Iattualità · Economia · di Nicola Ferrone ·
Inverno duro in Europa: il gas c'è, il problema è chi può pagarlo
La frase è arrivata da Dublino, al termine del Consiglio informale dei ministri dell'Energia del 29 settembre, e il commissario europeo Dan Jørgensen l'ha pronunciata senza giri di parole: non c'è dubbio che ci stiamo avvicinando a un inverno impegnativo. Non per mancanza di gas, ha precisato, ma per il suo prezzo. La distinzione è tecnica e insieme politica: significa che le case europee non resteranno senza combustibile, ma che una parte crescente di famiglie potrebbe non riuscire a permetterselo. E per chi non può pagare, ha aggiunto il commissario, la percezione sarà la stessa di una crisi di forniture.
Il quadro delle forniture
Sul fronte della sicurezza degli approvvigionamenti la Commissione non prevede problemi. Le scorte europee di gas sono piene al 70 per cento circa, secondo i dati di Gas Infrastructure Europe: circa 12 punti in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, ma un livello considerato sufficiente per affrontare la stagione. Il problema è il prezzo. La guerra tra Stati Uniti e Iran ha spinto in alto le quotazioni di gas e petrolio e, secondo Jørgensen, dall'inizio delle tensioni in Medio Oriente i Paesi dell'Unione avrebbero superato i 100 miliardi di euro di costi aggiuntivi per l'energia senza ricevere, con le sue parole, nemmeno una molecola in più di gas o petrolio. È un conto che ricade su bollette, industria e bilanci pubblici, e che si aggiunge alla pressione sul settore manifatturiero già segnalata dalla Commissione.
Quante persone riguarda
Il dato che spiega meglio la portata del problema non è quello sulle scorte, ma quello sulle persone. Secondo il commissario, già in un inverno normale quasi 50 milioni di europei non riescono a riscaldare adeguatamente la propria casa. L'ultimo dato ufficiale Eurostat, tratto dall'indagine EU-SILC 2024 e pubblicato a febbraio 2026, indica il 9,2 per cento della popolazione dell'Unione, circa 41 milioni di persone, con punte del 19 per cento in Bulgaria e Grecia e del 17,5 per cento in Spagna. L'Italia risulta sotto la media europea. La differenza tra i due numeri dipende dai criteri di misurazione, ma il messaggio è lo stesso: la povertà energetica è un fenomeno strutturale che una stagione di prezzi alti può solo allargare. Ed è su questa platea, non sulle scorte, che si misurerà l'inverno.
Il rinvio delle regole sul metano
Il secondo annuncio di Dublino riguarda una scelta più tecnica, ma con conseguenze concrete sugli scambi. Il regolamento europeo sulle emissioni di metano prevede che dal 1° gennaio 2027 gli importatori dimostrino che gas, petrolio e carbone in ingresso rispettano gli obblighi di monitoraggio e rendicontazione delle emissioni, e che dal 2030 scattino le penalità per chi supera una soglia di intensità, con multe fino al 20 per cento del fatturato. Jørgensen ha spiegato che, dopo aver ascoltato la maggioranza dei Paesi membri, ha incaricato i suoi servizi di valutare un rinvio di un anno della parte relativa alle importazioni: la prima scadenza slitterebbe al 2028. Il commissario ha precisato che il rinvio non sarebbe in alcun modo un passo indietro rispetto alle ambizioni climatiche e che la decisione finale spetta al Parlamento europeo e al Consiglio. Nessun rinvio, dunque, può essere presentato come già deciso. La Commissione pone anche una condizione: che gli Stati usino quell'anno per farsi trovare pronti.
Le due posizioni in campo
Sul rinvio si confrontano due letture. Da una parte la Commissione, la Francia e l'Italia: il rinvio darebbe tempo agli operatori, eviterebbe di restringere il numero di fornitori affidabili e, secondo Jørgensen, allenterebbe la pressione sui mercati. Il presidente francese Emmanuel Macron lo ha chiesto per lettera a Ursula von der Leyen. La viceministra italiana dell'Ambiente Vannia Gava, a Dublino, ha sostenuto che l'Unione non può permettersi regole che restringono l'accesso a fornitori affidabili proprio ora che la sicurezza degli approvvigionamenti è una priorità strategica, collegando il costo dell'energia alla competitività industriale. Dall'altra parte le associazioni ambientaliste: il rinvio non avrebbe alcun effetto sui prezzi, che dipendono dai mercati internazionali e non dagli obblighi di rendicontazione, e indebolirebbe la politica climatica europea proprio nel momento in cui il metano, un gas serra molto più potente della CO2 nel breve periodo, è al centro degli impegni internazionali. Entrambe le parti hanno un punto. Ma su un aspetto convergono, anche se nessuna lo dice apertamente: il rinvio del regolamento non garantisce un euro in meno in bolletta a nessuna famiglia europea questo inverno.
Cosa chiede Bruxelles ai governi
Nel frattempo la Commissione ha chiesto ai governi di ridurre la domanda di gas ed elettricità per tutto il tempo necessario. Le misure indicate sono quelle già sperimentate nel 2022: temperature più basse negli edifici pubblici, illuminazione pubblica non necessaria spenta, campagne per il risparmio. Bruxelles valuta inoltre di abbassare all'80 per cento l'obiettivo di riempimento degli stoccaggi, per evitare che la corsa alle scorte spinga ulteriormente i prezzi. In parallelo il commissario ha ribadito la risposta di lungo periodo: rinnovabili ed efficienza energetica come unica strada per ridurre l'esposizione dell'Unione ai mercati dei combustibili fossili.
Il nodo politico di ottobre
Il dossier torna sul tavolo del Consiglio europeo di ottobre. L'Italia arriverà all'appuntamento con una richiesta che porta avanti da tempo, il rinvio della stretta sull'import di metano, e con una seconda battaglia, quella sui costi del sistema ETS di scambio delle quote di emissione, rilanciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la visita a Praga. Il rischio, in questa fase, è che il dibattito europeo si concentri sulle regole e perda di vista i numeri di partenza: 41 milioni di persone che già faticavano a scaldarsi prima di questa crisi, 100 miliardi di costi aggiuntivi già pagati, scorte più basse dell'anno scorso e prezzi che nessuna decisione di Bruxelles può abbassare nel breve periodo. Il gas c'è. La domanda è quante famiglie riusciranno a pagarlo, e chi pagherà per quelle che non ce la faranno.
Fonti:
- Commissione europea, dichiarazioni del commissario Dan Jørgensen al Consiglio informale Energia di Dublino, 29 settembre 2026
- Askanews, Ue: inverno duro per costi energia, rinviare norme su metano, 29 settembre 2026
- Open, L'Europa si prepara all'inverno e chiede di tagliare i consumi di gas, 29 settembre 2026
- Eurostat, indagine EU-SILC 2024, dati sulla povertà energetica, febbraio 2026
- Gas Infrastructure Europe, dati sul riempimento degli stoccaggi
- Regolamento UE 2024/1787 sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore dell'energia