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Minori sempre imputabili dai quattordici anni: cosa cambia davvero con la nuova norma e perché divide

Il Consiglio dei ministri del ventitré luglio ha approvato un disegno di legge che modifica uno dei cardini della giustizia minorile italiana: l'accertamento della capacità di intendere e di volere per i ragazzi tra i quattordici e i diciotto anni. È la seconda misura in materia di criminalità giovanile varata dal governo in una decina di giorni, dopo l'estensione del fermo preventivo ai minorenni approvata a metà luglio. Il provvedimento, presentato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha acceso immediatamente lo scontro politico e sollevato le perplessità di magistrati minorili, psicologi e organizzazioni per l'infanzia. Proviamo a capire, dati e testi alla mano, cosa prevede la norma, cosa non prevede e quali sono gli argomenti in campo.

Minori sempre imputabili dai quattordici anni: cosa cambia davvero con la nuova norma e perché divide

Cosa dice oggi la legge

L'articolo 98 del Codice penale stabilisce che un minore che ha compiuto quattordici anni ma non ancora diciotto è imputabile solo se, al momento del fatto, aveva la capacità di intendere e di volere. Nella prassi questo significa che il giudice deve accertare caso per caso la maturità del ragazzo: se la capacità non risulta dimostrata, l'imputabilità viene esclusa. Sotto i quattordici anni, invece, l'imputabilità è esclusa in assoluto: nessun procedimento penale è possibile, a prescindere dalla gravità del fatto.


Cosa cambia con il disegno di legge

Il testo approvato dal Consiglio dei ministri introduce una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per la fascia quattordici-diciotto anni. In termini pratici, il meccanismo si ribalta: il minore ultraquattordicenne si presume capace, salvo prova contraria. Non sarà più l'accusa a dover dimostrare la maturità del ragazzo, ma sarà la difesa a dover dimostrare l'eventuale incapacità. Il ministro Nordio ha sintetizzato il cambiamento spiegando che viene "invertito l'onere della prova". È importante chiarire cosa la norma non fa. Non abbassa l'età minima dell'imputabilità, che resta fissata a quattordici anni. Non inasprisce le pene. Non tocca, secondo quanto riportato dalla stampa, il trattamento sanzionatorio differenziato previsto per i minori né la riduzione di pena collegata alla minore età. La presunzione, inoltre, è relativa e non assoluta: ammette la prova contraria. Su questo punto va comunque ricordato che il testo definitivo potrà essere modificato durante l'iter parlamentare, quindi i dettagli applicativi andranno verificati sulla versione finale.


Il contesto: una stretta in più tappe

La nuova norma non arriva isolata. Il quattordici luglio il governo aveva approvato un provvedimento che estende ai minorenni il fermo di prevenzione fino a dodici ore, applicabile in contesti come la movida anche dalla polizia locale. Pochi giorni dopo, il ventuno luglio, un'operazione di polizia condotta in quarantaquattro province avrebbe portato, secondo i dati diffusi, a circa cinquecentoquaranta arresti, di cui quarantasette minorenni. L'operazione sarebbe scattata dopo l'aggressione a una pattuglia di vigili urbani avvenuta davanti al Colosseo nella notte del primo luglio. Il disegno di legge sull'imputabilità viene presentato dallo stesso Nordio come il tassello finale di un percorso iniziato con il decreto Caivano del duemilaventitré, adottato dopo i casi di violenza giovanile che avevano scosso l'opinione pubblica. Va segnalato che alla Camera è stata incardinata a luglio anche una proposta di legge di iniziativa parlamentare, a prima firma Marta Fascina di Forza Italia, che punterebbe ad abbassare l'età minima dell'imputabilità da quattordici a tredici anni: un intervento distinto e più radicale rispetto a quello del governo.


