Iattualità · Attualità · di Andrè Renzuto Iodice ·
Legittima difesa, dal caso Roggero alla proposta Borghi: cosa cambierebbe davvero
Il 15 luglio 2026 la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che nell'aprile 2021 uccise due rapinatori dopo l'assalto al suo negozio. Quattro giorni dopo, il 19 luglio, la Lega ha depositato in Senato una proposta di legge a prima firma del senatore Claudio Borghi che punta a riscrivere l'articolo 52 del codice penale, la norma che disciplina la legittima difesa. In mezzo ci sono una maggioranza divisa, l'opposizione all'attacco e una domanda che da anni attraversa l'opinione pubblica italiana: fino a che punto è legittimo difendersi in casa o sul posto di lavoro? Proviamo a mettere in fila i fatti, la legge e i nodi giuridici, separando ciò che è accertato da ciò che è ancora oggetto di dibattito.
La sentenza definitiva su Mario Roggero
Il 28 aprile 2021 tre uomini rapinano la gioielleria di Roggero a Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo. Il commerciante reagisce e spara: muoiono Giuseppe Mazzarino, 58 anni, e Andrea Spinelli, 44 anni, mentre il terzo componente della banda, Alessandro Modica, resta ferito. In primo grado Roggero viene condannato a 17 anni per omicidio volontario e tentato omicidio; la Corte d'Assise d'Appello di Torino riduce la pena a 14 anni e 9 mesi, escludendo però la legittima difesa. Il 15 luglio 2026 la Cassazione rigetta il ricorso della difesa e rende definitiva la condanna. Il punto decisivo, per i giudici, sta in pochi secondi: secondo la ricostruzione accolta nelle sentenze, quando il gioielliere ha aperto il fuoco i tre rapinatori erano già in fuga verso l'auto e non rappresentavano più un pericolo attuale, come documentato dalle immagini delle telecamere. Alla pena si aggiunge una provvisionale di 780mila euro a favore dei familiari delle vittime, a fronte di una richiesta di 3,3 milioni. Prima di entrare in carcere, Roggero ha commentato la condanna con tre parole: "è un ergastolo".
Cosa prevede la legge oggi
L'articolo 52 del codice penale stabilisce che non è punibile chi commette il fatto per la necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, a condizione che la difesa sia proporzionata all'offesa. La riforma del 2019, fortemente voluta dalla Lega durante il governo con il Movimento 5 Stelle, ha rafforzato la posizione di chi si difende nel domicilio e nei luoghi di lavoro assimilati: in quei contesti il rapporto di proporzione si considera sempre sussistente quando una persona legittimamente presente usa un'arma legittimamente detenuta per difendere la propria o altrui incolumità, o i beni, in presenza di determinati presupposti. La giurisprudenza della Cassazione ha però costantemente precisato che le presunzioni introdotte nel 2019 non equivalgono a un'immunità automatica: servono comunque un pericolo attuale, la necessità della reazione e, per le aggressioni ai soli beni patrimoniali, un rischio di aggressione personale. È esattamente il perimetro da cui il caso Roggero è rimasto fuori: per i giudici, l'aggressione era terminata nel momento degli spari.
Cosa contiene la proposta Borghi
La proposta depositata il 19 luglio si compone di un solo articolo e aggiunge un nuovo comma all'articolo 52. Il meccanismo richiede tre condizioni congiunte: un'aggressione a mano armata; il fatto che questa avvenga all'interno del domicilio oppure dell'esercizio commerciale, professionale o imprenditoriale della vittima; l'immediatezza temporale tra aggressione e reazione. In presenza di questi requisiti scatterebbe una causa speciale di non punibilità che coprirebbe qualsiasi reazione della persona aggredita, senza necessità di accertare a posteriori la proporzionalità dei mezzi usati, la persistenza del pericolo o la natura strettamente difensiva della condotta. Nella relazione illustrativa si sostiene che l'attuale disciplina venga "percepita come più attenta alla tutela dell'aggressore che non a quella della vittima" e che sia irragionevole pretendere un "calcolo raffinato dei mezzi difensivi" da chi agisce sotto stress e nella paura di morire. Secondo quanto riportato, il provvedimento dovrebbe essere assegnato alla commissione Giustizia del Senato.
