o nelle valli che le attraversano, una circostanza che moltiplica l'esposizione della popolazione.
Un'estate drammatica per il Sud America
Il sisma colombiano arriva a poche settimane da un'altra catastrofe nella regione. A fine giugno due terremoti consecutivi di magnitudo 7.2 e 7.5 avevano devastato il Venezuela, causando oltre cinquemila morti e la distruzione di centinaia di edifici. Caracas, nelle prime ore di lunedì, aveva temuto ripercussioni anche sul proprio territorio, ma al momento non risultano danni oltre confine. Non esiste alcun legame causale tra i singoli eventi, che rispondono alle dinamiche indipendenti delle rispettive faglie: entrambe le aree si trovano però lungo il margine della cintura di fuoco, la fascia di instabilità che circonda l'oceano Pacifico e dove si concentra la gran parte dell'attività sismica mondiale. Ciò che il susseguirsi di eventi rende evidente è la vulnerabilità delle aree urbane della regione, dove la rapidità della crescita edilizia non sempre è andata di pari passo con l'adeguamento antisismico.
Cosa succede ora
Le prossime ore saranno decisive per le operazioni di ricerca sotto le macerie, a partire dall'ospedale universitario di Cali e dall'edificio di quattro piani crollato dove i soccorritori stanno lavorando senza sosta. Le autorità hanno invitato la popolazione a mantenere la calma e a prestare attenzione alle repliche, che potrebbero proseguire nei prossimi giorni interessando edifici già lesionati. Il bilancio definitivo, avvertono le autorità locali, richiederà tempo: molte zone montuose vicine all'epicentro restano difficili da raggiungere e le comunicazioni con alcuni centri risultano ancora intermittenti.