Iattualità · Economia · di Lorenzo ·
Debito invisibile: come il Buy Now Pay Later sta riscrivendo il credito al consumo in Italia
Tre rate a tasso zero, un click, nessuna firma. Tra il 2022 e il 2025 il credito erogato con la formula "compra ora, paga dopo" è cresciuto del 127%, mentre i piccoli prestiti tradizionali crollavano del 29%. I dati di Censis-Confcooperative e Banca d'Italia raccontano una trasformazione strutturale del credito al consumo — e un punto cieco che il sistema non riesce ancora a misurare.
C'è un momento preciso in cui, storicamente, un consumatore capiva di stare contraendo un debito: la filiale, i documenti, la firma, l'attesa dell'esito. Quel momento — che gli economisti comportamentali considerano un freno cognitivo alla spesa — è stato progressivamente eliminato dal design stesso del checkout digitale. Oggi la decisione di acquisto e la decisione di credito occupano la stessa schermata, e si concludono nello stesso istante.
È questa la premessa da cui parte "Il debito invisibile", il focus pubblicato il 25 giugno 2026 da Censis e Confcooperative, che fotografa la crescita del Buy Now Pay Later (BNPL) in Italia e i suoi effetti sulla struttura del credito alle famiglie.
I numeri del sorpasso
Tra il secondo semestre 2022 e il secondo semestre 2025, il volume di credito erogato tramite BNPL in Italia è cresciuto del 127%. Solo nell'ultimo anno l'incremento è stato del 23%. Nello stesso triennio, i piccoli prestiti tradizionali sotto i 1.500 euro si sono ridotti del 29%.
Non si tratta quindi di domanda aggiuntiva di credito, ma in larga parte di sostituzione: il BNPL sta occupando lo spazio che era del piccolo credito finalizzato. Il dato più eloquente riguarda la fascia di spesa fino a 1.000 euro, dove il "compra ora, paga dopo" viene ormai scelto nel 60,3% dei casi, contro il 45,7% del credito tradizionale (escluso il comparto auto). Per gli importi piccoli, il sorpasso è già avvenuto.
La composizione merceologica conferma la natura del fenomeno: elettronica, abbigliamento e prodotti per la persona rappresentano il 53,4% degli acquisti rateizzati. Beni a rapido deprezzamento, spesso già fuori garanzia — o fuori moda — quando l'ultima rata viene saldata.
Chi lo usa: la fotografia di Banca d'Italia
La Nota di stabilità finanziaria pubblicata da Banca d'Italia a fine marzo 2026 aggiunge la dimensione sociale del fenomeno. La quota di famiglie italiane che ha utilizzato il BNPL è passata dal 4% del 2022 a circa il 30% del 2025, anche se due terzi degli utilizzatori vi ricorrono solo occasionalmente.
Il punto critico è la distribuzione: l'uso si concentra tra nuclei giovani, con redditi medio-bassi e scarse risorse patrimoniali. Tra le famiglie già indebitate, quasi la metà utilizza il BNPL, contro circa un quinto di chi non ha debiti. E lo strumento risulta più diffuso proprio tra chi è già in ritardo su altri pagamenti: un profilo di selezione della clientela che, in termini di rischio aggregato, va nella direzione opposta a quella del credito tradizionale.
Due dati completano il quadro generazionale. Nella Generazione Z, il BNPL rappresenta il 18,1% degli strumenti di credito utilizzati. E il 19% dei richiedenti — quasi uno su cinque — non ha alcuna storia creditizia precedente: il primo contatto con il debito non avviene più in banca, ma nel carrello di un e-commerce.
Approfondimento: chi paga davvero il "tasso zero"
Per un pubblico che mastica economia, la domanda giusta non è "quanto costa" ma "chi paga". Nel modello descritto da Banca d'Italia, l'operatore BNPL anticipa al venditore l'intero importo e riceve in cambio una commissione dal venditore stesso. All'esercente conviene: la rateizzazione aumenta il tasso di conversione e lo scontrino medio, cioè vendite che senza dilazione non si sarebbero concluse.
Il tasso zero per il consumatore, dunque, è sussidiato dal merchant — finché le rate vengono pagate puntualmente. La redditività dell'operatore si regge su tre gambe: le commissioni dei venditori, le penali e gli interessi di mora applicati ai ritardatari, e il valore dei dati sulle abitudini di pagamento, utilizzabili per future offerte di credito. È un modello che funziona su volumi alti e ticket bassi, con valutazioni del merito creditizio necessariamente rapide e semplificate: secondo i dati richiamati dalla Nota di Banca d'Italia, circa il 70% delle richieste viene approvato.
