Iattualità · Geopolitica · di Andrè Renzuto Iodice ·
Freyja, lo scudo d'Europa nasce in nove: le esercitazioni di Macron, l'ira di Mosca e il dettaglio dei due scudi
A Parigi dieci firme per la coalizione anti-balistica Freyja, con l'Italia. Macron annuncia esercitazioni ai confini ucraini, il Cremlino attacca. Ma uno scudo europeo c'era già: doppione o svolta?
Poche ore fa, su queste pagine, ci chiedevamo se per l'Europa della difesa sarebbe mai arrivata la volta buona, o se anche stavolta ognuno avrebbe preso la propria strada. La risposta è arrivata più in fretta del previsto, da Parigi, e come spesso accade con le risposte europee contiene entrambe le cose: trentasette Paesi seduti al tavolo della Coalizione dei Volenterosi, e dieci firme in fondo alla dichiarazione che conta. Nasce così la "coalizione anti-balistica": l'Ucraina e nove Paesi europei — Italia, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito — si impegnano a costruire uno scudo comune contro i missili balistici. Il progetto ha già un nome, Freyja: come la dea norrena dell'amore e della guerra, quella che nel mito accoglie metà dei caduti in battaglia. Difficile trovare un battesimo più involontariamente sincero per raccontare l'Europa di questi mesi, sospesa tra la promessa di proteggere e il rischio di scivolare dentro il conflitto che vuole scoraggiare.
LE DIECI FIRME DI PARIGI
Andiamo ai fatti. Il vertice si è sdoppiato in due riunioni: la prima, ristretta, al Quai d'Orsay, con Volodymyr Zelensky e i nove Paesi fondatori della nuova coalizione — per l'Italia c'era il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani —; la seconda, allargata, con i trentasette Paesi che compongono ormai la galassia dei Volenterosi. Una novità di formato l'ha sottolineata lo stesso Zelensky: per la prima volta, accanto ai leader e ai consiglieri per la sicurezza nazionale, sedevano i vertici delle aziende della difesa. La dichiarazione congiunta fissa l'obiettivo: una capacità condivisa di difesa contro i missili balistici, attraverso una "architettura integrata" definita "puramente difensiva", capace di scoraggiare e neutralizzare le minacce future. Il testo prevede requisiti operativi comuni, gruppi di lavoro tecnici, meccanismi di governance e una tabella di marcia verso le prime capacità operative, con l'ipotesi di programmi congiunti di ricerca e strumenti di finanziamento dedicati. Due le precisazioni politiche: la coalizione "non è orientata contro alcun popolo, ma a difesa del nostro", e resta aperta a chiunque ne condivida i principi. C'è infine un riconoscimento senza precedenti: l'esperienza maturata dall'Ucraina nell'intercettare i missili russi viene indicata come contributo fondante del progetto. Kiev, per la prima volta, non è solo destinataria di aiuti: è fornitrice di competenze. Quanto alla logica strategica, Zelensky l'ha spiegata senza giri di parole: più sistemi antibalistici avrà l'Ucraina, meno funzionerà l'ultimo argomento rimasto a Mosca, e più probabile diventerà un vero negoziato. Freyja, ha aggiunto, non nasce per sostituire i sistemi esistenti, ma per costruire una copertura affidabile sull'intero continente, più in fretta e a costi minori.
