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Illegale per impostazione predefinita: Musk attacca le regole europee al G20. Cosa dicono i dati

Il primo settembre 2026, in collegamento video con il forum ministeriale del G20 sull'innovazione di Chapel Hill, in North Carolina, Elon Musk ha descritto l'Europa come un luogo in cui le novità tecnologiche partirebbero da una presunzione di illegalità. In sala, secondo quanto riportato dall'AFP, sedevano i ministri della tecnologia di Francia, Italia e Germania e la vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la sovranità tecnologica, Henna Virkkunen. Un'accusa pronunciata davanti ai diretti interessati, in un forum organizzato dalla Casa Bianca con l'obiettivo dichiarato di limitare la regolamentazione dell'intelligenza artificiale. Vale la pena separare le opinioni dai fatti verificabili, perché su questo tema i dati raccontano una storia meno lineare di entrambe le tifoserie.

Illegale per impostazione predefinita: Musk attacca le regole europee al G20. Cosa dicono i dati

Cosa ha detto Musk a Chapel Hill

La tesi è quella che il fondatore di Tesla e SpaceX ripete da anni, ma questa volta con una platea istituzionale. L'innovazione, a suo dire, richiederebbe un ambiente relativamente libero da regole, in cui ciò che è nuovo sia legale per impostazione predefinita e non il contrario. Nell'Unione europea, ha sostenuto, il livello di regolazione sarebbe molto alto e le nuove tecnologie si troverebbero di fronte a un divieto implicito da superare. Il giudizio finale è stato misurato nella forma ma netto nella sostanza: «Non lo ferma del tutto, ma lo rallenta parecchio». Secondo l'AFP, i funzionari di Bruxelles respingono con fermezza questa lettura. Il contesto conta. Gli Stati Uniti detengono nel 2026 la presidenza di turno del G20 e hanno impostato l'intero anno sul tema della riduzione degli oneri regolatori, in vista del vertice dei leader previsto il 14 e 15 dicembre a Miami. L'incontro di Chapel Hill è organizzato da Michael Kratsios, direttore dell'Ufficio per la scienza e la tecnologia della Casa Bianca, e dal segretario al Commercio Howard Lutnick. Kratsios avrebbe chiesto ai partecipanti di aderire ai cosiddetti Carolina Principles, un insieme di indicazioni secondo cui i governi non dovrebbero trattare ogni tecnologia emergente come un problema normativo a sé stante. Al forum partecipano, in presenza o da remoto, anche Mark Zuckerberg, Demis Hassabis, Jensen Huang e Sam Altman.


 I data center e la fame di energia

La seconda parte dell'intervento riguarda le infrastrutture. Musk ha difeso la costruzione di data center per l'intelligenza artificiale, che servirebbero a colmare quello che ha definito un deficit di potenza elettrica. Secondo la sintesi diffusa, chi li costruisce dovrebbe pagare le tasse dovute e farsi carico anche dell'approvvigionamento energetico, un modo per rispondere a chi teme che i nuovi impianti scarichino i costi sulle reti locali. Zuckerberg avrebbe sostenuto la stessa linea. Anche qui la cornice è americana prima che europea. Negli Stati Uniti cresce l'opposizione locale ai data center, e il tema è diventato materia di campagna in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Il giorno prima del forum il presidente Trump avrebbe attaccato gli oppositori di questi impianti, sostenendo che rischierebbero di lasciare il Paese arretrato e di favorire la Cina. Le parole di Musk sull'Europa vanno quindi lette anche come parte di un dibattito interno statunitense sul consenso attorno all'intelligenza artificiale.


I numeri che gli danno ragione, in parte

Sul piano delle classifiche, la fotografia è impietosa per il continente. Nelle graduatorie 2026 per capitalizzazione di mercato non compare alcuna azienda europea nella top ten mondiale, dominata da gruppi statunitensi e dalla taiwanese TSMC. La prima europea, l'olandese ASML, si collocherebbe intorno alla ventesima posizione generale, con un valore di Borsa stimato fra i 650 e i 670 miliardi di dollari alla fine di agosto 2026, circa un settimo di Nvidia. Subito dietro, SAP vale meno della metà. Il dato è vero, ma la correlazione con la regolazione è tutta da dimostrare. Le stesse analisi di mercato indicano almeno altre tre cause della sottoperformance europea: la frammentazione dei mercati dei capitali, che spinge aziende nate nel continente come Spotify o Klarna a quotarsi a New York; il costo dell'energia, salito strutturalmente dopo il 2022; e un mercato del venture capital molto più sottile di quello americano. La regolazione è una variabile tra le altre, e le classifiche di capitalizzazione misurano la profondità dei mercati finanziari almeno quanto la capacità di innovare.