Approfondimento: perché il debito è "invisibile" ai radar
Il cuore tecnico del problema sta nella reportistica creditizia. Gli operatori BNPL non sono tenuti a segnalare sistematicamente le esposizioni ai Sistemi di Informazione Creditizia (SIC), le banche dati che alimentano la valutazione del merito di credito. Il risultato è una doppia asimmetria informativa: chi offre BNPL non vede l'indebitamento complessivo del cliente presso banche e finanziarie, e banche e finanziarie non vedono le rate BNPL accese su più piattaforme.
Un consumatore può così accumulare simultaneamente dilazioni su app diverse — obbligazioni singolarmente piccole, aggregate rilevanti — senza che nessun attore del sistema disponga del quadro completo. È esattamente ciò che Censis e Confcooperative chiamano debito invisibile: passività che sfuggono ai tradizionali indicatori di vulnerabilità finanziaria e diventano visibili solo quando smettono di essere sostenibili.
I primi segnali di tensione, peraltro, esistono già: secondo i dati riportati nella Nota di Banca d'Italia, il tasso di deterioramento dei crediti BNPL si attesta intorno al 5%, contro il 3,5% del credito al consumo tradizionale.
Cosa succede se salti una rata
Sul portale di educazione finanziaria di Banca d'Italia il messaggio è esplicito: in caso di ritardo si applicano commissioni e interessi "anche elevati", indicati nei termini del servizio sottoscritti al momento dell'acquisto. L'accumulo di ritardi può inoltre incidere negativamente sul merito di credito, rendendo più difficile ottenere finanziamenti in futuro.
C'è poi una tutela a geometria variabile che pochi conoscono. Con la Comunicazione del 28 ottobre 2022, Banca d'Italia ha distinto due modelli di BNPL. Nel primo, il credito è concesso direttamente da una banca o da un intermediario finanziario: qui si applicano le norme sul credito ai consumatori, salvo esenzioni (importi sotto i 200 euro, assenza di commissioni, rimborso entro tre mesi con oneri trascurabili). Nel secondo modello, la dilazione è concessa dal venditore e il credito viene poi ceduto pro soluto a un intermediario: in questo caso le tutele di trasparenza bancaria non si applicano al consumatore finale, perché non esiste un rapporto diretto tra cliente e intermediario. Stesso gesto al checkout, protezioni molto diverse.
In caso di problemi, il consumatore può presentare reclamo all'operatore e, se insoddisfatto, ricorrere all'Arbitro Bancario Finanziario — quando il rapporto rientra nel perimetro vigilato.
La stretta in arrivo: novembre 2026
Il vuoto regolamentare, comunque, ha una data di scadenza. Da novembre 2026 si applicherà anche in Italia la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori (CCD2, direttiva UE 2023/2225), che porta la maggior parte delle operazioni BNPL dentro il perimetro del credito al consumo. Tre le novità principali: obblighi di informativa precontrattuale e contrattuale più chiari su costi e penali, valutazione più rigorosa del merito creditizio prima della concessione, e presìdi contro la concessione irresponsabile di credito.
Secondo Banca d'Italia, l'applicazione della direttiva potrà avere effetti positivi sia sulla tutela dei consumatori sia sulla rischiosità complessiva del comparto. Resta aperta la domanda di fondo: quanto del modello di business BNPL — costruito proprio sulla frizione zero — sopravvivrà a controlli e informative degne di un prestito tradizionale?
Il paradosso macro: famiglie che si indebitano, imprese che non ci riescono
Il rapporto Censis-Confcooperative inserisce il fenomeno in un contesto più ampio e per certi versi paradossale. Mentre il credito al consumo istantaneo cresce a doppia cifra, il credito alle imprese fragili si contrae: tra il 2024 e il 2025 i finanziamenti alla fascia aziendale più vulnerabile sono calati del 2,2%, con una flessione del 6,6% per le microimprese. Le imprese considerate vulnerabili da Banca d'Italia detengono già il 35% del debito complessivo del comparto, quota che negli scenari avversi salirebbe al 40%. E il 38,6% delle aziende con almeno 50 addetti giudica la propria situazione economica in peggioramento rispetto al trimestre precedente, con punte del 43,7% nel Mezzogiorno.
"Ci si indebita per sopravvivere, non per crescere", sintetizza il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini. Il credito, insomma, si sta spostando dove la frizione è minima e il margine è alto — il carrello — e si sta ritirando da dove servirebbe per investire.
Il quadro internazionale
L'Italia, va detto, resta sotto la media europea. A livello globale il BNPL vale circa il 5% delle transazioni e-commerce, per un controvalore di 342 miliardi di dollari nel 2024; in Europa la quota sale al 9%, con punte del 20% in Germania e del 23% in Svezia. La traiettoria italiana, però, è tra le più ripide — ed è proprio nelle fasi di crescita rapida che i sistemi di misurazione del rischio mostrano i loro punti ciechi.