IL PACCHETTO PER KIEV E LE ESERCITAZIONI AI CONFINI
Intorno alla firma, il vertice ha prodotto sostanza militare. Emmanuel Macron ha confermato che l'Ucraina acquisirà sedici caccia Rafale e una prima serie di batterie Samp/T di nuova generazione, che si aggiungeranno ai sistemi in consegna nelle prossime settimane, insieme a radar e alla produzione su licenza, direttamente in territorio ucraino, di bombe guidate AASM, missili antiaerei Aster 30 e missili da crociera Scalp. Non è un dettaglio per l'Italia: Samp/T e famiglia Aster sono sistemi franco-italiani, frutto del consorzio che unisce le industrie dei due Paesi. L'Europa della difesa, qui, parla anche la nostra lingua industriale. Poi c'è l'annuncio destinato a far discutere più di tutti. La forza multinazionale che i Volenterosi intendono schierare in Ucraina a conflitto concluso inizierà ad addestrarsi nei prossimi mesi nei Paesi confinanti, con esercitazioni pensate — parole di Macron riportate da Le Monde — per dimostrarsi "pronti, determinati e credibili". E alla vigilia della festa nazionale del 14 luglio, parlando alle forze armate francesi, il presidente ha alzato ulteriormente il registro: l'Europa sta diventando una potenza, ha rivendicato, pronta a difendere libertà e diritto "anche al costo del sangue" se necessario. A margine del vertice è arrivato anche un tassello finanziario: la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato l'adesione del Regno Unito al prestito europeo da 90 miliardi per l'Ucraina, finalizzata con il premier Keir Starmer. Il tutto si somma a una sequenza già fitta: il G7 di Evian, il vertice NATO di Ankara con il pacchetto da 70 miliardi dei trentadue alleati, e il via libera americano alla produzione su licenza dei missili Patriot — che però, avvertono gli osservatori, non darà frutti prima di anni. Ed è esattamente in quel divario, tra i tempi degli annunci e i tempi delle fabbriche, che si giocherà la credibilità di Freyja.
MOSCA RISPONDE: GUERRAFONDAI. E SOTTO C'È IL FRONTE CYBER
La reazione russa non si è fatta attendere né ha cercato sfumature. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha bollato i Volenterosi come una "coalizione di guerrafondai" che, a suo dire, non vuole la pace ma la prosecuzione della guerra, coltivando l'illusione di infliggere alla Russia una sconfitta strategica. Vladimir Putin, nello stesso giorno, si è detto certo della vittoria e ha promesso che gli attacchi sull'Ucraina — in risposta ai raid di Kiev — saranno "molto più potenti". Parole che arrivano mentre, secondo le autorità ucraine, i bombardamenti russi continuano a colpire autobus a Odessa, palazzi residenziali a Zaporizhzhia e un ospedale nella regione di Kharkiv. C'è poi un secondo fronte, meno visibile ma emerso proprio nelle ore del vertice. Finlandia, Francia e Germania hanno convocato gli ambasciatori russi per protestare contro una vasta campagna di attacchi informatici con finalità di sabotaggio e spionaggio che, secondo le intelligence francese, tedesca e polacca, avrebbe colpito una decina di Paesi, arrivando a preparare il blocco della circolazione ferroviaria in Polonia. L'attribuzione indicata è diretta: i servizi di sicurezza russi. Parigi prepara sanzioni contro nove persone e quattro entità, Bruxelles le ha già varate contro altrettanti soggetti legati all'intelligence militare di Mosca. Lo scudo, insomma, nasce sotto attacco: e questo è insieme la sua migliore giustificazione e il suo contesto più incendiario.
