Iattualità · Attualità · di ·

Mattia Maestri e morto a 13 anni. E sui formaggi a latte crudo l'avvertenza per i bambini resta facoltativa

Nove anni di stato vegetativo per un formaggio contaminato mangiato a quattro anni. La Cassazione ha chiuso il caso con una condanna definitiva da 2.478 euro. Quello che resta aperto riguarda ogni banco taglio d'Italia.

Mattia Maestri e morto a 13 anni. E sui formaggi a latte crudo l'avvertenza per i bambini resta facoltativa

Il 5 giugno 2017 un bambino di quattro anni di Coredo, in Val di Non, mangia un pezzo di formaggio a latte crudo prodotto dal caseificio sociale del paese. Il formaggio e contaminato da un ceppo di Escherichia coli produttore di tossina Shiga, quello che in sigla si chiama STEC. Nei giorni successivi il bambino sviluppa una sindrome emolitico-uremica: i piccoli coaguli che la tossina provoca bloccano l'afflusso di sangue a reni e cervello.


 I danni neurologici sono irreversibili.

Mattia Maestri e morto il 2 agosto 2026. Aveva tredici anni, nove dei quali passati in stato vegetativo permanente. L'annuncio e arrivato dal padre, Giovanni Battista Maestri, che in questi anni ha trasformato la vicenda familiare in una battaglia pubblica sulla sicurezza alimentare.

Questa e la parte della storia che in queste ore stanno raccontando tutti. La parte che merita piu attenzione e un'altra, e sta in un numero.


 Cosa ha stabilito la giustizia

Le indagini dei carabinieri del NAS hanno portato a processo due responsabili del caseificio: l'allora legale rappresentante e il casaro, all'epoca responsabile del piano di autocontrollo. Il percorso giudiziario e arrivato fino in fondo: nel marzo 2025 la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, rendendo definitive le condanne per lesioni personali colpose gravissime. Nelle motivazioni la Suprema Corte ha scritto che l'ipotesi causale dell'accusa, cioe il nesso tra quel formaggio e la malattia del bambino, era l'unica scientificamente possibile e razionalmente credibile. Non un sospetto, non una probabilita: un accertamento definitivo. La pena inflitta e stata il massimo previsto dalla legge per quel reato: una sanzione pecuniaria di 2.478 euro a testa. A questa si e aggiunta una provvisionale di un milione di euro da versare in solido alle parti civili, 600 mila euro al bambino e 200 mila a ciascun genitore, che pero e materia civilistica, risarcimento del danno, non pena. 2478 euro. E il massimo. Non uno sconto, non un'attenuante: il tetto che l'ordinamento italiano prevede per chi, per colpa, riduce un bambino di quattro anni a uno stato vegetativo permanente.


Il rischio reale, senza allarmismi

Qui serve precisione, perche su questo tema il dibattito scivola sempre nei due estremi opposti: da un lato chi liquida il latte crudo come veleno, dall'altro chi lo difende come patrimonio identitario intoccabile.


I fatti stanno in mezzo, ma non sono simmetrici.

Il latte crudo e i formaggi che ne derivano sono parte della tradizione casearia italiana ed europea, e la normativa comunitaria ne consente la produzione. Per un adulto in buona salute il rischio di conseguenze gravi da un'infezione STEC e basso. Nella maggior parte dei casi l'infezione si risolve con sintomi intestinali.


Sotto i cinque anni la situazione cambia natura.

La sindrome emolitico-uremica e la prima causa di insufficienza renale acuta in eta pediatrica, e i casi si concentrano nei primissimi anni di vita. Il Registro Italiano SEU, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanita insieme alla Societa Italiana di Nefrologia Pediatrica, registra ogni anno decine di casi: 91 nel 2022, 57 nel 2024, 43 nel 2025, con il consueto picco tra fine luglio e fine settembre. La quasi totalita riguarda pazienti sotto i quindici anni. Non tutti sono riconducibili al latte crudo, perche pesano anche carne poco cotta, contaminazione crociata e contatto con ruminanti, ma i latticini non pastorizzati sono tra le vie di esposizione riconosciute. La raccomandazione delle autorita sanitarie italiane e netta da anni ed e pubblicata sul portale EpiCentro dell'ISS: evitare latte non pastorizzato e derivati, come i formaggi freschi da latte crudo, negli alimenti destinati ai bambini piccoli.


 Il vuoto che nessuno ha colmato

Ed e qui che il caso Maestri smette di essere una tragedia privata e diventa una questione di politica pubblica. Quella raccomandazione esiste. Ma non esiste alcun obbligo di comunicarla al consumatore nel momento in cui il consumatore compra. Sulla confezione di un formaggio a latte crudo l'indicazione "latte crudo" compare nella lista ingredienti, perche la normativa europea sull'etichettatura lo impone. Nessuna norma impone invece l'avvertenza che conta: questo prodotto non va dato ai bambini sotto i cinque anni. Il paragone che rende l'idea e il latte crudo venduto sfuso, quello dei distributori automatici: li l'obbligo di segnalare che va consumato previa bollitura esiste. Se lo stesso latte diventa un formaggio fresco esposto al banco taglio, l'avvertenza sparisce. Nel dicembre 2024 il padre di Mattia ha depositato alla Camera una proposta di legge che punta esattamente a questo: obbligare chi vende formaggi a latte crudo freschi o stagionati meno di sessanta giorni a esporre l'avvertenza. A febbraio 2026 ha presentato in Senato un volume con documenti e sentenze del caso. La proposta non e diventata legge.


 Cosa succede ora

Il padre ha annunciato una nuova denuncia, questa volta per omicidio colposo, nei confronti delle stesse due figure del caseificio. E una denuncia, non una condanna: il procedimento e tutto da avviare e vale la presunzione di innocenza. Sara la procura di Trento a valutare se e come procedere, tenendo conto che una parte dei fatti e gia coperta da giudicato. Maestri ha anche denunciato negli anni di aver subito, insieme ad alcuni testimoni, lettere minatorie e intimidazioni. Sono sue dichiarazioni pubbliche, non fatti accertati in sede giudiziaria, e come tali vanno lette.


 La posizione di Iattualita

Su una cosa non ci sono due campane. Un'avvertenza in vetrina non vieta nulla, non chiude nessun caseificio, non cancella nessuna tradizione: aggiunge un'informazione che oggi il compratore deve andarsi a cercare da solo, sempre che sappia di doverlo fare. Chi si oppone all'obbligo lo fa con un argomento non irragionevole: il timore che un'avvertenza sanitaria stigmatizzi un intero comparto artigianale gia sotto pressione, e che il rischio venga percepito come molto piu alto di quanto sia. E un timore legittimo, e va detto che il caso di Coredo riguardava un lotto contaminato specifico: non tutti i formaggi a latte crudo sono pericolosi. Ma l'asimmetria resta. Da una parte c'e un costo commerciale e reputazionale, reale e misurabile. Dall'altra c'e un genitore che compra un pezzo di formaggio senza sapere che per suo figlio di quattro anni non e la stessa cosa che per lui. 2478 euro dice quanto vale, oggi, quella distanza.



FONTI:

  • ANSA;
  •  Il Fatto Quotidiano;
  •  Sky TG24; Open; 
  • Il  Quotidiano; QualeFormaggio;
  •  Istituto Superiore di Sanita, portale EpiCentro e Registro Italiano Sindrome Emolitico Uremica; 
  • Regione Emilia-Romagna, portale Alimenti&Salute.




Altri articoli in Attualità