Comodità geniale o trappola perfetta? Come sempre, i fatti li avete: il giudizio è vostro.
Fonti:
È questa la premessa da cui parte "Il debito invisibile", il focus pubblicato il 25 giugno 2026 da Censis e Confcooperative, che fotografa la crescita del Buy Now Pay Later (BNPL) in Italia e i suoi effetti sulla struttura del credito alle famiglie.
I numeri del sorpasso
Tra il secondo semestre 2022 e il secondo semestre 2025, il volume di credito erogato tramite BNPL in Italia è cresciuto del 127%. Solo nell'ultimo anno l'incremento è stato del 23%. Nello stesso triennio, i piccoli prestiti tradizionali sotto i 1.500 euro si sono ridotti del 29%.
Non si tratta quindi di domanda aggiuntiva di credito, ma in larga parte di sostituzione: il BNPL sta occupando lo spazio che era del piccolo credito finalizzato. Il dato più eloquente riguarda la fascia di spesa fino a 1.000 euro, dove il "compra ora, paga dopo" viene ormai scelto nel 60,3% dei casi, contro il 45,7% del credito tradizionale (escluso il comparto auto). Per gli importi piccoli, il sorpasso è già avvenuto.
La composizione merceologica conferma la natura del fenomeno: elettronica, abbigliamento e prodotti per la persona rappresentano il 53,4% degli acquisti rateizzati. Beni a rapido deprezzamento, spesso già fuori garanzia — o fuori moda — quando l'ultima rata viene saldata.
Chi lo usa: la fotografia di Banca d'Italia
La Nota di stabilità finanziaria pubblicata da Banca d'Italia a fine marzo 2026 aggiunge la dimensione sociale del fenomeno. La quota di famiglie italiane che ha utilizzato il BNPL è passata dal 4% del 2022 a circa il 30% del 2025, anche se due terzi degli utilizzatori vi ricorrono solo occasionalmente.
Il punto critico è la distribuzione: l'uso si concentra tra nuclei giovani, con redditi medio-bassi e scarse risorse patrimoniali. Tra le famiglie già indebitate, quasi la metà utilizza il BNPL, contro circa un quinto di chi non ha debiti. E lo strumento risulta più diffuso proprio tra chi è già in ritardo su altri pagamenti: un profilo di selezione della clientela che, in termini di rischio aggregato, va nella direzione opposta a quella del credito tradizionale.
Due dati completano il quadro generazionale. Nella Generazione Z, il BNPL rappresenta il 18,1% degli strumenti di credito utilizzati. E il 19% dei richiedenti — quasi uno su cinque — non ha alcuna storia creditizia precedente: il primo contatto con il debito non avviene più in banca, ma nel carrello di un e-commerce.
Approfondimento: chi paga davvero il "tasso zero"
Per un pubblico che mastica economia, la domanda giusta non è "quanto costa" ma "chi paga". Nel modello descritto da Banca d'Italia, l'operatore BNPL anticipa al venditore l'intero importo e riceve in cambio una commissione dal venditore stesso. All'esercente conviene: la rateizzazione aumenta il tasso di conversione e lo scontrino medio, cioè vendite che senza dilazione non si sarebbero concluse.
Il tasso zero per il consumatore, dunque, è sussidiato dal merchant — finché le rate vengono pagate puntualmente. La redditività dell'operatore si regge su tre gambe: le commissioni dei venditori, le penali e gli interessi di mora applicati ai ritardatari, e il valore dei dati sulle abitudini di pagamento, utilizzabili per future offerte di credito. È un modello che funziona su volumi alti e ticket bassi, con valutazioni del merito creditizio necessariamente rapide e semplificate: secondo i dati richiamati dalla Nota di Banca d'Italia, circa il 70% delle richieste viene approvato.
Approfondimento: perché il debito è "invisibile" ai radar
Il cuore tecnico del problema sta nella reportistica creditizia. Gli operatori BNPL non sono tenuti a segnalare sistematicamente le esposizioni ai Sistemi di Informazione Creditizia (SIC), le banche dati che alimentano la valutazione del merito di credito. Il risultato è una doppia asimmetria informativa: chi offre BNPL non vede l'indebitamento complessivo del cliente presso banche e finanziarie, e banche e finanziarie non vedono le rate BNPL accese su più piattaforme.
