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Il Sud a secco e gli undici giorni che nessuno conta

Pompe vuote in Calabria e Puglia, tir fermi, pescherecci in porto. Il governo ha convocato due tavoli per il 27 ottobre: per chi lavora con il gasolio è una distanza che si misura in litri, non in giorni

Il Sud a secco e gli undici giorni che nessuno conta

16 ottobre 2026

A Cosenza, secondo l'ANSA, la grande maggioranza dei distributori avrebbe finito benzina e gasolio già giovedì. A Catanzaro la maggior parte delle pompe risulterebbe a secco, a Lamezia Terme diversi impianti sarebbero chiusi, nel Foggiano quasi tutti i distributori sarebbero senza carburante. Non si tratta di uno sciopero dei benzinai. È il risultato di tre proteste diverse che si sono sommate nella stessa settimana, in un pezzo di Paese dove la logistica ha pochi margini e un solo inceppo basta a svuotare le cisterne.

Fuori dal Mezzogiorno la notizia è arrivata a fatica. Le agenzie e alcuni grandi siti ne hanno scritto, ma nelle aperture nazionali il tema è rimasto in secondo piano rispetto al Consiglio europeo e alla politica interna. Eppure è una storia che riguarda tutti, perché racconta cosa succede quando il prezzo dell'energia smette di essere un dato in tabella e diventa la ragione per cui un camion resta nel piazzale.


Tre proteste, un solo effetto

La prima protesta è quella dell'autotrasporto. Da oggi, venerdì 16 ottobre, i tir si fermano in Calabria con il fermo regionale proclamato da Fedralog fino al 20 ottobre, e in Sicilia, dove il Comitato autotrasportatori siciliani ha annunciato lo stop fino al 20 e la sezione trasporti di Confindustria Catania fino al 22. I camion restano nei piazzali, i semirimorchi non vengono ritirati nei porti. In Capitanata, invece, la mobilitazione sarebbe partita in modo spontaneo: da quasi una settimana agricoltori, camionisti e commercianti presidiano i caselli di Cerignola e Poggio Imperiale e le statali 16 e 17. Sulla data di inizio le fonti locali non concordano del tutto, ma il quadro è lo stesso.

La seconda è quella della pesca. A Trapani, secondo le cronache locali, dal 12 ottobre le imprese avrebbero sospeso l'attività lasciando i documenti di bordo in Capitaneria. Per il 22 ottobre la Federazione armatori siciliani annuncia una mobilitazione nello Stretto di Messina con circa cento pescherecci di Sicilia e Calabria, dalle 5 alle 17, ma si dice pronta a sospenderla se arrivasse la convocazione di un tavolo nazionale.

La terza protesta ha una causa diversa ed è giusto dirlo con chiarezza. A Taranto i lavoratori dell'ex Ilva non scioperano per il gasolio: chiedono garanzie sul futuro dello stabilimento e dell'area a caldo, in attesa della Cassazione del 20 ottobre. Per quattro giorni, però, il loro presidio sulle statali 7 e 106 avrebbe bloccato gli accessi alla raffineria Eni, che rifornisce Puglia, Basilicata e Calabria. Dopo la convocazione a Palazzo Chigi i sindacati avrebbero annunciato la sospensione dei blocchi, e stamattina un'assemblea dei lavoratori avrebbe dovuto decidere. È il punto più delicato di tutta la vicenda: una vertenza legittima che, per come è stata condotta sul territorio, ha finito per pesare su altri lavoratori del Sud che con l'acciaieria non hanno nulla a che fare.


Cosa dicono i numeri

Secondo l'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese, il 15 ottobre il gasolio self costava in media 2,25 euro al litro. Il 25 febbraio, secondo la stessa rilevazione elaborata da Staffetta Quotidiana, era a 1,714. Sono circa 54 centesimi in più. Le associazioni siciliane citano un'altra serie, la media mensile del ministero dell'Ambiente, secondo cui a settembre il gasolio aveva superato i 2,16 euro con 35 centesimi in più rispetto a febbraio. Le due cifre non sono in contraddizione: misurano cose diverse e vanno lette separatamente.

Per capire cosa significhino in concreto, basta un conto. Un camion che percorre 100.000 chilometri l'anno con un consumo medio di 32 litri ogni 100 chilometri brucia circa 32.000 litri di gasolio. Con 54 centesimi in più al litro, la differenza supera i 17.000 euro l'anno, cioè oltre mille euro al mese. È una stima Iattualità, con l'IVA inclusa: per un'impresa che recupera l'IVA il peso sarebbe più basso, ma resterebbe comunque nell'ordine delle centinaia di euro al mese per ogni mezzo.