I nodi giuridici
Il primo nodo è l'eliminazione della proporzionalità, che della legittima difesa è storicamente uno dei pilastri insieme all'attualità del pericolo e alla necessità della reazione. Rimuoverla per legge, osservano diversi giuristi, significherebbe rendere non punibili anche condotte che non hanno più nulla di difensivo, purché immediate. Il secondo nodo riguarda la compatibilità con la Costituzione e con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo: in dottrina è ampiamente sostenuta la tesi secondo cui l'articolo 2 della CEDU, che tutela il diritto alla vita, impone un bilanciamento anche a favore dell'aggressore e renderebbe incompatibile una difesa armata letale posta a protezione dei soli beni patrimoniali. Se il testo venisse approvato senza modifiche, secondo questi rilievi la norma potrebbe esporsi a censure di legittimità costituzionale o a contestazioni in sede europea. Il terzo nodo è, paradossalmente, proprio il caso da cui la proposta nasce. Borghi ha sostenuto sui social che, con l'approvazione, "il giorno dopo il gioielliere Roggero sarà libero" in virtù della retroattività delle norme più favorevoli. Diverse analisi giuridiche contestano però questa lettura: Roggero è stato condannato in via definitiva per omicidio volontario, non per eccesso di legittima difesa, e i fatti accertati, con gli spari esplosi all'esterno del negozio a pericolo ormai cessato, potrebbero non rientrare nel perimetro del nuovo comma. La questione, allo stato, resta controversa.
La politica si divide
La Lega difende compatta l'iniziativa. Per Matteo Salvini il tema della legittima difesa "va aggiornato al 2026", tenendo conto anche dello stato mentale di chi subisce una minaccia a mano armata. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervistata dal Corriere della Sera, ha espresso solidarietà al gioielliere parlando di "un problema di proporzionalità delle pene" rispetto ad altri reati e ha riferito di aver chiesto al ministro della Giustizia Carlo Nordio di proseguire l'iter per un'eventuale grazia, che spetta in ultima istanza al Capo dello Stato. I primi distinguo nella maggioranza sono arrivati da Forza Italia: il capogruppo alla Camera Enrico Costa ha invitato a non legiferare sull'onda emotiva dei fatti di cronaca, mentre il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto è stato più netto, giudicando il testo inaccettabile perché "Sconvolge i cardini del diritto penale". Dall'opposizione, Giuseppe Conte ha accusato la destra di sciacallaggio, sostenendo che la proposta trasformerebbe la difesa in un diritto alla vendetta. In parallelo sono sul tavolo altre iniziative: un disegno di legge della Lega depositato a inizio luglio per limitare i risarcimenti in favore di chi commette reati e un ddl di Fratelli d'Italia sullo stesso terreno dei risarcimenti dovuti dalle vittime.
Cosa succede adesso
La proposta inizierà il suo percorso parlamentare in un clima tutt'altro che pacificato, con una maggioranza che dovrà trovare una sintesi tra la spinta della Lega e le resistenze di Forza Italia. È possibile che il testo venga riformulato in commissione, dove i rilievi di costituzionalità avranno un peso rilevante. Sullo sfondo restano le due domande che il caso Roggero ha riportato al centro del dibattito: quanta forza può usare un cittadino aggredito nei luoghi della propria vita e del proprio lavoro, e dove finisce la difesa e comincia la sostituzione allo Stato nell'esercizio della giustizia. Su entrambe, le sentenze fin qui dicono una cosa precisa: il confine è stato tracciato caso per caso, misurando i secondi tra la fine dell'aggressione e la reazione. La politica, ora, vuole spostarlo per legge.
Fonti:
- ANSA, 19 e 21 luglio 2026;
- Adnkronos, 20 luglio 2026;
- Sky TG24, 19 e 21 luglio 2026;
- Il Fatto Quotidiano, 15 luglio 2026;
- Il Foglio, 15 luglio 2026;
- Today.it, luglio 2026;
- Il Giornale, 20 luglio 2026;
- Policy Maker, luglio 2026;
- Osservatore Meneghino, 17 luglio 2026;
- Il Politico, luglio 2026;
- Archivio Penale, dottrina sull'articolo 2 CEDU, 2025;
- deQuo, luglio 2026.