Un consumatore può così accumulare simultaneamente dilazioni su app diverse — obbligazioni singolarmente piccole, aggregate rilevanti — senza che nessun attore del sistema disponga del quadro completo. È esattamente ciò che Censis e Confcooperative chiamano debito invisibile: passività che sfuggono ai tradizionali indicatori di vulnerabilità finanziaria e diventano visibili solo quando smettono di essere sostenibili.
I primi segnali di tensione, peraltro, esistono già: secondo i dati riportati nella Nota di Banca d'Italia, il tasso di deterioramento dei crediti BNPL si attesta intorno al 5%, contro il 3,5% del credito al consumo tradizionale.
Cosa succede se salti una rata
Sul portale di educazione finanziaria di Banca d'Italia il messaggio è esplicito: in caso di ritardo si applicano commissioni e interessi "anche elevati", indicati nei termini del servizio sottoscritti al momento dell'acquisto. L'accumulo di ritardi può inoltre incidere negativamente sul merito di credito, rendendo più difficile ottenere finanziamenti in futuro.
C'è poi una tutela a geometria variabile che pochi conoscono. Con la Comunicazione del 28 ottobre 2022, Banca d'Italia ha distinto due modelli di BNPL. Nel primo, il credito è concesso direttamente da una banca o da un intermediario finanziario: qui si applicano le norme sul credito ai consumatori, salvo esenzioni (importi sotto i 200 euro, assenza di commissioni, rimborso entro tre mesi con oneri trascurabili). Nel secondo modello, la dilazione è concessa dal venditore e il credito viene poi ceduto pro soluto a un intermediario: in questo caso le tutele di trasparenza bancaria non si applicano al consumatore finale, perché non esiste un rapporto diretto tra cliente e intermediario. Stesso gesto al checkout, protezioni molto diverse.
In caso di problemi, il consumatore può presentare reclamo all'operatore e, se insoddisfatto, ricorrere all'Arbitro Bancario Finanziario — quando il rapporto rientra nel perimetro vigilato.
La stretta in arrivo: novembre 2026
Il vuoto regolamentare, comunque, ha una data di scadenza. Da novembre 2026 si applicherà anche in Italia la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori (CCD2, direttiva UE 2023/2225), che porta la maggior parte delle operazioni BNPL dentro il perimetro del credito al consumo. Tre le novità principali: obblighi di informativa precontrattuale e contrattuale più chiari su costi e penali, valutazione più rigorosa del merito creditizio prima della concessione, e presìdi contro la concessione irresponsabile di credito.
Secondo Banca d'Italia, l'applicazione della direttiva potrà avere effetti positivi sia sulla tutela dei consumatori sia sulla rischiosità complessiva del comparto. Resta aperta la domanda di fondo: quanto del modello di business BNPL — costruito proprio sulla frizione zero — sopravvivrà a controlli e informative degne di un prestito tradizionale?
Il paradosso macro: famiglie che si indebitano, imprese che non ci riescono
Il rapporto Censis-Confcooperative inserisce il fenomeno in un contesto più ampio e per certi versi paradossale. Mentre il credito al consumo istantaneo cresce a doppia cifra, il credito alle imprese fragili si contrae: tra il 2024 e il 2025 i finanziamenti alla fascia aziendale più vulnerabile sono calati del 2,2%, con una flessione del 6,6% per le microimprese. Le imprese considerate vulnerabili da Banca d'Italia detengono già il 35% del debito complessivo del comparto, quota che negli scenari avversi salirebbe al 40%. E il 38,6% delle aziende con almeno 50 addetti giudica la propria situazione economica in peggioramento rispetto al trimestre precedente, con punte del 43,7% nel Mezzogiorno.
"Ci si indebita per sopravvivere, non per crescere", sintetizza il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini. Il credito, insomma, si sta spostando dove la frizione è minima e il margine è alto — il carrello — e si sta ritirando da dove servirebbe per investire.
Il quadro internazionale
L'Italia, va detto, resta sotto la media europea. A livello globale il BNPL vale circa il 5% delle transazioni e-commerce, per un controvalore di 342 miliardi di dollari nel 2024; in Europa la quota sale al 9%, con punte del 20% in Germania e del 23% in Svezia. La traiettoria italiana, però, è tra le più ripide — ed è proprio nelle fasi di crescita rapida che i sistemi di misurazione del rischio mostrano i loro punti ciechi.
Comodità geniale o trappola perfetta? Come sempre, i fatti li avete: il giudizio è vostro.
Fonti:
Censis-Confcooperative, focus "Il debito invisibile" (25 giugno 2026); Banca d'Italia, Nota di stabilità finanziaria (marzo 2026); Banca d'Italia, Comunicazione sul Buy Now Pay Later (28 ottobre 2022); Banca d'Italia, portale "L'economia per tutti"; Direttiva (UE) 2023/2225 (CCD2).