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Bollo auto, la matematica che fa brindare le Regioni

Lo Stato cancella per il 2027 il bollo su 14,5 milioni di veicoli e promette alle Regioni un ristoro pieno. Chi quella tassa la incassava dovrebbe protestare; invece, in buona parte, ringrazia. La spiegazione sta in un tributo che ogni anno un contribuente su otto non paga e che ora verrebbe rimborsato per intero, a carico della fiscalità generale.

Bollo auto, la matematica che fa brindare le Regioni

Cosa prevede il decreto

Il Consiglio dei ministri del 16 settembre 2026 ha approvato un decreto-legge che esenterebbe dal bollo, per il solo 2027, un veicolo per ogni persona fisica. Rientrerebbero le auto a benzina o gasolio, anche ibride, fino a 80 kW, circa 109 cavalli, e i motocicli, a condizione che il mezzo sia regolarmente assicurato. Chi possiede più veicoli idonei otterrebbe l'esenzione solo su quello di potenza minore, auto e moto non si cumulano, e resterebbero fuori persone giuridiche ed elettriche pure. Il criterio non è l'anno di riferimento ma la scadenza: sarebbero coperti i versamenti con termine ordinario compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027, quindi anche il bollo scaduto a dicembre 2026 e pagabile entro gennaio. Secondo le stime del governo i veicoli interessati sarebbero circa 14,5 milioni, di cui 13,2 milioni di auto e 1,1 milioni di moto. Palazzo Chigi parla di oltre il 70% del parco circolante, ma il dato va letto con attenzione: la quota si riferisce alle auto potenzialmente idonee per potenza, mentre la regola di un veicolo a testa restringe la platea effettiva. Secondo un'elaborazione del Sole 24 Ore, l'esenzione riguarderebbe il 35,8% delle autovetture e il 25% delle moto, con uno sconto medio di 168 euro per le prime e di 59 per le seconde.


Come si calcola oggi

Il bollo non si paga in cifra fissa: l'importo dipende dai kW del veicolo incrociati con la classe ambientale, da 2,58 euro per kW per le Euro 4, 5 e 6 fino a 3 euro per le Euro 0, con tariffa maggiorata oltre i 100 kW e un superbollo statale di 20 euro per ogni kW oltre i 185. Le Regioni possono applicare piccole variazioni e agevolazioni proprie. Ne deriva un paradosso della nuova soglia: un'utilitaria di vent'anni sopra gli 80 kW resterebbe esclusa e continuerebbe a pagare la tariffa più alta, mentre una vettura nuova sotto la soglia sarebbe esente.


Quanto vale davvero: 2,3 miliardi su 7,7

Il bollo è un tributo regionale e finanzia bilanci in cui la sanità pesa per oltre il 60% della spesa. Secondo la Corte dei Conti, nel 2023 la tassa automobilistica ha portato alle Regioni a statuto ordinario circa 7,1 miliardi, il 5,7% delle loro entrate tributarie; per il 2025 l'Aci stimava un gettito atteso di 7,7 miliardi. La misura non tocca tutto questo: il governo quantifica il costo in 2,362 miliardi, di cui 2.293,5 milioni destinati a compensare le Regioni. È meno di un terzo del gettito complessivo, e infatti Pagella Politica ha giudicato fuorviante la parola abolizione: si tratterebbe di un'esenzione mirata e, per ora, annuale.


La tassa che uno su otto non paga

Qui entra la matematica che spiega il brindisi. Non esiste una stima ufficiale dell'evasione del bollo, ma il confronto tra atteso e incassato è eloquente: a fronte dei 7,7 miliardi stimati dall'Aci per il 2025, il portale Siope registra incassi per 6,7. Il miliardo mancante equivale al 13% del gettito, cioè un contribuente su otto. Il dato risulterebbe stabile da anni e collocherebbe il bollo sopra addizionali Irpef, canone Rai e Irap tra le imposte più evase. Altre stime allargano la forbice: un'analisi su dati 2024 indicava che circa il 15% degli automobilisti non paga e che, sommando arretrati e riscossione coattiva, quasi il 30% del dovuto sfuggirebbe ogni anno. C'è poi un costo nascosto. Dei 6,7 miliardi incassati nel 2025, 1,2 sarebbero arrivati solo dopo controlli e accertamenti, quindi solleciti, personale dedicato, cartelle e contenzioso. In Molise, Calabria e Umbria le verifiche sarebbero necessarie per circa il 30% di quanto incassato.


Perché alle Regioni conviene

Il decreto prevederebbe un ristoro statale in un'unica soluzione, calcolato sul numero dei veicoli esentati e non su quanto le Regioni riuscivano effettivamente a riscuotere. La quota che prima veniva evasa verrebbe quindi rimborsata comunque, e sparirebbe il costo della riscossione. Lo ha detto esplicitamente il vicepremier Antonio Tajani, secondo cui le Regioni "ci guadagneranno perché non avranno l'evasione". È la ragione per cui i governatori di centrodestra hanno accolto la misura con favore. Il costo però non sparisce: si sposta dai bilanci regionali alla fiscalità generale. Chi pagava non paga più; chi non pagava verrebbe coperto dallo Stato, cioè da tutti i contribuenti.


Chi protesta e perché

Non tutte le Regioni festeggiano, ma la contestazione riguarda la distribuzione del ristoro, non il principio. La Toscana stima 350 milioni di minori entrate contro poco più di 100 di rimborso, e il presidente Eugenio Giani ha sollevato dubbi sulle coperture, in particolare sull'ipotesi di attingere a fondi Pnrr. Alcuni osservatori giudicano sottostimato il costo complessivo: sembrerebbe difficile che il 70% delle auto e tutte le moto valgano appena 2,3 miliardi su un gettito di 7,5. Un dato va comunque chiarito: le Regioni non potrebbero opporsi. Il bollo è un tributo regionale ma istituito e disciplinato da legge dello Stato; gli enti lo gestiscono e modulano tariffe ed esenzioni entro limiti fissati a livello nazionale.


Un anno solo, per ora

Il testo approvato vale per il 2027. La premier Giorgia Meloni ha scritto sui social che la misura è "pensata per essere strutturale, quindi definitiva", e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha aggiunto che lo diventerebbe "inevitabilmente". La copertura pluriennale andrebbe però trovata nella legge di bilancio, e il 2027 è anno di elezioni politiche: renderla permanente diventerebbe un problema del prossimo governo, chiunque lo guidi. Nel frattempo Matteo Salvini evoca l'addio al bollo per tutti e una limatura del superbollo, con la premier che frena. Il decreto, intanto, va convertito dal Parlamento entro sessanta giorni, e in quella sede il testo potrebbe cambiare.


Il conto finale

Per chi rientra il risparmio è reale: Altroconsumo lo stima tra 113 e 142 euro l'anno, il Sole 24 Ore fino a 240 nei casi limite. Per il sistema la partita è diversa. Il bollo 2026 resta dovuto con le regole ordinarie. Nel 2027 lo Stato dovrebbe trovare 2,3 miliardi, senza che sia ancora chiaro da quale capitolo di bilancio. E le Regioni incasserebbero, per la prima volta, il cento per cento di una tassa che non hanno mai riscosso per intero.



Fonti:

  • Il Post (16, 17 e 18 settembre 2026);
  • Il Sole 24 Ore e NT+ Fisco;
  • LaPresse;
  • Pagella Politica;
  • Motorionline;
  • Euronews;
  • Corte dei Conti (elaborazione Geopop);
  • QuiFinanza;
  • Serenissima News;
  • Automoto.it;
  • Fiscomania.

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