IL SECONDO SCUDO: IL DETTAGLIO CHE RACCONTA L'EUROPA
Ed eccoci al dettaglio che, da solo, vale un editoriale. Perché uno scudo aereo europeo, in realtà, esisteva già. Si chiama European Sky Shield Initiative, l'ha lanciato la Germania nell'ottobre del 2022 e ha raccolto negli anni una ventina di adesioni, dal Regno Unito a gran parte del fianco orientale e nordico del continente. La sua filosofia: comprare in fretta sistemi già disponibili, in gran parte extraeuropei — i Patriot americani, gli Arrow-3 israeliani — accanto agli IRIS-T tedeschi. La Francia ne è sempre rimasta fuori, criticando apertamente la scelta di spendere fuori dall'Europa; e fuori è rimasta anche l'Italia. Freyja nasce, dichiaratamente, per integrare e non sostituire. Ma la geografia delle firme racconta qualcosa in più: al tavolo di Parigi siedono Parigi e Roma, cioè i due Paesi dell'Aster e del Samp/T, con le industrie della difesa fisicamente presenti alla riunione; nell'elenco dei firmatari non compaiono invece, per ora, la Polonia, i Paesi baltici e la Finlandia — cioè proprio il fronte est, che sulla difesa aerea ha già investito altrove. La porta, precisa la dichiarazione, resta aperta. Però il quadro d'insieme è difficile da ignorare: dopo il collasso del caccia comune franco-tedesco, di cui abbiamo scritto, il continente si ritrova con due programmi di caccia di nuova generazione e ora con due iniziative di scudo aereo, una a trazione tedesca e una a trazione francese. Quando l'Europa decide di costruire una cosa sola, la storia recente suggerisce che ne costruisce almeno due. I difensori del nuovo formato hanno un argomento serio: le coalizioni ristrette funzionano dove i ventisette si bloccano, evitano il veto, vanno alla velocità della guerra e non a quella dell'unanimità. È il modello con cui è nata la stessa galassia dei Volenterosi. I critici ne hanno uno altrettanto serio: un'architettura "integrata" costruita da club paralleli, con sistemi d'arma diversi e filiere rivali, rischia di produrre l'ennesimo mosaico costoso, dove l'integrazione resta nel titolo delle dichiarazioni. Quale delle due letture prevarrà non lo deciderà un comunicato: lo decideranno i gruppi di lavoro tecnici, i radar che parlano tra loro, i soldi veri messi a bilancio.
PROTEZIONE O PROVOCAZIONE?
Resta la domanda di fondo, quella che oggi divide le opinioni pubbliche europee e che è giusto porre senza fingere che esista una risposta ovvia. Per i firmatari, Freyja è l'esatto contrario dell'escalation: uno strumento "puramente difensivo" che, rendendo inefficaci i missili russi, toglie a Mosca il suo argomento principale e avvicina il negoziato — è la tesi di Zelensky, ed è la logica classica della deterrenza. Per Mosca, e per una parte del dibattito europeo, vale la lettura opposta: esercitazioni ai confini, caccia in vendita, retorica del sangue e scudi in costruzione compongono una spirale in cui ogni mossa difensiva dell'uno è la prova della minaccia per l'altro. Noi non tifiamo per nessuno: verifichiamo. E i fatti verificabili di oggi dicono tre cose. La prima: per la prima volta un gruppo di Paesi europei, Italia inclusa, mette la difesa antimissile in un quadro davvero condiviso, con l'Ucraina promossa da assistita a maestra. La seconda: lo fa in nove su trentasette presenti, con il fronte est alla finestra e un secondo scudo già esistente — l'unità europea, per ora, viaggia ancora in formato ridotto. La terza: la temperatura delle parole, da "al costo del sangue" a "guerrafondai", è salita insieme a quella dei fatti. Freyja, nel mito, è la dea dell'amore e della guerra, e si prende metà dei caduti. L'Europa le ha affidato il compito di dimostrare che si può scegliere solo la prima metà. Se ci riuscirà — e se stavolta la strada sarà davvero una sola — lo diranno i prossimi mesi. Noi li racconteremo, come sempre, con i dati alla mano.
FONTI:
- LaPresse — "Volenterosi, a Parigi nasce la coalizione per proteggere Ucraina ed Europa dai missili balistici: c'è anche l'Italia
- Il Messaggero "Scudo anti-missili balistici, cos'è e quali Paesi (tra cui l'Italia) partecipano alla coalizione con l'Ucraina"
- Fatto Quotidiano"Scudo antibalistico europeo Freyja: Italia e 9 Paesi firmano la coalizione"
- Leggo "Scudo anti-missili balistici, nasce la coalizione europea con Kiev: 9 Paesi, c'è anche l'Italia. Il Cremlino: Fomentano la guerra"
- Editoriale Domani "I Volenterosi lanciano lo scudo antimissile. Il Cremlino risponde: Siete guerrafondai "TgCom24
- "Ucraina, al via il vertice dei Volenterosi. Parigi denuncia attacco hacker della Russia contro l'Europa"
- Contesto European Sky Shield Initiative: documentazione pubblica del governo tedesco e NATO (2022-2024)