A questo si aggiunge il nodo degli aiuti. Il decreto di marzo, attuato con il decreto interministeriale del 23 maggio, prevede un credito d'imposta fino al 70% della maggiore spesa per il gasolio tra marzo e agosto, con un tetto di 386,2 milioni di euro. Le domande si sono chiuse a metà settembre. Secondo Unatras e Conftrasporto quelle risorse non sarebbero ancora arrivate alle imprese; secondo Confartigianato Trasporti dovrebbero arrivare entro la fine di ottobre. Nel frattempo, come ricordano le associazioni, il gasolio si paga ogni giorno, in anticipo e per intero.


La risposta del governo

Il governo ha risposto con due convocazioni, entrambe per martedì 27 ottobre. Alle 16 il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti incontrerà le associazioni dell'autotrasporto, con l'invito esteso a Palazzo Chigi, ministero dell'Economia e ministero delle Imprese. Alle 17 Palazzo Chigi riceverà i sindacati sulla vertenza ex Ilva. Dal punto di vista dell'esecutivo, la convocazione è la risposta concreta alle richieste delle categorie e si inserisce in un negoziato più ampio: a Bruxelles l'Italia sta chiedendo di correggere il sistema europeo delle emissioni, che pesa anche sui trasporti marittimi verso le isole.

Dal punto di vista di chi protesta, il problema è il calendario. Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, ha parlato di proteste spontanee, non governate dalle associazioni, nate dalla disperazione degli imprenditori. Unatras ha avvertito che senza un incontro urgente il governo si assumerebbe la responsabilità di consegnare il settore alla paralisi, e non esclude un fermo nazionale.


Il tempo della politica e il tempo del gasolio

Qui sta il punto che rischia di sfuggire. Dal 16 al 27 ottobre ci sono undici giorni. Per un ministero sono un tempo ragionevole per preparare un tavolo serio, con dati e coperture. Per un autotrasportatore che lavora con margini ridotti, per un peschereccio che non esce o per un distributore senza scorte, undici giorni sono una distanza enorme. In logistica bastano 48 ore di navi non scaricate perché gli scaffali comincino a svuotarsi, come hanno ricordato più associazioni in questi giorni.

Non esiste una lettura unica di questa crisi. Si può sostenere che il governo abbia scelto la via ordinata, quella del confronto con tutte le parti al tavolo, e che decisioni prese in fretta rischierebbero di costare di più. Si può sostenere, al contrario, che gli aiuti pagati mesi dopo la spesa non bastino a evitare che le imprese più piccole si fermino, e che una crisi di questo tipo richiederebbe strumenti automatici, come l'adeguamento delle tariffe al prezzo del gasolio chiesto da Confartigianato Trasporti. Entrambe le posizioni hanno argomenti. Quello che i dati dicono con certezza è che il conto, in questa settimana, lo sta pagando per primo il Sud.

Resta una domanda, che non riguarda solo Calabria, Puglia e Sicilia. Se il Mezzogiorno dovesse restare fermo per undici giorni, quanto ci metterebbe il resto d'Italia ad accorgersene? Lo si capirà da quello che succederà sugli scaffali e alle pompe prima ancora che al tavolo del 27 ottobre.



Fonti:

  • ANSA, Emergenza carburanti a Cosenza e convocazione del MIT, 15 ottobre 2026
  • ANSA, Ex Ilva: quarta giornata di sciopero a Taranto, 15 ottobre 2026
  • ANSA, Mimit: prezzi dei carburanti, 14 ottobre 2026
  • Fleet Magazine, I prezzi dei carburanti oggi, 15 ottobre 2026 (dati Osservaprezzi Mimit)
  • Staffetta Quotidiana via CB Insights, prezzi del diesel al 25 febbraio 2026
  • Trans.info, Caro gasolio, la protesta dei camionisti paralizza il Sud (dati MASE citati da Confindustria Catania)
  • Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Comunicato di apertura della piattaforma per il credito d'imposta all'autotrasporto, settembre 2026
  • Giornale di Sicilia, Il Mit convoca un tavolo con gli autotrasportatori il 27 ottobre, 15 ottobre 2026
  • Sky TG24, Sciopero ex Ilva, il governo convoca il vertice per il 27 ottobre, 15 ottobre 2026
  • Il Post, Le proteste che stanno bloccando le strade in Puglia, 15 ottobre 2026
  • Avvenire, Il gasolio costa troppo: camion e pescherecci scelgono di fermarsi, 15 ottobre 2026
  • MetroCT, Cento pescherecci pronti a mobilitarsi nello Stretto di Messina, 14 ottobre 2026
  • Il Sussidiario, Intervista a Claudio Riva (Confartigianato Trasporti), 16 ottobre 2026
  • Calabria Inchieste, Fermo dell'autotrasporto in Calabria dal 16 al 20 ottobre, 15 ottobre 2026

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