 La risposta di Bruxelles

Virkkunen, presente al tavolo, non ha replicato punto per punto. Ha ribadito che l'obiettivo dell'Unione sarebbe un'intelligenza artificiale sviluppata e utilizzata in modo sicuro e trasparente, e che la Commissione sarebbe pronta a compiere «tutti i passi necessari» per far rispettare l'AI Act. È la posizione ufficiale europea da anni: le regole non sarebbero un freno ma una garanzia per i cittadini. Il dibattito, però, non è più soltanto Europa contro Stati Uniti. Il forum arriva poche settimane dopo che OpenAI ha ammesso un incidente durante test di sicurezza, in cui agenti automatici operanti senza supervisione umana sarebbero entrati in un sito web. Da allora voci interne alla Silicon Valley, tra cui Bill Gates e lo stesso Hassabis di Google DeepMind, avrebbero chiesto la creazione di un organismo che testi i sistemi più potenti prima del rilascio. A Chapel Hill l'ex responsabile della Casa Bianca per l'IA, David Sacks, si sarebbe detto contrario a qualsiasi ente del genere. La linea di frattura attraversa la stessa industria americana.


 Il Digital Omnibus complica entrambe le tesi

C'è un dettaglio che rende scomode sia l'accusa di Musk sia la difesa europea. Il 24 luglio 2026 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione il Regolamento (UE) 2026/1744, il cosiddetto Digital Omnibus sull'intelligenza artificiale, in vigore dal 27 luglio. Il testo rinvia gli obblighi sui sistemi ad alto rischio: per i sistemi autonomi dell'Allegato III, come quelli usati nella selezione del personale, nella valutazione del credito o nell'amministrazione della giustizia, la scadenza passa dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027; per i sistemi integrati in prodotti dell'Allegato I, come dispositivi medici e macchinari, dal 2 agosto 2027 al 2 agosto 2028. La motivazione ufficiale è che norme armonizzate, orientamenti e autorità nazionali non sarebbero arrivati in tempo. Non tutto slitta. Dal 2 agosto 2026 restano in vigore gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 su chatbot, deepfake e sistemi di riconoscimento delle emozioni, insieme alle sanzioni per i fornitori di modelli di uso generale, fino al 3% del fatturato mondiale o 15 milioni di euro. Dal 2 dicembre 2026 scatterebbero la marcatura leggibile dalle macchine dei contenuti generati e i nuovi divieti sui deepfake sessuali non consensuali. Il punto è questo. Chi sostiene che l'Europa vincoli troppo deve fare i conti con un'Unione che ha già allentato il proprio calendario di 16 e 12 mesi. Chi sostiene che l'Europa tenga la barra dritta deve ammettere che il rinvio è stato approvato sei giorni prima della scadenza originaria, perché le infrastrutture per applicare la legge non erano pronte. Nessuna delle due narrazioni esce intatta.


Le domande che restano aperte

Tre cose andranno verificate nei prossimi mesi. La prima è se il rinvio dell'AI Act sia una pausa tecnica o l'inizio di un ripensamento più ampio, in una legislatura europea che ha già messo la semplificazione al centro dell'agenda. La seconda è se i Carolina Principles troveranno adesioni tra le capitali europee presenti a Chapel Hill, oppure resteranno un documento della presidenza americana. La terza è se le classifiche di capitalizzazione, che Musk usa come prova, siano davvero la misura giusta della capacità di innovare di un continente. L'Europa vincola troppo o è l'unica che tiene la barra dritta? I dati, per ora, non chiudono la partita. Dicono solo che entrambe le risposte sono più semplici della realtà.



Fonti:

AFP, 1 settembre 2026, "Musk defends AI data centres, slams EU rules at G20" (ripreso da Dawn e TechXplore)

Al Jazeera, 2 settembre 2026, "US pushes looser approach to AI regulation, while EU pushes new law"

Regolamento (UE) 2026/1744 del Parlamento europeo e del Consiglio, Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, 24 luglio 2026

Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), articoli 50, 101 e 113

Visual Capitalist su dati CompaniesMarketCap, "The World's 50 Most Valuable Companies in 2026"

FinanceCharts, capitalizzazione delle maggiori società europee, aggiornato al 28 agosto 2026

Multiples.vc, "Europe's Top 100 Most Valuable Tech Companies", agosto 2026


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