Le ragioni del governo

La linea dell'esecutivo è stata riassunta dalla premier Meloni in un videomessaggio: "Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne". Secondo il governo, la presunzione di capacità adegua la disciplina all'evoluzione della realtà sociale: gli adolescenti di oggi, è l'argomento, avrebbero strumenti e consapevolezza diversi rispetto a quelli del millenovecentotrenta, anno di nascita del Codice penale. Nordio ha inoltre indicato una finalità pratica: facilitare le indagini, evitando che l'accertamento caso per caso della maturità rallenti o blocchi i procedimenti. Sul piano politico, il messaggio si inserisce nella cornice più ampia della sicurezza urbana e del contrasto alle cosiddette baby gang, un tema su cui il governo ha investito molto negli ultimi mesi.


Le critiche

Le opposizioni hanno reagito duramente. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha attaccato le priorità dell'esecutivo con la formula "Basta con la propaganda", mentre la capogruppo dem in commissione infanzia Michela Di Biase ha avvertito che "il minore non può essere considerato un adulto in miniatura". Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di "deriva autoritaria", sostenendo che l'aumento della delinquenza minorile citato dal governo dimostrerebbe il fallimento della linea repressiva seguita finora. Critiche sono arrivate anche da soggetti non politici. Save the Children ha messo in guardia dal rischio di affrontare la violenza giovanile prendendo a modello la giustizia degli adulti, sostenendo che considerare di regola imputabile un ultraquattordicenne trasmetterebbe un messaggio rischioso. Claudio Cottatellucci, presidente dell'Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, ha bocciato l'impianto della riforma sostenendo che "deresponsabilizza il sistema e tradisce la cultura della giustizia minorile". Secondo questa lettura, la valutazione individuale della maturità non sarebbe un ostacolo alle indagini ma il cuore stesso di un sistema, quello minorile italiano, storicamente orientato al recupero più che alla punizione.


Cosa succede ora

Il disegno di legge non è immediatamente operativo: dovrà seguire l'iter parlamentare ordinario, con l'esame di Camera e Senato, durante il quale il testo potrà essere modificato. Anche il provvedimento sul fermo preventivo dei minori dovrà completare il proprio percorso alle Camere. I tempi, al momento, non sono definiti.


Il nodo di fondo

Al di là del dettaglio tecnico, la riforma tocca una domanda che attraversa da sempre la giustizia minorile: un adolescente che commette un reato è prima di tutto un ragazzo da recuperare o un autore di reato che deve rispondere delle proprie azioni? Il governo sposta l'equilibrio verso la responsabilità, presumendo la maturità salvo prova contraria. I critici rispondono che la specificità della giustizia minorile, riconosciuta anche a livello internazionale, nasce proprio dall'idea opposta: che l'adolescenza sia una fase di sviluppo, e che il sistema penale debba tenerne conto caso per caso. I dati sull'efficacia delle misure repressive già adottate, a partire dal decreto Caivano, sono oggetto di letture contrapposte e andranno valutati nel tempo. Quel che è certo è che il dibattito parlamentare dei prossimi mesi dirà se e come questo equilibrio verrà ridefinito.



Fonti:

  • ANSA, "Guerra ai baby-delinquenti, minori imputabili dai 14 anni", 23 luglio 2026
  • Sky TG24, "Imputabilità minori per reati commessi tra i 14 e i 18 anni: cosa prevede il ddl", 24 luglio 2026
  • Avvenire, "Minori e reati, tra i 14 e i 18 anni scatta la presunzione di responsabilità", 24 luglio 2026
  • Open, "Chi sbaglia risponde, anche se minore: Meloni e la stretta sui reati dai 14 ai 18 anni", 23 luglio 2026
  • Il Fatto Quotidiano, "Imputabilità minori dai 14 anni: il ddl del governo cambia la giustizia minorile", 23 luglio 2026
  • Vita.it, "Minori più facilmente imputabili di reato? Una norma manifesto, non una risposta", 23 luglio 2026
  • Quotidiano Nazionale, "Governo, sì al decreto anti-maranza: fermo preventivo esteso ai minori", 15 luglio 2026

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